Trasformare la nuova stagione di spese in aerospazio, difesa e sicurezza in una leva di sviluppo industriale per il Paese. Con questo obiettivo Confindustria ha lanciato oggi Connext Filiere Aerospazio, Difesa e Sicurezza: un progetto, informa una nota, “dedicato alla costruzione e al rafforzamento delle filiere industriali strategiche italiane, partendo da un comparto che nei prossimi anni sarà tra i principali motori della crescita del tessuto produttivo europeo”. Tra i relatori dell’evento, i maggiori esponenti dell’industria della difesa: Giacinto Ottaviani, Direttore Nazionale degli Armamenti; Lorenzo Mariani, Amministratore Delegato e Direttore Generale Leonardo; Pierroberto Folgiero, Amministratore Delegato e Direttore Generale Fincantieri; Riccardo Procacci, Amministratore Delegato Avio Aero.
Il raggiungimento dell’obiettivo NATO del 3,5% del PIL per la difesa entro il 2035 potrebbe tradursi, per l’Italia, secondo i calcoli di Confindustria, in un incremento cumulato del PIL pari al +3% (+51 miliardi) grazie a un effetto moltiplicativo stimato intorno a due volte il valore degli investimenti. Questo, però, a patto che l’aumento della spesa bellica sia destinato alle filiere del nostro tessuto produttivo. Se invece gli investimenti fossero destinati solo all’importazione dall’estero, la crescita cumulata non supererebbe lo 0,9% del PIL. Confindustria prevede, inoltre, una forte crescita della produttività, “con un valore aggiunto dell’industria che aumenta più del PIL (+6,5%) e traina occupazione (+2,1%) ed entrate fiscali, oltre a generare importanti ricadute tecnologiche sull’intero sistema produttivo”.
“Quello di oggi è un dibattito sulla politica industriale”, ha affermato nel suo intervento il presidente di Confindustria Emanuele Orsini, sottolineando che “l’obiettivo NATO della spesa in difesa al 3,5% del Pil entro il 2035 non è solo un traguardo finanziario: deve essere uno dei pilastri della politica industriale italiana ed europea. Questa decisione, infatti, impone una strategia nazionale capace di trasformare tale scelta in un’opportunità per costruire un piano industriale di lungo periodo per il Paese in cui gli investimenti si traducano in innovazione, competenze, occupazione qualificata e competitività”. Per Orsini, occorre evitare che questi investimenti finiscano all’estero, puntando su ricerca e sviluppo a livello nazionale, nella consapevolezza, ha detto, “che gli investimenti nei settori dell’aerospazio e della difesa generano sempre importanti ricadute dual use, con applicazioni strategiche anche in ambito civile”.
E ancora, per Orsini “l’Europa e l’Italia devono capire che solo sostenendo con risorse adeguate le loro filiere strategiche saranno in grado di non perdere la grande sfida che ci lanciano Stati Uniti e Cina. Germania, Francia e Spagna, infatti, stanno rafforzando le proprie basi industriali. La Spagna, secondo i dati SIPRI, tra il 2024 e il 2025 ha aumentato del 50% le spese nel comparto e negli ultimi 9 anni queste sono passate dal 1,1% del PIL nel 2016 al 2,1% nel 2025. Noi non possiamo rimanere indietro”.
Il ministro Urso, intervenendo al convegno, ha ricordato i 7,8 miliardi di euro stanziati dal governo entro il 2028 “per rafforzare l’ecosistema spaziale nazionale e sostenerne la crescita”. L’Italia comunque parte da una base industriale già consolidata. Secondo la mappatura realizzata da CTNA – Il Cluster Tecnologico Nazionale Aerospazio – e Confindustria, il settore aerospaziale nazionale vale oltre 21,4 miliardi di euro di fatturato, impiega 54.300 addetti e investe circa il 5% dei ricavi in ricerca e sviluppo. La filiera è composta per oltre l’80% da piccole e medie imprese altamente specializzate e diffuse su tutto il territorio nazionale.





























