Il governo reintroduce anche per l’estate 2026 la possibilità di sospendere o ridurre l’attività lavorativa in caso di eccezionali ondate di calore, con accesso in deroga agli ammortizzatori sociali. La misura è contenuta nel decreto Infrastrutture approvato dal Consiglio dei ministri del 22 giugno e ripropone uno strumento già utilizzato negli anni precedenti per tutelare i lavoratori esposti alle temperature estreme. La norma consente ad alcune categorie produttive, in particolare nei comparti dell’edilizia, dell’agricoltura e dell’industria, di interrompere o limitare le attività quando il caldo rende rischioso lo svolgimento del lavoro, garantendo ai dipendenti una copertura economica attraverso la cassa integrazione. Il provvedimento prevede inoltre l’estensione della tutela anche agli operai agricoli a tempo determinato.
Parallelamente, molte Regioni hanno emanato ordinanze che vietano le attività lavorative all’aperto nelle ore più calde della giornata, generalmente dalle 12.30 alle 16, nelle giornate e nelle aree in cui la piattaforma Worklimate di Inail e Cnr segnala un livello di rischio elevato per i lavoratori esposti al sole e impegnati in attività fisicamente intense. Le ordinanze riguardano ormai quasi tutto il territorio nazionale. Alcune amministrazioni regionali hanno ampliato le tutele includendo ulteriori attività particolarmente esposte, come il florovivaismo, il lavoro nelle serre, le attività estrattive, la logistica di piazzale, le consegne urbane, la manutenzione stradale e ferroviaria, l’igiene ambientale e il comparto forestale. In alcuni casi le restrizioni sono state estese anche agli ambienti confinati privi di adeguati sistemi di ventilazione o raffrescamento.
Sul fronte sanitario, il Ministero della Salute ha riunito la Cabina di regia interistituzionale prevista dal Piano operativo nazionale di previsione e prevenzione degli effetti del caldo, attivo dal 25 maggio con attività di allerta, monitoraggio, sorveglianza e comunicazione. Alla riunione hanno partecipato rappresentanti del Ministero della Salute, della Protezione civile, dell’Inail e del Dipartimento di Epidemiologia del Servizio sanitario regionale del Lazio. Sono stati analizzati i dati raccolti tra il 15 maggio e il 22 giugno relativi ai decessi nella popolazione over 65 e agli accessi ai Pronto soccorso.
Secondo il Ministero, al momento non si registrano picchi significativi di mortalità né aumenti rilevanti degli accessi ospedalieri riconducibili alle ondate di calore. Il monitoraggio proseguirà nelle prossime settimane e sarà affiancato, in via sperimentale in alcune grandi città, da un sistema di sorveglianza sugli accessi ai Centri di salute mentale territoriali. Una specifica circolare ministeriale, in arrivo nelle prossime ore, conterrà inoltre indicazioni dedicate alla gestione dei grandi eventi, in raccordo con le autorità sanitarie locali e le altre istituzioni coinvolte. Dal 22 giugno è attivo anche il numero di pubblica utilità 1500 per informazioni e richieste di assistenza. Nei primi giorni di attività sono arrivate circa 300 chiamate, soprattutto da datori di lavoro interessati a chiarimenti sulle ordinanze in vigore e da anziani o familiari di anziani che chiedono informazioni sugli effetti del caldo sulla salute.
Una visione, quella del governo, tutto sommato tranquillizzante, su cui tuttavia non concorda il sindacato: troppi sono ancora i lavoratori costretti a lavorare malgrado siano esposti alle attuali temperature estreme, denuncia la Cgil di Roma e Lazio. “A Roma in questi giorni sono almeno 425 mila le lavoratrici e lavoratori che si trovano in contesti lavorativi nei quali il rischio da calore è altrettanto elevato -spiega il segretario generale Natale Di Cola- Per queste ragioni ribadiamo la necessità di rafforzare immediatamente i controlli sul rispetto dell’ordinanza e di estendere le misure di tutela ai lavoratori e alle lavoratrici che oggi continuano a essere esposti e ulteriori interventi di sostegno, affinché nessuno sia lasciato solo di fronte all’emergenza caldo”
Il prossimo 2 luglio, informa Di Cola, La Cgil romana si incontrerà con il Presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca: “su questo tema ha dimostrato attenzione, a lui chiederemo di colmare anche le mancanze del Governo Meloni che lascia troppe lavoratrici e lavoratori a dover scegliere tra il diritto alla salute e la necessità di portare a casa un reddito”.


























