La Flc Cgil ha proclamato uno sciopero nazionale del personale dell’INDIRE (Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa) per martedì 30 giugno 2026, dalle ore 10 alle 11. La mobilitazione arriva al termine dello stato di agitazione e dopo l’esito negativo della procedura di raffreddamento e conciliazione con l’amministrazione.
Al centro della protesta, spiega il sindacato, ci sono il blocco della valorizzazione professionale, la mancata distribuzione delle risorse destinate al personale, il sottoinquadramento di molti lavoratori, il precariato e le criticità del nuovo Regolamento di organizzazione, ritenuto lesivo dell’autonomia della ricerca.
Secondo la Flc Cgil, da quando INDIRE è diventato ente pubblico di ricerca le progressioni di carriera del personale tecnico-amministrativo (articolo 54 del CCNL) risultano ferme, nonostante siano disponibili oltre 205 mila euro stanziati dal 2023. Il sindacato denuncia inoltre che circa un milione di euro destinato dalla Legge di Bilancio 2022 ai passaggi di livello di ricercatori e tecnologi (articolo 15) sarebbe rimasto inutilizzato.
La sigla sindacale evidenzia anche la mancata contrattazione sulle risorse aggiuntive previste dalla stessa legge di bilancio per il personale dei livelli IV-VIII. Si tratta, afferma, di oltre 4,1 milioni di euro accumulati tra il 2022 e il 2026, per i quali non è stato ancora sottoscritto alcun accordo con le organizzazioni sindacali. La contrattazione integrativa, sottolinea la Flc Cgil, è ferma dall’autunno del 2025.
Tra le ragioni dello sciopero figura anche il sottoinquadramento del personale tecnico-amministrativo. Dal 2014 gli addetti sarebbero passati da 77 a 243 unità (+215%), con numerosi dipendenti laureati o in possesso di dottorato che svolgono mansioni ad alta complessità senza un adeguato riconoscimento professionale. Parallelamente, ricercatori e tecnologi rappresentano oggi, secondo il sindacato, appena il 23,6% dell’organico complessivo, la quota più bassa tra gli enti di ricerca.
La Flc Cgil richiama inoltre l’attenzione sul precariato. Sono ancora 36 i lavoratori a tempo determinato con contratto in scadenza a dicembre che, denuncia il sindacato, non trovano prospettive di stabilizzazione nel Piano triennale delle attività. A ciò si aggiunge lo slittamento delle selezioni previste per giugno per nuove assunzioni.
Critiche anche al nuovo Regolamento di organizzazione dell’ente, che secondo il sindacato introduce una struttura eccessivamente gerarchica, limitando l’autonomia della ricerca e l’assegnazione del personale ai progetti senza un adeguato confronto con i ricercatori. «Non è più sufficiente parlare delle cose da fare, da troppi anni assistiamo solo a promesse», afferma la Flc Cgil. «Questo primo sciopero è un segnale chiaro: gli impegni presi devono essere realizzati e i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori rispettati concretamente».
Il sindacato chiama in causa anche il Governo e i ministeri vigilanti, sostenendo che l’immobilismo dell’amministrazione non possa essere affrontato senza un loro intervento. Infine, la Flc Cgil annuncia che, in assenza di risposte concrete, la mobilitazione proseguirà anche dopo l’estate. È già previsto un nuovo sciopero a settembre, con iniziative davanti ai ministeri competenti, che potranno essere replicate nei mesi successivi qualora la vertenza non trovi soluzione.



























