Bandi pubblici con compensi incompatibili con la normativa sull’equo compenso. Prestazioni professionali retribuite con importi ritenuti non coerenti con responsabilità, competenze e funzioni richieste. Psicologi costretti troppo spesso ad accettare condizioni economiche al ribasso pur di lavorare, nonostante si tratti di una figura oggi sempre più richiesta in ambito sanitario, scolastico, sociale, aziendale e nei servizi territoriali.
È contro questo sistema che l’Aupi, l’Associazione Unitaria Psicologi Italiani annuncia un’iniziativa nazionale di monitoraggio e segnalazione, con verifiche sui bandi regionali e l’intenzione di chiamare in causa gli Ordini professionali ogni volta che emergeranno possibili violazioni della legge. Il monitoraggio è appena iniziato ma i bandi analizzati finora prevedono compensi tra i 25 e i 40 euro lorde l’ora, con ribassi tra il 30 e il 50%. In taluni casi si arriva anche a 16 euro a fronte di un giusto onorario che dovrebbe attestarsi attorno ai 60 euro.
“L’equo compenso non è una concessione e non può essere trattato come una formula astratta buona solo nei convegni – afferma il segretario generale, Ivan Iacob -. È una norma dello Stato e deve essere applicata. Continuare a pubblicare bandi con compensi non adeguati significa svilire il lavoro degli psicologi e indebolire la qualità delle prestazioni offerte ai cittadini”.
Il sindacato parla apertamente di una situazione non più sostenibile per migliaia di professionisti, soprattutto giovani e liberi professionisti, spesso chiamati a svolgere attività delicate e ad alta responsabilità con retribuzioni considerate inaccettabili. Per questo Aupi annuncia che interverrà “ogni volta che sarà necessario”, segnalando agli Ordini competenti i bandi ritenuti in contrasto con la normativa vigente e chiedendo l’attivazione di tutte le procedure previste per il rispetto della legge.
A rendere ancora più critica la situazione è anche l’aumento della contribuzione previdenziale per i liberi professionisti, passata dal 10 al 20 per cento. Una pressione economica maggiore su importi che- stando a quanto afferma Aupi – restano troppo bassi. Un elemento che, in queste settimane, ha acceso una forte attenzione e preoccupazione all’interno della categoria.
“Tutelare la professione significa tutelarne anche il valore economico e la dignità. Non può esistere qualità dei servizi psicologici se il lavoro professionale viene sistematicamente svalutato – conclude Iacob. Non è più il tempo delle ambiguità: sono ancora troppi i bandi che ignorano una legge dello Stato. Avere un giusto corrispettivo è un diritto dei professionisti e una garanzia di qualità per i cittadini. Ora va fatto rispettare”.




























