Un manifesto 10 punti dal titolo Più industria, più Italia con proposte di policy concrete per accrescere l’infrastruttura manageriale del paese, purando sulla managerializzazione di 20mila piccole e medi imprese, volta a favorire il salto dimensionale tramite contratti di management, temporary management e percorsi di mentoring per il passaggio generazionale, governare l’intelligenza artificiale, rafforzare la formazione continua, riformare il fisco, assicurare la stabilità normativa e modernizzare il sistema di welfare, presentato dal presidente di Federmanager, Valter Quercioli, durante il Forum nazionale 2026 Connessi per crescere, che si è tenuto a Roma presso l’Auditorium Antonianum.
“Il Manifesto individua nella managerialità una vera e propria infrastruttura strategica intangibile, intesa come una forma speciale di capitale umano capace di interpretare il cambiamento e moltiplicare le straordinarie potenzialità dell’imprenditoria italiana” ha detto Quercioli nel corso della sua relazione, un documento che non guarda unicamente al perimetro degli iscritti di Federmanager perché “la managerialità non è un tema di categoria, è un tema di futuro nazionale”.
Per il presidente di Federmanager la sfida della competitività dipenderà sempre di più “delle organizzazione e dalla leadership, chiamate a governare la complessità del nostro tempo”. Nel Manifesto e nella relazione Federmanager ribadisce il peso e il ruolo centrale per la nostra economia dell’industria, nonostante negli ultimi trent’anni il suo apporto al Pil nazionale sia di fatto dimezzato, passando dal 30% al 15%. Nell’industria, sostiene l’associazione, si registrano stipendi più alti della media e luoghi di lavoro più inclusivi.
Un’attenzione che si è concretizzata anche in occasione del consiglio nazionale che Federmanager ha voluto tenere a Taranto, presso lo stabilimento dell’ex Ilva, simbolo “delle contraddizione e delle potenzialità dell’industria italiana. Taranto ci ricorda che non esiste una scelta tra industria, lavoro, salute e ambiente: la vera sfida è tenere insieme questi obiettivi”.
Per Federmanager “difendere l’industria oggi significa difendere la capacità futura del Paese di sostenere sanità, scuola, pensioni, ricerca e qualità della vita. Significa difendere i diritti di cittadinanza e la tenuta democratica e sociale dell’Italia”.
Tra le altre sfide indicate da Quercioli nella sua relazione spiccano quelle del ricambio generazionale e del governo delle nuove tecnologie, prima fra tutte l’intelligenza artificiale. Un sistema produttivo moderno e innovativo è anche più attrattivo per i talenti, e “il compito del manager non è soltanto governare il presente, ma preparare chi guiderà le organizzazioni di domani. Sull’IA il punto non è “costruire manager di silicio o meri agenti capaci di semplici compiti ripetitivi, ma costruire una managerialità capace di governare queste tecnologie”.
In questo scenario sono tre le proposte che Federmanager rivolge al governo: strumenti di incentivazione e una fiscalità premiale selettiva, finalizzata alla crescita dimensionale, alla managerializzazione e al rilancio degli asset produttivi del paese, inserire il concetto di managerialità nel Piano Mattei, per accompagnare le piccole imprese e i distretti industriali tramite manager professionisti in mercati complessi come quelli africani e una fiscalità competitiva per i giovani altamente qualificati per frenare la fuga all’estero.



























