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Home - Approfondimenti - Analisi - Nel bilancio dell’Inps la “radiografia” dell’Italia. Conti in ordine e saldo positivo, ma sul futuro pesa la demografia. Ghiselli (CIV), ‘’la sostenibilità della previdenza è la sostenibilità del paese’’

Nel bilancio dell’Inps la “radiografia” dell’Italia. Conti in ordine e saldo positivo, ma sul futuro pesa la demografia. Ghiselli (CIV), ‘’la sostenibilità della previdenza è la sostenibilità del paese’’

di Nunzia Penelope
2 Luglio 2026
in Analisi
Inps, a settembre ore di Cig in calo del 49,8% su anno

Ci sono bilanci che non sono solo numeri ma che, attraverso i numeri, raccontano la storia e l’evoluzione di un paese. È il caso del bilancio dell’Inps, o meglio, per usare la definizione corretta, del suo Rendiconto generale, la cui edizione 2025 è stata approvata il 30 giugno dal Consiglio di Vigilanza. Consiglio che, tra l’altro, con questo bilancio chiude il proprio mandato, iniziato nel 2022 e terminato appunto pochi giorni fa. Una consiliatura, la VII, che ha attraversato un quinquennio di forti temperie, iniziato sugli ultimi strascichi del Covid e passato poi per un cambio di governo importante e per alcune drammatiche guerre, ma che soprattutto ha dovuto fare i conti con un’Italia segnata dalle grandi transizioni: quella demografica innanzi tutto, fenomeno non irrilevante per un Istituto che rappresenta il sistema di welfare nazionale, e sul quale mancate nascite e prolungato invecchiamento incidono profondamente. “Il bilancio dell’Inps -conferma Pierangelo Albini, che del Civ è vicepresidente- non è mai un documento solo contabile: rappresenta uno dei principali strumenti attraverso i quali leggere l’evoluzione della protezione sociale del paese, nella composizione della spesa sociale definisce anche la capacita delle istituzioni di rispondere ai bisogni di cittadini, lavoratori, pensionati, famiglie e imprese’’.

Va detto, intanto, che se l’Inps fosse uno Stato in termini di Pil sarebbe il 40esimo della classifica mondiale: il flusso finanziario che amministra ammonta a mille miliardi e 126 milioni, con entrate che nel bilancio 2025 sono iscritte per 571 miliardi e 210 milioni, contro uscite per 554 miliardi e 392 milioni, e dunque con un saldo finanziario positivo per quasi 17 miliardi di euro, in crescita rispetto ai 15 mld dell’anno precedente. Uno stato di salute eccellente, ma sul quale non si può adagiarsi: come avvertono i dirigenti dell’Istituto, oggi è cosi ma domani chissà: con la decrescente forza lavoro dovuta alle mancate nascite e ai giovani che emigrano (200 mila nel 2024), a fronte di una vita che si prolunga sempre di più e che richiede non solo spesa previdenziale, ma soprattutto, e sempre più, in termini di assistenza, non è detto che tutto si regga.

Attualmente, la maggior parte della spesa resta quella previdenziale, ovvero il compito dell’Inps più immediatamente riconoscibile, ma certo non il solo. Negli ultimi anni all’Istituto sono state affidate funzioni sempre più ampie, non limitate alla previdenza ma riferite anche al mercato del lavoro, alla disabilità, all’assistenza, alla famiglia, alla genitorialità. Di conseguenza, la composizione del bilancio, sia delle entrate che delle uscite, è profondamente cambiata. Spicca il peso crescente delle misure diverse dalle pensioni, che appunto tengono conto del cambiamento nella società e nella popolazione, confermando la funzione dell’Inps come ‘’infrastruttura fondamentale del welfare italiano’’, chiamato a gestire, ormai, una pluralità di funzioni da cui dipende anche la coesione sociale del paese. Cambiano anche le voci: in questi cinque anni il Reddito e la pensione di cittadinanza sono spariti, rimpiazzati dall’Assegno di inclusione e il Supporto per la formazione e il lavoro, assai meno costosi. Cosi come spariscono gli assegni familiari, sostituiti dall’Assegno unico per i figli (la cui voce in bilancio pesa per quasi 20 miliardi, ma su questo torneremo). Il cambiamento dei diversi pesi si nota anche esaminando il decennio 2015-2025: le prestazioni pensionistiche, comprese quelle di natura assistenziale, sono scese dall’88,8% all’83,6%, mentre la spesa relativa alle prestazioni non pensionistiche è cresciuta dal 11,2% al 16,4%.

La spesa per le pensioni aumenta, rispetto al 2024, dell’1,4%, ma è un incremento dovuto quasi interamente alla rivalutazione delle pensioni stesse. La spesa per il sostegno al reddito è cresciuta a sua volta, dello 0,8%, per l’incremento dei trattamenti di disoccupazione e integrazione salariale. Cresce l’assegno di inclusione, di circa un miliardo portando il totale della spesa per questa voce a 5 miliardi 600 milioni, contro i quasi 9 miliardi del reddito di cittadinanza del 202, poi eliminato. Ma la crescita dell’ADI dimostra che il disagio economico non diminuisce affatto, anzi, aumenta.

Un capitolo consistente nel bilancio Inps, sul quale vale la pena di spendere due parole in più anche perché’ è abbastanza una novità, è quello delle spese per il sostegno alla famiglia: che nel 2025 raddoppia passando dai poco meno di 12 miliardi del 2021 a quasi 27 miliardi. L’impennata è dovuta tutta all’introduzione dell’Assegno unico, varato nel 2021 ed entrato in vigore nel 2022, che assorbe da solo circa 20 miliardi su 27. Ma, a sorpresa, dopo tre anni di crescita costante, nel 2025 l’importo per le erogazioni dell’assegno scende: dai 20 miliardi 143 milioni del 2024 si è passati a 19 miliardi 843 milioni. Il che significa che calano i nuovi nati a cui erogarlo, inducendo il sospetto che, forse, non sia sufficiente qualche bonus per invertire il trend demografico. Peraltro, calano un po’ tutti gli indicatori relative alle nascite, per esempio il trattamento di maternità, che ammontava a 2 miliardi 717 milioni nel 2021, ed è via via sceso fino ai 2 miliardi 455 milioni del 2025. Anche il bonus nascite di mille euro, introdotto nel 2024, ci parla del deserto nelle culle: 206 milioni le erogazioni totali, equivalenti ad appena 206mila nuovi baby.

Si potrebbe obiettare che senza questi aiuti le nascite sarebbero state magari ancora meno, certo; ma resta che in un paese che invecchia così rapidamente, forse sarebbe più utile destinare queste risorse all’assistenza degli anziani. Per esempio finanziando in modo più consistente quello che con un termine tecnico viene definito ‘’long term care’’, che tradotto suona ‘’assistenza agli anziani inabili’’, e che oggi pesa quasi del tutto sulle famiglie, e in particolare, va sans dire, sulle donne. Alle quali poi però viene chiesto anche di fare più figli, ma anche di essere più partecipi e presenti sul mercato del lavoro, pur essendo meno pagate dei colleghi uomini, eccetera, eccetera. Ma forse, se non avessero l’assillo di assistere genitori, o meglio, se fossero maggiormente aiutate economicamente su questo drammatico aspetto, chissà, forse a fare figli ci penserebbero. Anche senza bonus.

Ma tornando al bilancio Inps, c’è un altro dato su cui riflettere ed è quello relativo ai crediti per contributi a carico dei datori di lavoro e degli iscritti, che a fine 2025 ammontavano a 125 miliardi, rispetto a 119 dell’anno precedente, con un aumento, quindi, di 16 mld. In pratica: 125 miliardi di contributi dovuti e mai versati. Un fenomeno molto simile a quello del cosiddetto ‘’accertato non riscosso’’ che affligge l’Agenzia delle Entrate, il cui “magazzino” di debiti fiscali ha ormai superato i mille miliardi, di cui la grandissima parte ormai inesigibili. Stesso problema, sia pure in dimensioni assai differenti, per l’Inps: “Gran parte di questi crediti- avverte infatti il presidente del Civ Roberto Ghiselli- sono a rischio di inesigibilità. A fronte di ciò, è stato alimentato un apposito Fondo svalutazione crediti per 99 miliardi 873 milioni, anche questo in aumento di 5,3 mld rispetto all’anno precedente”.

Ghiselli sollecita una decisa presa in carico del problema: sia con una più incisiva azione di contrasto all’evasione e all’elusione contributiva, sia una maggiore tempestività nel recupero crediti, ma considerando anche “una revisione dei criteri di cancellazione, evitando così l’accumularsi di artificiose poste in bianco’’. Inoltre, afferma, “le recenti norme in materia di riscossioni e attività di vigilanza ispettiva, andranno gestiti con attenzione e determineranno che sarà importante monitorare’’. Norme nelle quali è contemplato anche l’aumento degli ispettori che dovrebbero appunto effettuare i controlli, “ma a quasi tre anni dalla decretazione d’urgenza con cui il Ministero del Lavoro ne aveva deliberato l’assunzione, dei 350 ispettori che dovevano arrivare non ne è stato assunto ancora nemmeno uno”.

Ma la conclusione della VII Consiliatura del CIV è anche l’occasione per dare uno sguardo al futuro. E non è del tutto rassicurante. Se, come detto, i conti dell’Inps sono buoni, ci sono però due grosse nuvole all’orizzonte. La prima è quella dell’adeguatezza delle pensioni future. Con il contributivo puro, per avere un assegno previdenziale che consenta di vivere decorosamente serviranno percorsi lavorativi solidi e costanti, con buone retribuzioni: ovvero, tutto il contrario di quella che’ è oggi la realtà delle nuove generazioni, fatta di lavoretti incerti e paghe risibili. Il rischio, dunque, è di trovarsi nei prossimi decenni con eserciti di pensionati poverissimi. Gia’ oggi, avverte Ghiselli, le persone rinviano la pensione perché’ gli assegni sono troppo bassi. Quando il contributivo sarà del tutto a regime, in base alle proiezioni gli effetti potrebbero essere ‘’spaventosi’’. Una soluzione, per Ghiselli, è nella cosiddetta ‘’pensione di garanzia’’, a integrare il monte contributi dei futuri pensionati: ‘’il tema della sostenibilità previdenziale è il tema della sostenibilità del paese stesso’’.

L’altro problema è legato alla demografia e dunque allo squilibrio generazionale, con molti anziani che escono dal mercato del lavoro e sempre meno giovani che vi entrano: anche in questo caso, si prefigura uno stress negativo per i conti dell’ente che dovrà pagare sempre più pensioni e più a lungo, contando però su minori entrate contributive. Il picco della spesa pensionistica sarà raggiunto nel 2042, per poi calare bruscamente, e occorre arrivarci attrezzati. Nella relazione conclusiva al Rendiconto, l’ultima del suo mandato, Ghiselli suggerisce una serie di misure, sulle quali, afferma, ‘’sarebbe più che mai auspicabile la riapertura di un confronto tra i principali attori della policy, soprattutto perché’ molte di queste problematiche richiederebbero interventi tempestivi e capaci di proiettarsi anche nel lungo periodo’’. L’Inps, in ogni caso, ha tutti gli strumenti per ‘’leggere’’ la società e capire per tempo in quale direzione muoversi.

Nunzia Penelope

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