Chissà se qualcuno le aveva chiesto, citando Nanni Moretti, ‘’di’ qualcosa di sinistra’’; ma stavolta non ce ne sarebbe stato bisogno, perché l’intervento di Giorgia Meloni al congresso della Uil è stato, dall’inizio alla fine, un discorso che non avrebbe stonato se a farlo fosse stato non il capo del governo di destra, ma un leader della sinistra. A tutto campo, dal salario ai diritti, dal fisco all’intelligenza artificiale, dai giovani precari agli anziani soli, alla casa, al welfare, ai contratti pirata e a quelli ‘’giusti’’, all’esaltazione del confronto con i sindacati, tutto andava in direzione di accarezzare le orecchie dei tremila delegati Uil seduti in platea ad ascoltarla, fino al finale: ‘’la mia porta per voi è sempre aperta. Una nazione è forte solo se chi lavora sa che non è solo. E io voglio che l’Italia sia quella nazione’’.
Al segretario Bombardieri, che poco prima aveva ringraziato il governo per aver definito nel decreto primo maggio come “salario giusto” quello stabilito dai contratti firmati dalle organizzazioni maggiormente rappresentative, definendolo una vittoria dei sindacati, la premier replica: “sicuramente è stata una vittoria. Ma credo che sia stata una vittoria di tutti i lavoratori italiani, una vittoria della nazione nel suo complesso”. Quanto al confronto con le parti sociali, ‘’è stato ed è la cifra di questo governo fin dal nostro insediamento’’. E ancora, tornando sul decreto primo maggio e lo stop ai contratti pirata: ” Combattiamo i contratti pirata che applicano condizioni addirittura umilianti. Questa è una vittoria di tutti”. E non solo: ‘tolleranza zero contro il caporalato e le organizzazioni criminali che stanno dietro ai caporali’’.
Poi, riferendosi alla trattativa in corso tra sindacati e imprese per riformare le relazioni industriali, Meloni praticamente se ne assume il merito: ‘’sono molto orgogliosa -dice- che questo governo abbia contribuito a riavviare il confronto tra le parti sociali, bloccato da anni”. Un percorso ‘’che vogliamo continuare a sostenere con convinzione, con tutti gli strumenti dei quali disponiamo”. E per questo, aggiunge, “abbiamo scelto di non attuare la delega sulla rappresentanza: per tutelare la vostra autonomia, la vostra indipendenza, e siamo pronti a ragionare sulle modalità più idonee per dare riconoscimento, dignità alla futura intesa. Possiamo centrare un traguardo storico per ridisegnare le relazioni sindacali industriali. E dobbiamo mettercela tutta per raggiungere quel traguardo”.
E ancora: Meloni annuncia che la detassazione al 5% degli aumenti contrattuali sarà confermata anche nella prossima legge di bilancio, provvedimento di cui pure è orgogliosa in quanto “rafforza il legame tra produttività e salario e contribuisce a dare ancora centralità alla contrattazione collettiva”. Si anche a potenziare la patente a punti per i cantieri, ”ci stiamo gia lavorando”. Rivendica anche le politiche per la famiglia, la natalità, le donne, le grandi risorse messe in campo dal suo governo, ma ammette che ancora non sono sufficienti, che il quadro demografico richiede una ulteriore riflessione e che, soprattutto, le donne sono ancora emarginate dal mercato del lavoro. E tuttavia, scandisce, ‘’Il futuro dell’Italia dipende dalle donne e segnatamente dalle donne lavoratrici, e questa continuerà ad essere una nostra priorità”. Altra priorità, le morti sul lavoro, ‘’mille all’anno’’, (in platea siede, applauditissima, la madre di Luana D’Orazio’’): “questa battaglia – scandisce Meloni- è la priorità su cui si misura la civiltà di una nazione”.
Altra battaglia: quella contro la precarietà, che è “la vita che non puoi programmare, è il ragazzo a cui la banca non concede il mutuo, a cui il proprietario non affitta la casa perché non ha un contratto stabile, perché di fatto non viene considerato un lavoratore a tutti gli effetti, un lavoratore come gli altri. Il segretario Bombardieri ha definito quel ragazzo un fantasma. Io penso che il nostro compito, il compito del Governo e di ognuno di voi, sia ridare un volto, un nome, un futuro a quei fantasmi”.
Infine l’intelligenza artificiale: se Bombardieri vi vede delle opportunità, Meloni ritiene che porti invece anche rischi gravi, non solo per la perdita di posti di lavoro, ma per la stessa democrazia. Sul tema la premier fa un lungo e interessante ragionamento, per molti versi assolutamente condivisibile. “Tracciabilità” e “trasparenza” dei contenuti generati con l’intelligenza artificiale sono fondamentali “per la tenuta delle nostre democrazie”, afferma, e mette in guardia anche sulla accresciuta difficoltà di “difendere il valore sociale del lavoro”, rispetto a un sistema che vede ‘’le ricchezze sempre più enormi e più concentrate’’. La tecnologia, prosegue, “deve essere uno strumento della libertà, non un fattore di dipendenza o di concentrazione del potere. Noi abbiamo bisogno di un autentico umanesimo tecnologico”. Quello che occorre è “un modello nel quale il progresso continui ad avere al centro la persona, i suoi diritti, il suo lavoro, la sua dignità e spero che ci si possa lavorare insieme, spero che ci si possa lavorare, voglio dirlo davvero con profondità, a tutti i livelli”.
Quanto alla Uil, la premier definisce il sindacato e il suo segretario un ‘’interlocutore non remissivo ma nemmeno ideologico’’, e dunque “particolarmente prezioso”. Il congresso in corso a Padov, è “un grande esercizio di democrazia e di partecipazione”, che “non può lasciare indifferente chi, avendo alle spalle una lunga storia di militanza politica, conosce il valore profondo per la qualità della nostra democrazia di quello che voi state facendo qui oggi”. Che poi la sua militanza politica fosse in un campo opposto a quello del sindacato di Via Lucullo, è solo un dettaglio. Per il momento, dal congresso arrivano gli applausi, tanti, e sentiti.
Nunzia Penelope



























