“Colpisce e preoccupa che un Ministero della Repubblica utilizzi una nota istituzionale non per informare, ma per attaccare un’organizzazione sindacale, dividendo le lavoratrici e i lavoratori tra ‘costruttivi’ e non. Un Ministero dovrebbe essere la casa di tutta la scuola, non l’arbitro che distribuisce pagelle di affidabilità ai sindacati”. È quanto si legge in una nota della Federazione Lavoratori della Conoscenza CGIL.
Nel merito, il sindacato ha sottolineato come i dati diffusi sullo sciopero dello scorso 7 maggio siano stati presentati in modo fuorviante. La percentuale di adesione dell’1,78% è calcolata sull’intero personale docente di tutti gli ordini di scuola, “mentre lo sciopero che abbiamo proclamato riguardava solo gli istituti tecnici: un artificio che diluisce deliberatamente il dato per sminuirlo. Il ministero non tiene conto, inoltre, delle assemblee affollate, dei presìdi, delle prese di posizione dei collegi docenti che per settimane hanno attraversato il Paese” prosegue il comunicato, aggiungendo che “c’è poi un fatto che il ministero non può cancellare con un comunicato: se la riforma non toccava nulla, perché correggerla? Se le preoccupazioni su continuità didattica, organici e stabilità delle cattedre erano infondate, perché oggi il ministero rivendica proprio interventi ‘volti a preservare la continuità didattica, gli organici e la stabilità delle cattedre’? Delle due l’una – continua la nota del sindacato – o quelle criticità esistevano, ed erano esattamente quelle denunciate dalla mobilitazione, o gli aggiornamenti presentati ieri sono inutili. Il Ministero non può insieme negare il problema e vantarsi di averlo risolto”.
“Quanto alla ricostruzione secondo cui tutto sarebbe frutto dell’accordo del 9 aprile: se così fosse, gli ‘aggiornamenti’ sarebbero stati presentati ad aprile, non a luglio, dopo settimane di assemblee, sciopero e pressione pubblica. La cronologia parla da sola” insiste la Flc Cgil, concludendo che “chiedere il ritiro di una riforma sbagliata e ottenere che venga corretta non è un demerito: si chiama fare il sindacato. Continueremo a farlo, senza chiedere il permesso, nell’interesse del personale e delle studentesse e degli studenti dell’istruzione tecnica e professionale”.


























