Il lavoro non è soltanto un fattore economico, né una parentesi destinata a chiudersi con l’avanzare delle tecnologie. È il fondamento della Repubblica, il luogo in cui si afferma la dignità della persona e si costruisce il bene comune. E proprio mentre l’intelligenza artificiale ridisegna il mondo produttivo, la sfida è fare in modo che l’innovazione resti nelle mani delle persone, senza trasformarsi in un nuovo strumento di potere e di disuguaglianza. È il messaggio che il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, affida alla cerimonia di consegna delle Stelle al Merito del Lavoro, al Quirinale, nell’ottantesimo anniversario della Repubblica.
Il richiamo del capo dello Stato parte dal significato dell’articolo 1 della Costituzione. La Repubblica è fondata sul lavoro perché questo rappresenta un «luogo simbolo della dignità della persona, dove ognuno afferma il proprio talento, la propria professionalità, nessuno può essere asservito e ciascuno, con le proprie capacità, contribuisce al bene comune, della propria famiglia e della propria comunità». Un principio che, osserva Mattarella, acquista ancora più rilievo di fronte alle trasformazioni tecnologiche e al rischio che si affermino pretese egemoniche di tecnocrazie capaci di utilizzare le nuove conoscenze per costruire un potere fondato «non sulla democrazia bensì sul profitto economico».
Il presidente non mette in discussione il progresso tecnologico, ma ne indica una condizione irrinunciabile: governarlo. Le nuove tecnologie, fino alle ultime generazioni dell’intelligenza artificiale, devono diventare alleate del benessere e della civiltà umana, senza lasciare spazio né alla paura né a un ritorno a forme di ostilità verso le macchine. «La condizione irrinunciabile è che il governo delle trasformazioni, la responsabilità delle scelte strategiche, le regole del loro impatto sociale siano sempre nelle mani delle donne e degli uomini, delle loro comunità», avverte Mattarella. Le macchine possono rendere il lavoro più efficiente e preciso, aumentare le capacità umane, migliorare la sicurezza e ridurre fatiche e bisogni. Non devono, invece, generare «nuove, insidiose forme di asservimento».
È anche per questo che il capo dello Stato guarda con ironia a un futuro nel quale il riconoscimento del merito umano possa essere sostituito da una competizione tra macchine: «Scongiuriamo che, tra qualche decennio, questa cerimonia possa essere sostituita da un concorso per l’umanoide più solerte». Una battuta che accompagna un ragionamento tutt’altro che leggero. L’innovazione, per Mattarella, non può essere separata dalle sue conseguenze sociali, né la produttività diventare l’unico criterio con cui misurare il valore del lavoro.
Da qui la critica all’idea che la fine del lavoro, prospettata come un superamento dell’alienazione, possa rappresentare di per sé una liberazione. Una visione che, al contrario, rischia di comprimere la libertà e di consolidare una società sempre più divisa: «Una società divisa tra pochi ricchi Epulone e tanti, tanti Lazzaro». Il riferimento evangelico restituisce la misura della preoccupazione presidenziale: dietro le trasformazioni economiche e produttive si gioca anche la possibilità che i diritti e le opportunità si distribuiscano in maniera sempre più diseguale.
È il tema della coesione sociale, che attraversa tutto il discorso. «Una società coesa è una società che dà forma e sostanza alla propria sicurezza», sottolinea Mattarella, indicando nella partecipazione e nella capacità di riconoscere il bene comune come proprio gli strumenti per rafforzare anche l’economia e le istituzioni. Il lavoro, in questa prospettiva, non è soltanto il mezzo con cui si produce ricchezza: è anche uno dei principali veicoli della democrazia. «Il potere si organizza in istituzioni condivise e democratiche per assicurare il benessere dell’intera società», ricorda il presidente, rivolgendosi anche a chi non considera costruttivi il dialogo e la dialettica sociale che caratterizzano le relazioni nel mondo del lavoro.
Una coesione che non può prescindere dalle retribuzioni. Anche l’Europa, osserva il capo dello Stato, è chiamata a difendere i valori della propria civiltà e il proprio modello sociale, e può farlo soltanto accompagnando e governando l’innovazione. Non attraverso la compressione dei salari in nome della competitività, ma riconoscendo che una dinamica salariale adeguata è il corrispettivo della dignità del lavoratore, non un costo da abbattere. Un passaggio che riporta al centro il rapporto tra sviluppo economico, qualità del lavoro e diritti, in una fase in cui la trasformazione dei processi produttivi rischia di accentuare le distanze tra chi beneficia della crescita e chi ne resta ai margini.
Infine, lo sguardo si sposta sulle nuove generazioni. «Ai nostri giovani va data fiducia, ampiamente e concretamente. La Repubblica ha bisogno della vostra passione», dice Mattarella rivolgendosi ai ragazzi, ai quali è affidata una parte decisiva del futuro del Paese. Un richiamo che si lega alle parole pronunciate appena ieri, sempre al Quirinale, durante la cerimonia di consegna delle insegne ai Cavalieri del Lavoro. In quell’occasione il presidente aveva invitato la società a non guardare ai giovani «con un atteggiamento di indifferenza o, peggio, di meschina sottovalutazione», riconoscendo nella loro condizione una grande questione sociale e una priorità per le istituzioni. Molti, aveva osservato, rientrerebbero volentieri in Italia se trovassero un percorso professionale e di vita nel quale potersi realizzare.
Fiducia, dunque, ma anche condizioni concrete perché talento, studio e professionalità possano esprimersi. È lo stesso principio che tiene insieme il richiamo alla dignità del lavoro, la necessità di governare l’intelligenza artificiale e la difesa del modello sociale europeo. Perché il progresso, nel ragionamento del capo dello Stato, non si misura soltanto dalla capacità di produrre di più o più rapidamente. Si misura soprattutto dalla possibilità di mettere le trasformazioni al servizio delle persone, senza sacrificare libertà, diritti e coesione sociale.


























