No al protezionismo, sì ad un commercio libero ed equo su scala mondiale. È questo il messaggio contenuto nella dichiarazione finale dei leader delle organizzazioni imprenditoriali del G7 riuniti a Roma in vista del vertice di Taormina del prossimo 26 e 27 maggio.
In particolare, Confindustria, Bdi (Germania), BusinessEurope, Cbi (Inghilterra), Ccc (Canada), Keidanren (Giappone), Medef (Francia) e Usc (Usa), concentrano le proprie intenzioni su due sfide prioritarie.
La prima riguarda la governance del commercio globale, sulla quale i leader degli imprenditori mettono in guardia dal rischio protezionismo. “La governance del commercio – si legge nella dichiarazione finale consegnata al premier Paolo Gentiloni, presidente di turno del G7 – fa fatica a stare al passo con la globalizzazione ed è minacciata da tendenze protezioniste senza precedenti.”
“La frammentazione dei mercati e l’isolamento autoimposto – continuano- toglie alla società l’opportunità di godere pienamente dei benefici dell’imprenditoria e dell’innovazione, ostacola i processi produttivi interconnessi in tutto il mondo e mette a repentaglio i benefici del commercio globale”.
I paesi del G7 “non dovrebbero abbandonare il loro ruolo guida nella creazione di un terreno di confronto uniforme e di parità di condizioni per un commercio equo basata su regole condivise”, affermano gli imprenditori . Consci delle proprie responsabilità”nel sostenere un commercio libero ed equo”, i leader imprenditoriali si impegnano a “perseguire gli obiettivi di crescita economica costante fondata sull’innovazione, la sostenibilità, lo stato di diritto, l’accesso ai mercati e la concorrenza leale”.
Il G7 “dovrebbe esortare tutti i leader ad opporsi al protezionismo” per favorire “un commercio libero ed equo su scala mondiale, far avanzare gli accordi chiave di libero scambio ed esplorare l’opportunità di negoziati multilaterali su nuove questioni”.
Seconda sfida sottoposta ai leader del G7 riguarda l’innovazione e la sostenibilità. “Le politiche industriali moderne – è l’invito degli industriali – dovrebbero concentrarsi sulla spinta all’innovazione di processi, tecnologie, servizi e prodotti e su una maggiore sostenibilità, soprattutto nell’uso dell’energia e delle risorse naturali”.
L’obiettivo è quello di generare “nuovi modelli di business, valorizzando anche le persone e abbracciando le soluzioni innovative provenienti dall’esterno attraverso l’adozione di modelli di open innovation.”
Del resto, continuano, “l’innovazione rende possibile la sostenibilità, due driver che definiranno i futuri modelli di sviluppo industriale guidando la transizione verso un’economia più circolare, più efficiente nell’uso delle risorse più digitalizzata, innovativa e a basse emissioni”.
Per le imprese la sfida consiste, dunque, “nel riconciliare crescita economica e sostenibilità ambientale mantenendo nello stesso l’occupazione e sviluppando nuove competenze. Non può esserci occupazione su un pianeta depauperato delle sue risorse e le imprese sono l’unica forza in grado di produrre maggiore benessere per la società consumando una minor quantità di risorse destinate ad esaurirsi”.
I risultati raggiunti nel ridurre le emissioni di CO2, nel risparmio energetico e nella gestione dei rifiuti “sono degni di nota ma c’è ancora spazio per ulteriori benefici in termini di maggiore efficienza energetica in qualsiasi settore”.





























