Secondo l’Anpac, l’associazione dei piloti, senza un Piano industriale “credibile e realistico” per l’Alitalia, ogni richiesta di intervento sul costo del lavoro è “irricevibile”.
“L’incapacità di trovare un’efficace sintesi condivisa da tutti i soci sta avvitando Alitalia in una spirale – afferma l’associazione di categoria in una nota -. Come dipendenti altamente professionalizzati non possiamo rimanere muti sperando in improbabili soluzioni miracolistiche ma abbiamo il dovere di fare le nostre proposte attente ed attive per togliere alibi a chi invece punta ad una opportunistica inerzia”.
“Ridurre i costi contraendo l’attività di volo e aggredendo ingiustificatamente il personale navigante – prosegue – non porterà mai i teorici benefici attesi dagli azionisti, cosi come non li ha portati in passato. Al terzo fallimento consecutivo in meno di 8 anni seguirebbe il veloce e purtroppo definitivo azzeramento dell’azienda conseguente alle ulteriori ed irreversibili perdite di quote di mercato. Peggiore ancora sarebbe contrarre l’azienda e parallelamente creare un sistema di governance che ne dovesse duplicare mandati, competenze e magari costi”.
“Alitalia è perduta, i lavoratori sono perduti – aggiunge -, se non si ha il coraggio imprenditoriale, sociale e politico di andare in netta discontinuità rispetto al passato, magari pantografando gli schemi vincenti dei competitors, siano essi Major o Low Cost, superando l’attuale modello industriale risultato inadeguato e sconfitto nei fatti e negli effetti, nonostante il gravoso e doloroso contributo fornito nel tempo dai dipendenti”.
“Deve essere chiaro che vale il ‘no taxation without representation’ – conclude l’Anpac -, sarà dunque irricevibile qualunque richiesta d’intervento sul fattore lavoro in assenza di un piano credibile e realistico, che si confronti in modo oggettivo con i diversi competitors di riferimento, e di un’effettiva rappresentatività e partecipazione attiva dei dipendenti nelle scelte industriali del Gruppo Alitalia”.






























