Nel rapporto di previsione relativo al mese di dicembre, l’istituto di ricerca economica Prometeia afferma che l’incertezza conseguente al risultato del referendum del 4 dicembre e alla crisi di governo rende il 2016 il punto massimo per la crescita del Pil italiano fino al 2019.
Secondo il rapporto, il risultato del referendum apre una nuova fase di instabilità politica che, in un circolo vizioso con le prossime elezioni in Europa, condizionerà la fiducia delle famiglie e i progetti di investimento delle imprese.
Per quanto riguarda l’Italia la previsione sul Pil 2016 è rivista al rialzo (da +0,7% a +0,9%), in ragione di dati coerenti negli ultimi mesi con una ripresa in consolidamento e la revisione retroattiva dei conti nazionali, che ha aggiunto un decimo di punto a trimestre.
Leggermente tagliata è la stima per il Pil 2017 (da +0,8% a +0,7%). A pesare l’incertezza su consumi e soprattutto investimenti, successiva all’esito referendario.
Prometeia stima che nei prossimi anni ci sarà una crescita ridotta (+0,8% nel 2018, +0,7% nel 2019%) rispetto alle previsioni di settembre, a causa di un drastico ridimensionamento dell’espansione della domanda interna e una modesta accelerazione dell’export.
Inoltre, Prometeia stima una deviazione rilevante dagli obiettivi del governo di deficit/Pil 2017 (2,7%). E il debito aumenterà rispetto a fine 2016 (da 132,2% a 133,4% del Pil).
A livello globale, la probabile politica di bilancio e commerciale targata Trump sosterrà la crescita interna Usa, ma non aiuterà il resto del mondo: condizioni monetarie meno espansive e timori di inasprimento protezionistico penalizzeranno gli scambi commerciali, soprattutto per i mercati emergenti.





























