Le banche venete passate sotto la gestione del fondo Atlante stanno decidendo in queste ore se dare avvio ai licenziamenti del personale. Il sottosegretario al Ministero dell’Economia, Baretta ha definito questa possibilità “inaccettabile”. Secondo i sindacati il problema delle banche e ancora di più della Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca non è di certo il costo del lavoro.
“Dopo i tanti attacchi degli ultimi mesi nei confronti del personale bancario, conforta sentire un esponente del Governo, il sottosegretario al Ministero dell’Economia e delle Finanze Pier Paolo Baretta, definire “inaccettabile” la prospettiva dei licenziamenti nelle due banche venete passate sotto la gestione del fondo Atlante”, lo afferma il segretario generale di First Cisl, Giulio Romani.
“Anche a beneficio del presidente del fondo Atlante, Alessandro Penati, che pare inspiegabilmente disattento alla struttura dei bilanci delle sue controllate – continua Romani -, ribadiamo che il costo del lavoro nella Banca Popolare di Vicenza e in Veneto Banca è inferiore alle perdite che tuttora si patiscono a causa degli errori delle gestioni passate e della caduta di reputazione. Il problema non è il costo del personale e concordiamo con il sottosegretario Baretta quando sostiene che la soluzione non sono i licenziamenti, bensì la presentazione di piani industriali che, anziché demolire il tessuto umano e professionale delle due banche, dicano qual è la strategia per tornare a dar loro prospettive di mercato”.
“Per la Banca Popolare di Vicenza e per Veneto Banca, così come per ogni altra banca che debba riorganizzarsi – prosegue il segretario generale di First Cisl, sindacato maggioritario nei comparti finanziari -, non si tratta di tentare effimeri e improduttivi risanamenti di facciata mediante il ricorso alla tagliola dei licenziamenti, bensì, al contrario, di adottare iniziative lungimiranti di riconversione professionale come premessa alla generazione di nuove fonti di ricavo e alla creazione di un reddito sociale sostenibile, capace di restituire al territorio quanto gli è stato sottratto dagli errori di gestione e dalle miopi politiche di sciacallaggio orientate al profitto di breve periodo”.
“È la capacità delle banche di tornare a generare reddito sociale, prima ancora che puramente economico, che può giustificare l’intervento anche finanziario dello Stato”, conclude Giulio Romani.
























