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Home - Newsletter - Newsletter – 6 novembre 2015

Newsletter – 6 novembre 2015

6 Novembre 2015
in Newsletter

Sembra un destino ineluttabile. Il contratto dei metalmeccanici torna a essere centrale nelle relazioni industriali, il fulcro delle tensioni che attraversano il grande mondo del lavoro, forse la via di uscita dai problemi, immensi, dell’oggi, o forse invece il definitivo avvio del declino delle relazioni industriali. Per molti anni il contrattone, come lo chiamano negli ambienti dei giuslavoristi, era un po’ uscito di scena, relegato ai confini del palcoscenico a causa delle divisioni, delle arretratezze anche culturali dei protagonisti. Quest’anno, improvvisamente, è tornato alla ribalta.

Determinante è stato il fallimento della trattativa interconfederale per una vera riforma della contrattazione. Le grandi centrali sindacali e Confindustria erano state chiamate a costruire questo nuovo impianto di contrattazione in grado di rispondere alle diverse esigenze del mondo produttivo e di quello del lavoro alle prese con i problemi che scaturiscono dalla globalizzazione, un evento che comunque non può essere ignorato. Non sono state in grado di rispondere a questo appello. Esistono colpe e responsabilità precise, ma sono ugualmente ripartite, perché se qualcuno si è sottratto a questo compito, altrettanto riprovevole è chi non è stato in grado di coinvolgere tutti, come invece era necessario.

E con questa loro incapacità le confederazioni hanno mandato allo sbaraglio le categorie, perché si comportassero come credevano opportuno per minimizzare i danni della carenza dell’impianto generale. I chimici hanno risposto, offrendo anche degli punti interessanti per una loro generalizzazione, ma per lo più sono rimasti all’interno del loro recinto. Le altre categorie stanno cercando il bandolo per sbrogliare la loro matassa. Sono a diversi livelli, chi più avanti, chi meno. I più avanti forse gli alimentaristi, che hanno due giornate di incontri forse determinanti tra lunedì e martedì della prossima settimana. Ma il peso di individuare una nuova strada cade adesso inevitabilmente sui meccanici.

E’ il loro il contratto in discussione più importante, è a loro che si guarda per capire da che parte va il lavoro, se le relazioni industriali hanno un futuro o le aspetta un più o meno lento declino. Sono loro che possono dare quel qualcosa in più che tutti attendono. Perché sono la categoria più numerosa, perché i problemi veri della crisi sono ricaduti per lo più proprio su questo settore, che ha avuto una caduta produttiva pesantissima, perché hanno alle spalle un passato che certamente pesa, ma può essere il punto di forza per immaginare qualcosa di diverso, di completamente diverso.

Gli industriali sembrano pronti a questo salto. Hanno detto per mesi di voler procedere non a un rinnovo, ma a un rinnovamento del contratto, perfettamente consci della gravità di questo appuntamento. Non sono innamorati della liturgia del rinnovo contrattuale, sanno benissimo di poter rinunciare al rinnovo se non ce ne fossero le condizioni, ma hanno anche la volontà di confrontarsi fino in fondo per riuscire nel compito che si sono dati. Fabio Storchi ha parlato chiaro nel primo incontro, ha sottolineato le urgenze del settore, le necessità che hanno le aziende, la complessità del compito che attende tutti. Adesso spetta al sindacato fare la propria parte.

Ne ha tutte le capacità e possibilità. Le regole del Testo unico su rappresentanza e contrattazione, per quanto quell’accordo non sia ancora operativo, azzerando il passato, offrono la possibilità di cominciare da zero, cercando un accordo innovativo, che risponda alle richieste delle imprese, ma tenga presenti anche le esigenze dei lavoratori. Le tre federazioni hanno presentato due differenti piattaforme rivendicative, è vero, ma sono tanti i punti in comune e la fantasia sindacale ha sempre superato con brillantezza queste difficoltà, in fin dei conti mai davvero sostanziali.

C’è la possibilità di fare un accordo unitario, per la prima volta dopo vari anni, innovando così una situazione che sta diventando sempre più difficile da gestire. Bisogna però dimenticare gli egoismi di organizzazione, le gelosie, gli arrière penséés che premono e pesano sempre. Non è facile, ma se i sindacati di questa categoria così importante, così centrale, onoreranno la loro tradizione faranno un bel regalo a tutto il mondo del lavoro.

L’urgenza di un grande accordo sulla contrattazione non è del resto un problema solo di oggi. Il diario del lavoro offre ai suoi lettori un articolo che Gino Giugni scrisse venticinque anni fa per Lavoro Informazione, la rivista dalla quale è nato Il diario del lavoro nel 2001. Giugni parlava della necessità di una grande accordo sulla contrattazione, delle difficoltà del sindacato a darsi un ruolo, ai problemi delle divisioni tra le diverse organizzazioni, ai complessi rapporti tra politica e società. Gli stessi  temi di oggi, trattati dal nostro grande maestro con una straordinaria capacità di lungimiranza. Leggerlo ora ci indica possibili soluzioni dei problemi che dobbiamo affrontare tutti i giorni, perché i temi sono sempre gli stessi ma manca adesso chi sappia guardarli con tanto disincanto come faceva lui.

                                                                     ***

Un’ultima notizia, molto triste. E’ morto Giorgio Usai. Era stato direttore delle relazioni sindacali di Confindustria per tanti anni. Un uomo duro e difficile, non a caso allevato nella scuola di Felice Mortillaro, ma animato da un grande amore per le relazioni industriali e dalla volontà di cercare sempre l’accordo, al di là della differenze tattiche o strategiche che potevano venire fuori ai tavoli di trattativa. Su Il diario del lavoro un ricordo di Giorgio.

Contrattazione
Questa settimana si è svolto un incontro significativo nel panorama della contrattazione: la firma di un accordo aziendale per la ricollocazione di 63 dipendenti dell’indotto Eni di Potenza che bypassa il Jobs Act, salvando di fatto l’articolo 18.

Per quanto riguarda la contrattazione di settore, si è svolto il primo incontro per il rinnovo dei contratto nazionale dei metalmeccanici e degli elettrici, mentre si è registrata una prima battuta d’arresto nelle trattative per il rinnovo degli alimentaristi. Buone notizie per i settori chimica, concia e accorpati, plastica e gomma, abrasivi, ceramica e vetro: i sindacati di categoria, infatti, hanno varato la piattaforma unitaria per il rinnovo del contratto Pmi.

Cattive notizie  invece dal settore pneumatici: il gruppo Michelin ha annunciato un taglio di 578 posti di lavoro, causando la mobilitazione dei sindacati. Per quanto riguarda, invece, la vertenza relativa ai lavoratori dei siti di Lanciano e Termini Imerese della Blutec, è stato firmato un accordo per il ricorso alla cassa integrazione.

Infine, a livello regionale, l’Inail Lombardia ha siglato un accordo per la sicurezza dei lavoratori del settore edile, mentre sulla vertenza Don Gnocchi i sindacati si sono detti disponibili al confronto, ma a condizione che la fondazione ritiri la disdetta del contratto.

I video
Sul sito sono disponibili  le interviste video ai protagonisti del rinnovo contratto dei metalmeccanici, registrate giovedì 5 novembre in occasione del primo incontro tra le parti nella sede di Confindustria a Roma.

La nota
Pubblichiamo un articolo di Fernando Liuzzi sull’avvio delle trattative per il contratto dei metalmeccanici.

Documentazione
Questa settimana è possibile consultare l’articolo di Gino Giugni, scritto nel gennaio del 1991, in merito alla riforma delle relazioni industriali. Inoltre, è possibile consultare il rapporto Istat sulle prospettive economiche dell’Italia nel 2015-2017, la nota mensile dell’Istat n°10, il testo del pacchetto di proposte presentate dall’Inps, e il protocollo d’intesa tra Inail Lombardia, Ance e sindacati di categoria.

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