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Home - Newsletter - Newsletter – 13 febbraio 2015

Newsletter – 13 febbraio 2015

13 Febbraio 2015
in Newsletter

Le prospettive della stagione contrattuale si fanno sempre più fosche. Il dato che preoccupa di più è quello dell’inflazione. Che si annulli gradatamente la crescita del costo della vita, come sta accadendo, dovrebbe essere una buona notizia; in realta’, dal punto di vista dell’economia di un paese e’ una iattura.  E piu’ ancora lo e’ per quanto riguarda i rinnovi salariali. Per quale motivo? L’azione dell’inflazione, si sa, va a danno dei percettori di salari che vedono ridursi il loro potere di acquisto, e i contratti nazionali, infatti,  servono sostanzialmente, sulla base degli accordi degli ultimi anni, a restituire ai salari quanto perso con l’inflazione. Ma se inflazione non c’è, teoricamente non ci dovrebbe essere alcun recupero. In questo caso, pero’, cesserebbe anche la principale funzione dei contatti e potrebbe essere dunque automatico rinunciare al loro rinnovo. Tanto più in quanto gli ultimi contatti sono stati abbondantemente generosi e hanno previsto una crescita dell’inflazione molto più alta di quanto non si sia poi avverato e probabilmente anche di quanto fosse possibile prevedere al momento dei rinnovi. E’ successo in pratica che per rinnovare i contatti in un sistema di pace sociale si è dato più di quanto di doveva dare. Ma i contratti, tutti, prevedono che se i conti non tornano, se si è dato di meno o di più, la differenza deve essere restituita: ed è così che a tuttora i lavoratori chimici dovrebbero restituire alle aziende 34 euro e forse, quando si conteggerà anche il 2015, la restituzione sarà anche molto più sostanziosa.

In queste condizioni nessuno sa che fare. Rinunciare al rinnovo dei contratti non è possibile, almeno se si vuole mantenere la pace sociale. I sindacati tengono ai rinnovi, anche perché non c’è solo il salario e poi perché le attese dei lavoratori , anche quelle salariali, sono forti, perché la crisi ha eroso comunque le disponibilità delle fasce meno abbienti. Un aumento dei minimi come si sono avuti negli scorsi anni però non è pensabile, le aziende non hanno alcuna intenzione di pagare. C’è chi ha pensato di rinviare la scadenza contrattuale, decidere una moratoria di uno o due anni, ma appunto sarebbe una rinuncia al rinnovo e non sembra la soluzione migliore. L’altra idea che circola, l’ha espressa chiaramente anche Paolo Pirani, segretario generale della Uiltec, in un’intervista a Fabiana Palombo per Il diario del lavoro, è quella di distribuire con il rinnovo del contratto nazionale una parte dell’aumento della produttività che dovrebbe o potrebbe verificarsi. Discorso difficile da svolgere a un tavolo contrattuale, perché non è facile stimare a priori questa crescita e perché le situazioni delle singole imprese potrebbero, anzi sarebbero certamente differenti tra loro. Un’azienda che ha prospettive positive può anche rischiare di anticipare qualcosa della futura crescita della produttività, ma le aziende che non hanno prospettive positive non hanno alcuna intenzione di procedere in questa direzione. Non è un caso infatti se normalmente, sempre sulla base delle regole che le parti sociali si sono date, la distribuzione dei proventi della crescita della produttività viene fatta in azienda con la contrattazione decentrata. Le regole sono queste, con il contatto nazionale si ricostruisce il potere di acquisto dei salari eroso dall’inflazione, con quello aziendale si distribuisce il più che si è guadagnato.

Quindi semmai sono le regole che vanno cambiate. Azione però molto complessa. Le norme del Testo Unico firmato tredici mesi fa da Confindustria, Cgil, Cisl e Uil sono ancora inattuate. Non è stato ancora firmato l’accordo con l’Inps per il calcolo della rappresentatività e nel frattempo è stato anche deciso di eliminare il Cnel che doveva procedere al calcolo di questa rappresentatività mixando i dati del tesseramento con quello delle elezioni delle Rsu. In più Confindustria ha avanzato, nove mesi fa, delle richieste di modifica di quelle regole, per quanto si riferisce alla contrattazione: queste richieste non hanno per ora avuto seguito, ma restano sul tappeto. Confindustria ha avviato un dialogo con le confederazioni dei lavoratori, ma di qui ad arrivare a un accordo ce ne corre. E invece la stagione contrattuale è vicina. La gran parte dei contratti dell’industria scade a fine 2015, ma alcune categorie hanno già visto scadere il loro contratto, come quella delle Tlc, o sono assai vicine, come gli alimentaristi. Insomma, la situazione è confusa, ma va risolta, anche perché l’attivismo del governo non lascia troppo spazio o troppo tempo alle parti sociali. Una legge sulla rappresentanza, ma a questo punto anche sulla contrattazione potrebbe arrivare da un momento all’altro e per le parti sociali questo potrebbe essere un colpo duro, in grado di metterne ancora di più in forse il ruolo.

Idee ne circolano poche, davvero poche. Ma sono davvero tutti bloccati o c’è qualcuno che ha delle idee, che riesce a mettere a fuoco delle possibili soluzioni? Le nuove generazioni, i più giovani, che pensano di questa crisi delle rappresentanze sociali? Il diario del lavoro ha voluto andare a vedere questa realtà, sperando di trovarle differenti. Per lunedì mattina il nostro giornale ha organizzato a Villa Piccolomini a Roma un seminario per discutere della crisi delle rappresentanze sociali e ha invitato a parlare solo giovani trentenni con posizioni già di ruolo nel mondo della produzione, del sindacato, delle accademie. Giovani sindacalisti, giovani imprenditori, giovani economisti, giuslavoristi, sociologi, che si confrontino tra loro e mostrini se hanno qualcosa da dire. La scommessa è forte, ma Il diario del lavoro non si è sottratto.

Contrattazione
È stata siglata di un’ipotesi di accordo tra la società Italtel e i sindacati di categoria. L’accordo, siglato al ministero dello Sviluppo economico, prevede la riqualificazione e un’integrazione al reddito di 250 euro per i 127 lavoratori del gruppo, da più di quattro anni in cassa integrazione a rotazione. I lavoratori verranno tutti coinvolti in corsi di formazione, che gli consentiranno di conseguire delle certificazioni e di rientrare definitivamente dalla cassa nel 2016. Per quanto riguarda il gruppo Skf, multinazionale svedese che occupa tremila dipendenti in Italia, è stato siglato, assieme ai sindacati di categoria Fim, Fiom, Uilm e Fali, l’ipotesi di accordo sindacale sull’integrativo aziendale. Grazie all’accordo, è stato migliorato il welfare aziendale, sono stati stabiliti incrementi salariali, mediamente di 350 euro all’anno, legando quote di salario a obiettivi di redditività. Ancora in sospeso la vertenza Jabil: dopo l’incontro tenuto al Mise per la cessione dello stabilimento Ericsson di Marcianise alla Jabil, è stato deciso dallo stesso ministero, sotto pressione dei sindacati, di chiedere alle multinazionali di dare più tempo prima della cessione, per verificare fino in fondo la credibilità dei loro piani industriali. La paura delle organizzazioni sindacali, infatti, è che la cessione sia solo il preludio a una chiusura, in tempi brevi, dello stabilimento.

La nota
Questa settimana pubblichiamo due articoli di Fernando Liuzzi in cui si da conto di altrettanti dibattiti svoltisi presso la sede del Cnel. “Primo, non stravincere” riferisce della presentazione del Manuale di tecnica di relazioni industriali di Mario Testoni, pubblicato nella collana Adapt dell’editore Giuffré. Tute blu: due stagioni a confronto riporta l’iniziativa promossa dall’associazione Koiné,  e in particolare del faccia a faccia tra i leader della Fim, Marco Bentivogli, e della Fiom, Maurizio Landini.

Interviste
Questa settimana Il Diario del Lavoro pubblica due interviste di Emanuele Ghiani: al presidente del Sai, il sindacato attori italiano, Giulio Scarpati, sentito sulle difficoltà della categoria nel rinnovo dei contratti e sulle idee da mettere in campo per risollevare le sorti del settore; e alla segretaria di Fillea Cgil, Marinella Meschieri, che si è espressa sul nuovo codice di comportamento etico inserito nel contratto del settore del legno.

Fabiana Palombo ha invece intervistato il segretario generale della Uiltec, Paolo Pirani, sui criteri che il sindacato intende adottare per riuscire ad arrivare al rinnovo del contratto nazionale del settore chimico-farmaceutico, istituto che potrebbe essere compromesso dall’avverso scenario economico

Documentazione
Disponibili sul Diario del Lavoro due importanti verbali d’accordo, quello con cui, lo scorso novembre, si scongiuravano i 382 licenziamenti del sito Marcianise di Jabil, e quello sul codice etico anti molestie e mobbing firmato per il settore del legno. Presenti inoltre i testi del ddl messo a punto dal gruppo di giuslavoristi “Freccia Rossa” sulla rappresentanza sindacale, e del ddl 1148 presentato dal gruppo M5S sul reddito di cittadinanza. Infine sarà possibile consultare il rapporto annuale Istat sulla situazione economica del paese nell’anno appena trascorso, quello sul carico tributario famiglie nell’anno 2012, il notiziario Cnel sul mercato del lavoro, la stima preliminare del Pil effettuata dall’Istat e, infine, il rapporto Ocse Going for growth.

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