La manovra non gli piace, ma nemmeno lo sciopero della Cgil, che dà un’immagine cattiva del paese. Giovanni Centrella, il segretario generale dell’Ugl, si dice pronto a firmare un accordo per la non applicazione dell’articolo 8. Non servirebbe, afferma, perché nessun sindacato firmerebbe accordi che diano la possibilità di licenziare, ma se serve si faccia pure. Gli piacerebbe però un sindacato diverso, che stia più tra i lavoratori, meno con la politica. perché i lavoratori avvertono il distacco e danno le spalle al sindacato.
Centrella, serviva questo articolo 8 del decreto legge del governo?
Per me poteva anche non esserci. Non muove soldi nella manovra. Dà il diritto ai sindacati più rappresentativi di fare accordi che permettano di licenziare: ma un sindacato, se è rappresentativo, quindi radicato nel mondo del lavoro, non firmerebbe mai un accordo del genere.
Se ne è discusso molto però.
Mi sembra un modo per non affrontare in maniera serie i problemi veri.
La Cgil ha proposto di firmare un accordo proprio per avere certezze che non si faranno mai questi accordi.
Io non ho difficoltà a firmare un altro accordo con Cgil, Cisl e Uil, ma a cosa serve? Lo capirei se fosse consistente il timore che quegli accordi in deroga per licenziare si facciano davvero. Ma io non ci credo, quindi non ne vedo l’utilità. Comunque, se serve per rassicurare qualcuno, va bene pure questo nuovo patto. Ma io non credo che stiamo dando un bell’esempio.
In che senso?
Tre sindacati che manifestano in piazza, un altro che sciopera da solo. Servirebbe che i quattro sindacati remassero tutti dalla stessa parte.
L’Ugl come ha protestato?
Siamo andati in piazza davanti al Senato con Cisl e Uil. Lo abbiamo fatto perché riteniamo che l’iniqua manovra del governo penalizzi i lavoratori dipendenti e il ceto medio basso più degli altri.
Però non è bene scioperare.
Non mi sembra che si dia una buona immagine del paese. Meglio altre forme di protesta.
Voi combattete la manovra del governo?
Sì, soprattutto perché non porta crescita, serviva più coraggio, bisognava dare un esempio ai cittadini italiani. Tutti i paesi europei hanno una tassa sui patrimoni elevati, perché noi no? Servivano tagli consistenti ai costi della politica, sono stati molto modesti. Si è solo tassato i redditi, il contrario di cosa chiede il sindacato. E poi noto un controsenso negli atti del governo, che prima lancia e sostiene il federalismo, poi lo uccide togliendo tutte le risorse agli enti locali. O non ci saranno più i servizi o saranno molto più cari. Comunque pagheranno i più deboli.
Il sindacato è sempre più marginale nella società?
Lo dico da tempo.
Ma perché questo deterioramento?
Perché il sindacato non fa quello per cui è nato, difendere il posto di lavoro e i redditi dei lavoratori. Fa politica, fa cose che non gli competono. Ed è un altro esempio cattivo che dà ai lavoratori. E’ così che i lavoratori scelgono di non iscriversi e il sindacato perde peso nella società invece di accrescerlo. Servirebbe uno scatto d’orgoglio, tornare a essere quello che eravamo una volta, riprendere il nostro posto nella società.
Di chi la responsabilità?
Di tutti noi del sindacato, a tutti i livelli.
Che dovreste fare?
Tornare tra i lavoratori. Lo dico sempre ai miei, il posto del sindacalista è tra i lavoratori, non dietro a una scrivania. Se io non fossi un metalmeccanico, come sono, come potrei capire come fare un contratto, cosa è più importante, se devo privilegiare la crescita del salario o un’altra cosa? Un sindacalista metalmeccanico dovrebbe stare con la tuta addosso, noi sembriamo tutti liberi professionisti. E’ anche così che ci si allontana dai lavoratori.
Per questo il tasso di sindacalizzazione è sceso di dieci punti in pochi anni?
Anche per questo. Ma io farei attenzione nel parlare di queste cose. Perché i numeri delle tessere sono importanti, ma la rappresentatività di un sindacato è fatta di altre cose.
Quali altre cose?
Credo sia importante sapere se un sindacato è presente in tutti i capoluoghi di provincia, se offre tutti i servizi ai lavoratori, quanti voti prende nelle elezioni delle rappresentanze, ma anche il peso che ha nei fondi previdenziali integrativi, quanti contratti integrativi firma, quante vertenze segue e conclude.
Voi siete rappresentativi?
Sì, perché rispondiamo positivamente a tutte quelle indicazioni. Siamo ovunque, offriamo tutti i servizi necessari, siamo nei fondi, facciamo tante vertenze. Siamo vicini ai lavoratori.
E le tessere?
Abbiamo due milioni e 74mila iscritti. Abbiamo firmato l’accordo su rappresentatività con Cgil, Cisl, Uil e Confindustria, speriamo di attuarlo al più presto, così verranno fuori i numeri veri e non se ne parlerà più.
Ha buoni rapporti con Cgil, Cisl e Uil?
Sì, con tutte e tre le confederazioni. Certo, abbiamo una sintonia maggiore con Cisl e Uil, con quelli che Maurizio Sacconi chiama i sindacati riformisti. Abbiamo radici vicine, ci intendiamo meglio. Su certi argomenti è più facile dialogare con loro che con la Cgil.
Cosa pensa di Susanna Camusso?
Ho molta stima di lei, la rispetto. Siamo diversi, ma con lei si parla di tutto, abbiamo opinioni diverse su alcune cose, ma, ripeto, la rispetto e la stimo.
Che rapporti ha con il mondo della politica?
Io credo che un sindacato non debba mai schierarsi. Parlare sì, certamente, con tutti, di destra e di sinistra, non fosse che perché le forze politiche legiferano sui temi del lavoro. Per questo dobbiamo interagire con loro, ma senza mai allontanarsi dai nostri valori.
Ma con chi parla di più?
Guardi, noi abbiamo forse più rapporti con il centro sinistra che con il centro destra. Non mi chieda perché, ma questa è la realtà. Renata Polverini diceva di essere più di sinistra che di destra: io non lo dico, ma non sono per questo un uomo di destra. Preferisco dire che sono un estremista di centro, è questa la mia idea forte. Detto ciò, ho ottimi rapporti con tanti del centro destra. Maurizio Gasparri, per esempio, o Alfredo Mantovano, persone sempre disponibili, con le quali è sempre possibile parlare dei nostri problemi.
Che rapporti ha con la Polverini?
Abbiamo ottimi rapporti, sempre nel rispetto dei rispettivi ruoli. Lei viene dal sindacato, tiene sempre molto alle cose che riguardano i lavoratori e il sindacato.
Massimo Mascini

























