(Dal Resoconto Sommario)
UFFICIO DI PRESIDENZA INTEGRATO DAI RAPPRESENTANTI DEI GRUPPI
Giovedì 16 ottobre 2003.
L’ufficio di presidenza si è riunito dalle 14.50 alle 15.
Giovedì 16 ottobre 2003. – Presidenza del presidente Domenico BENEDETTI VALENTINI. – Interviene il sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali Alberto Brambilla.
La seduta comincia alle 15.
Petizione n. 627 del 2003 del signor Riccardo Tucci, da Roma, in rappresentanza dell’ANLA (Associazione nazionale lavoratori anziani di azienda), che chiede: separazione della previdenza dall’assistenza nel sistema sociale italiano.
(Seguito dell’esame ai sensi dell’articolo 109, comma 2, del regolamento e rinvio).
La Commissione prosegue l’esame, rinviato nella seduta del 2 ottobre 2003.
Domenico BENEDETTI VALENTINI, presidente, ricorda che nella precedente seduta il relatore ha illustrato la petizione in titolo che chiede al Governo e al Parlamento di attuare una riforma volta a separare la gestione della previdenza e dell’assistenza, in modo che all’INPS e all’INPDAP rimanga esclusivamente la gestione previdenziale; invece tutti gli interventi assistenziali dovrebbero essere gestiti da enti o comunque strutture pubbliche distinti. In particolare la petizione suggerisce di costituire, presso il Ministero del lavoro (o la Presidenza del Consiglio) un Dipartimento ad hoc, con compiti di gestione di tutta l’assistenza pubblica e dotato di un proprio autonomo bilancio.
Il sottosegretario Alberto BRAMBILLA, intervenendo sulla petizione presentata, rileva innanzitutto l’inopportunità di inserire una struttura di carattere amministrativo all’interno di un ministero e precisa che l’INPS ha già una contabilità separata per la previdenza e per gli interventi assistenziali avviata con la legge 9 marzo 1989, n. 88, di riforma dell’ente stesso; essa ha sancito il principio della separazione tra area assistenziale e area previdenziale, istituendo la GIAS e ponendo progressivamente a carico dello Stato il finanziamento della gestione stessa.
Per quanto riguarda la gestione delle invalidità civili, ricorda che si tratta di un’attività meramente assistenziale, che presenta i conti al Ministero dell’economia e delle finanze che a sua volta fornisce i mezzi finanziari.
Fa poi presente che, sulla base della documentazione messa a disposizione della Commissione in ordine ad una riclassificazione della spesa pensionistica italiana nell’ambito del conto economico della protezione sociale, quando in sede di confronti internazionali si effettuano le analisi comparative sulla spesa per la protezione sociale, l’Italia risulta essere sempre il paese con la più elevata spesa per le pensioni, tant’è che ormai è diventato luogo comune affermare che la spesa sociale italiana è più o meno in linea con quella degli altri paesi europei, ma mostra una composizione molto squilibrata, posto che risulta che si spenda troppo per pensioni e rendite (circa il 70 per cento della spesa totale), poco per disoccupazione, assistenza e famiglia, nulla per la casa e l’esclusione sociale. Tuttavia, ritiene sia dimostrabile che in Italia l’eccesso di spesa pensionistica non sia attribuibile esclusivamente alle pensioni, quanto in misura piuttosto consistente a tutte quelle prestazioni definite come «previdenziali» ma che per natura e modalità di finanziamento andrebbero più correttamente classificate come socio-assistenziali, di sostegno al reddito e alla famiglia.
Ricorda che nella «Relazione generale sulla situazione economica del paese « per l’anno 2000 si è indicato che oltre il 70 per cento della spesa sociale è assorbito dalle pensioni; anche il DPEF del 2002 segnala una spesa pensionistica italiana più elevata rispetto ai partners europei.
Ma nella «Relazione generale sulla situazione economica del paese» vengono inglobati nella voce della vecchiaia anche il TFR, le liquidazioni in capitale, l’equo indennizzo ed alcune voci relative all’invalidità e all’assistenza, senza specificare ciò che è finanziato e ciò che è a carico della fiscalità; il risultato finale della relazione mostra come per la funzione invalidità, vecchiaia e superstiti in Italia per ogni 100 euro di spesa sociale si spendano 70,6 euro, con un’incidenza sul PIL pari al 17,1 per cento.
Ebbene, nello studio predisposto dichiara di aver cercato di individuare quanto realmente incidano, all’interno del sistema italiano di protezione sociale, la spesa pensionistica, definita come pura in quanto supportata da contribuzione, e quella assistenziale. Del resto, una corretta classificazione della situazione consentirebbe di avere un quadro diverso e più in linea con i partners europei, mostrando le criticità del sistema di welfare non imputabili all’attuale sistema pensionistico quanto piuttosto alla mancata correlazione tra contributi e prestazioni e soprattutto al peso del sistema assistenziale caratterizzato da gravi squilibri regionali.
Posto che i dati per «funzione» vengono inviati all’Eurostat, che li pubblica pressoché integralmente, ritiene sia facile evincere che da questi emerge come in media le spese per la protezione sociale nel loro complesso in Europa rappresentino il 26,4 per cento del PIL mentre in Italia rappresentano il 24,4 per cento; il paese quindi spende per protezione sociale meno di quanto spendono mediamente gli altri paesi europei, ma ciò che differenzia l’Italia è la composizione della spesa allocata per il 70,4 per cento alle funzioni invalidità, vecchiaia e superstiti, con un’incidenza sul PIL del 17,1 per cento. Pertanto, dalla lettura dei dati Eurostat l’Italia appare il paese che spende di più per le pensioni, ma l’Eurostat si limita a registrare i flussi contabili provenienti dall’Istat e dalla Ragioneria generale dello Stato, determinando così pesanti riflessi di politica economica e conseguenti continui richiami alla necessità di riformare il sistema pensionistico.
Pertanto, ritiene derivi da qui la necessità di procedere ad un nuovo metodo di classificazione, attualmente in fase di studio presso l’Eurostat, che introduca una serie di criteri che potrebbero rendere meglio comparabile il conto-confronto tra i diversi schemi nazionali.
Domenico BENEDETTI VALENTINI, presidente, anche alla luce delle indicazioni e dei chiarimenti forniti dal rappresentante del Governo, invita il relatore a predisporre un documento in risposta alla petizione presentata.
Rinvia pertanto il seguito dell’esame ad altra seduta.
La seduta termina alle 15.20.

























