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Home - Senato - Commissione Lavoro, previdenza sociale

Commissione Lavoro, previdenza sociale

22 Ottobre 2009
in Senato

(Dal Resoconto Sommario)


IN SEDE REFERENTE

(1738) Conversione in legge del decreto-legge 25 settembre 2002, n. 210, recante disposizioni urgenti in materia di emersione del lavoro sommerso e di rapporti di lavoro a tempo parziale
(Seguito e conclusione dell’esame)

Si riprende l’esame sospeso nella seduta dell’8 ottobre scorso.

Il PRESIDENTE ricorda che nella precedente seduta si è conclusa l’illustrazione degli emendamenti. Dà quindi lettura del parere espresso dalla 5a Commissione permanente, sottolineando che il parere di nulla osta espresso sul testo del decreto-legge è subordinato all’inserimento, al comma 2 dell’articolo 1, di una disposizione di copertura della spesa per l’attività ed il funzionamento dei CLES, che la Commissione bilancio valuta, a regime, nella misura di 2,6 milioni di euro annui.

Il relatore MORRA illustra quindi l’emendamento 1.100, inteso appunto a recepire la condizione posta nel parere espresso dalla Commissione bilancio.

Il PRESIDENTE invita quindi il relatore e il rappresentante del Governo ad esprimersi sull’ordine del giorno illustrato dal senatore Ripamonti nella precedente seduta, del quale dà lettura:

0/1738/1/11
RIPAMONTI
‘Il Senato della Repubblica,
in sede di conversione in legge del decreto-legge 25 settembre 2002, n. 210 recante disposizioni urgenti in materia di emersione del lavoro sommerso e di rapporti di lavoro a tempo parziale, emanato dal Governo per dare attuazione all’avviso comune siglato dalle parti sociali il 24 luglio 2002 in materia di emersione dell’economia sommersa,
considerato che il citato avviso comune prevede che ‘le modalità di funzionamento dei CLES saranno definite con apposito regolamento, definito dalle parti sociali.’
impegna il Governo:
a convocare le parti sociali comparativamente più rappresentative entro e non oltre novanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto-legge al fine di definire il regolamento relativo al funzionamento dei CLES’.

Su tale ordine del giorno esprimono parere contrario il RELATORE ed il rappresentante del GOVERNO.

Previo accertamento della sussistenza del numero legale da parte del PRESIDENTE, l’ordine del giorno 0/1738/1/11 è posto ai voti e respinto.

Si passa alla votazione degli emendamenti riferiti all’articolo 1 del decreto-legge n. 210.

Il relatore MORRA raccomanda l’accoglimento degli emendamenti da lui sottoscritti ed esprime parere contrario su tutti gli altri emendamenti riferiti all’articolo 1 del decreto-legge n. 210, nonché sugli emendamenti aggiuntivi 1.0.1 e 1.0.2.

Il sottosegretario SACCONI esprime parere conforme a quello del relatore, sottolineando che negli emendamenti da questi predisposti – sui quali il suo parere è favorevole – sono state recepite numerose indicazioni e sollecitazioni emerse dalla discussione e, in particolare, dagli interventi dei senatori appartenenti ai Gruppi politici dell’opposizione.

Si passa alle votazioni.

Con distinte e successive votazioni, sono respinti gli emendamenti 1.31, 1.33, 1.35, 1.36 e 1.37. Sono quindi posti congiuntamente ai voti, in quanto di identico contenuto, e respinti, gli emendamenti 1.30 e 1.38.

Stante l’assenza dei proponenti, il PRESIDENTE dichiara decaduti gli emendamenti 1.22, 1.24, 1.23 e 1.25.

Dopo la reiezione degli emendamenti 1.8 e 1.1, la Commissione accoglie l’emendamento 1.2 del relatore e respinge l’emendamento 1.9.

Il senatore PIZZINATO osserva quindi che l’emendamento 1.26 intende rendere il decreto-legge all’esame più aderente allo spirito della recente riforma del titolo V della Costituzione, nel rispetto delle nuove competenze legislative concorrenti attribuite alle regioni in materia di tutela del lavoro.

Il senatore MONTAGNINO dichiara di aggiungere la sua firma all’emendamento 1.26.

Dopo che il PRESIDENTE ha ricordato che sull’emendamento 1.26 la Commissione bilancio ha espresso parere contrario ai sensi dell’articolo 81 della Costituzione, il sottosegretario SACCONI rileva che l’esigenza posta nell’emendamento 1.26 è senz’altro fondata, ma la soluzione in esso prospettata rischia di risolversi in un appesantimento burocratico. Suggerisce quindi di prevedere forme di monitoraggio del processo di emersione, da svolgersi su base regionale e da attuare attraverso gli ordinari strumenti amministrativi. Si dichiara pertanto disponibile ad accogliere un ordine del giorno in tal senso.

Il senatore PIZZINATO, preso atto delle disponibilità manifestata dal rappresentante del Governo, dichiara di trasformare l’emendamento 1.26 nel seguente ordine del giorno:

0/1738/2/11
PIZZINATO, BATTAFARANO, MONTAGNINO, PILONI, RIPAMONTI
‘Il Senato della Repubblica,
in occasione dell’esame del disegno di legge di conversione del decreto-legge 25 settembre 2002, n. 210 riguardante l’emersione del lavoro sommerso,
considerato che, anche alla luce della riforma del titolo V della Costituzione sono affidate alle Regioni competenze in materia del mercato del lavoro;

impegna il Governo,

tramite il Ministero del lavoro, a disporre, in via ordinativa, una strumentazione adeguata per fornire – per ogni regione – al Consiglio regionale ed alla Giunta regionale i dati riguardanti il quadro dell’emersione del lavoro sommerso sulla base dei risultati acquisiti, dai singoli e dall’insieme dei CLES, di ogni Regione’.

Con il parere favorevole del RELATORE e del rappresentante del GOVERNO, l’ordine del giorno è quindi posto ai voti ed accolto.

La Commissione accoglie quindi l’emendamento 1.100 del relatore – che recepisce la condizione posta dalla Commissione bilancio nel parere del quale ha dato lettura il Presidente – e respinge, con distinte votazioni gli emendamenti 1.10 e 1.11.

Nell’annunciare il voto contrario all’emendamento 1.4, la senatrice PILONI stigmatizza l’atteggiamento di aprioristica chiusura da parte del rappresentante del Governo e dei Gruppi politici della maggioranza nei confronti di proposte palesemente migliorative, e non ostruzionistiche, del testo all’esame. Ritiene che la seconda parte dell’emendamento 1.4 introduca una disposizione pericolosa, tendente a trasformare l’obbligo di definire per via contrattuale il processo di riallineamento retributivo in una mera eventualità, ampliando, d’altra parte, in modo eccessivo il potere decisionale della parte imprenditoriale.

Il senatore MORRA fa presente che la seconda parte dell’emendamento 1.4 si limita a precisare con quali modalità si realizza il progressivo adeguamento agli obblighi in materia di trattamento economico, nel caso in cui non sia intervenuto l’accordo delle parti.

Il sottosegretario SACCONI concorda con i rilievi del relatore e ricorda che nei CLES sono comunque rappresentate le parti sociali.

Aderendo ad una osservazione del senatore MONTAGNINO, il RELATORE riformula quindi l’emendamento 1.4 aggiungendo, al secondo periodo, dopo le parole ‘accordi sindacali collettivi’ le altre ‘di riallineamento’.

Il senatore RIPAMONTI annuncia che voterà contro l’emendamento 1.4, osservando che la riformulazione testè proposta dal relatore introdurrebbe un ulteriore freno alla stipula di accordi collettivi in materia di riallineamento retributivo.

L’emendamento 1.4, nel testo modificato, viene quindi posto ai voti e accolto.

Posti separatamente ai voti sono quindi respinti gli emendamenti 1.12 e 1.39. Vengono accolti, con distinte votazioni, gli emendamenti 1.3 e 1.5.

Il PRESIDENTE avverte che, a seguito dell’accoglimento dell’emendamento 1.5, risultano assorbiti gli emendamenti 1.29, 1.13 e 1.6.

La Commissione accoglie quindi l’emendamento 1.7 e, con distinte e successive votazioni, respinge gli emendamenti 1.15, 1.150, 1.16, 1.17, 1.18 e 1.19.

Il senatore BATTAFARANO annuncia quindi che voterà a favore dell’emendamento 1.40 che, a suo avviso, introduce opportunamente il voto a maggioranza qualificata dei componenti dei CLES nel caso in cui, al termine di un’adeguata istruttoria, gli enti chiamati a gestire in tutto o in parte il processo di rientro nella legalità, esprimano parere contrario, per quanto di loro competenza, ai piani individuali di emersione.

Il relatore MORRA, nel ribadire il parere contrario sull’emendamento 1.40, osserva che esso introduce un gravoso appesantimento procedurale e prevede una modalità di votazione che, a suo parere, non è funzionale al superamento del problema posto dal senatore Battafarano. Occorre inoltre considerare che, all’interno dei CLES, sono già rappresentate le amministrazioni chiamate a gestire i diversi aspetti del processo di emersione.

Il sottosegretario SACCONI, anch’egli contrario all’emendamento 1.40, ricorda che il decreto-legge all’esame recepisce un avviso comune siglato a luglio tra le parti sociali, nel quale, tra l’altro, è dettata una precisa disciplina della composizione e delle attribuzioni dei CLES, costituiti in modo tale da rappresentare tutti i soggetti coinvolti nel processo di emersione.

Il senatore PIZZINATO osserva che nelle decisioni adottate a maggioranza dai CLES è possibile che si verifichi l’emarginazione di fatto delle rappresentanze dei lavoratori, il che appare difficilmente compatibile con il buon andamento del processo di emersione. Non è irrilevante, per questo aspetto, il fatto che la CGIL non sia tra le organizzazioni firmatarie dell’avviso comune, considerata l’ampia rappresentatività di tale confederazione sindacale.

Posto ai voti, l’emendamento 1.40 è respinto, risultando conseguentemente precluso l’emendamento 1.41.

Il senatore MONTAGNINO annuncia quindi che voterà a favore dell’emendamento 1.32, che intende costituire una garanzia in più per i proponenti del piano individuale di emersione, con il fine di evitare che la reiezione del predetto piano impedisca definitivamente all’imprenditore di mettersi in regola.

Il sottosegretario SACCONI, pur non modificando l’avviso già espresso sull’emendamento 1.32, ritiene che l’istanza in esso manifestata sia meritevole di considerazione e pertanto si riserva di valutare ulteriormente la questione nell’ambito della discussione in Assemblea del disegno di legge in titolo.

Posti separatamente ai voti sono quindi respinti gli emendamenti 1.32, 1.34, 1.27, 1.20, 1.21 e 1.28.

Il senatore PIZZINATO fa presente che l’emendamento 1.0.1 intende risolvere un problema già affrontato nel corso della discussione di altri provvedimenti in materia di emersione. Egli pertanto voterà a favore di tale emendamento, che si propone di regolarizzare la posizione contributiva degli operatori delle comunità terapeutiche convenzionate, con un onere contenuto a carico del bilancio dello Stato.

Dopo che il sottosegretario SACCONI ha rilevato che la proposta contenuta nell’emendamento 1.0.1 è comunque onerosa, lo stesso emendamento, posto ai voti, è respinto.

Il senatore PIZZINATO invita quindi il rappresentante del Governo a rivedere la posizione contraria espressa sull’emendamento 1.0.2, che intende colmare una lacuna presente non soltanto nella legislazione vigente, ma anche nelle proposte del Governo per il riordino dell’ordinamento sportivo. Si tratta, in sostanza, di porre le premesse, anche sul piano normativo, affinchè le società sportive dilettantistiche vengano poste nelle condizioni di regolarizzare i propri dipendenti.

Il sottosegretario SACCONI, pur confermando l’avviso contrario del Governo, motivato anche per il carattere oneroso dell’emendamento 1.0.2, assicura il senatore Pizzinato che la questione da lui sollevata sarà valutata con la massima attenzione, anche in previsione della discussione in Assemblea.

Posto ai voti, l’emendamento 1.0.2 è respinto.

Intervenendo sull’ordine dei lavori, il senatore RIPAMONTI osserva che il termine per la presentazione all’Assemblea degli emendamenti sul disegno di legge in titolo è stato fissato prima della conclusione dell’esame in sede referente. Sarebbe pertanto necessario invitare la Presidenza del Senato a fissare un nuovo termine, per consentire la presentazione di subemendamenti agli emendamenti già accolti in Commissione.

Il senatore MONTAGNINO ritiene che, per le considerazioni testè esposte dal senatore Ripamonti, dovrebbe essere fissato un nuovo termine, sia per la presentazione in Assemblea di subemendamenti agli emendamenti già accolti o che verranno accolti nel corso dell’esame in sede referente, sia per la presentazione di nuovi emendamenti, considerato che, per la conversione in legge dei decreti-legge, non sussistono i vincoli regolamentari previsti per la proposizione in Assemblea di emendamenti ai disegni di legge finanziaria e di bilancio e ai disegni di legge ad essi collegati.

Il PRESIDENTE assicura i senatori Ripamonti e Montagnino che non mancherà di rappresentare al Presidente del Senato le richieste da loro testè avanzate.

Si passa alla votazione degli emendamenti riferiti all’articolo 2.

Il relatore MORRA raccomanda l’accoglimento dell’emendamento 2.2, ed esprime parere contrario su tutti gli altri emendamenti riferiti all’articolo 2 del decreto-legge n. 210.

Il sottosegretario SACCONI esprime parere conforme a quello del relatore.

Posti separatamente ai voti, sono quindi respinti gli emendamenti 2.1, 2.6, 2.3 e 2.4, dopo che il PRESIDENTE ha dichiarato decaduto per l’assenza del proponente l’emendamento 2.5.

Viene quindi accolto l’emendamento 2.2.

Si passa alla votazione degli emendamenti riferiti all’articolo 3 del decreto-legge n. 210.

IL relatore MORRA raccomanda l’accoglimento dell’emendamento 3.1, che ritiene preferibile agli emendamenti 3.2 e 3.4, di analogo tenore. Esprime parere contrario sull’emendamento 3.3.

Il sottosegretario SACCONI esprime parere conforme a quello del relatore.

Posti separatamente ai voti, sono quindi respinti gli emendamenti 3.2 e 3.4 mentre risulta accolto l’emendamento 3.1.

Il PRESIDENTE dichiara quindi decaduto l’emendamento 3.3 per l’assenza dei proponenti.
Avverte quindi che la votazione sugli emendamento al testo del decreto-legge n. 210 è conclusa.

Si passa alle dichiarazioni di voto.

La senatrice PILONI annuncia che il Gruppo Democratici di sinistra – l’Ulivo voterà contro la conversione in legge del decreto-legge all’esame: i motivi di tale contrarietà sono diversi ma, in primo luogo, vi è la constatazione che il decreto-legge, nel testo emendato, non è rispettoso dell’avviso comune siglato tra le parti sociali nel luglio dell’anno in corso. In particolare, l’emendamento 1.4 del relatore – che, tra l’altro, avrebbe dovuto essere più opportunamente collocato alla lettera b) del capoverso 2 del comma 2 dell’articolo 1 – risulta accettabile per la prima parte, mentre nel secondo periodo è in contrasto con gli accordi sottoscritti tra le parti sociali, soprattutto laddove essi prevedono che le proposte per il progressivo adeguamento agli obblighi sanciti dai contratti collettivi nazionali di lavoro in materia di trattamento economico devono essere formulate, ai fini della loro approvazione, in conformità al contenuto di accordi sindacali collettivi di riallineamento retributivo, conclusi, a livello provinciale – e, in mancanza, a livello nazionale o regionale – tra le organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative e le associazioni dei datori di lavoro. Con l’accoglimento dell’emendamento 1.4 l’obbligo della contrattazione, stabilito nell’avviso comune, degrada invece a mera eventualità. In tal modo, viene anche disattesa la parte dell’avviso comune, relativa alle funzioni dei CLES, nella quale si afferma che questi ultimi prendono atto della conformità del piano individuale di emersione ai contenuti degli accordi collettivi, per quanto attiene ai minimi contrattuali.

Il senatore TREU osserva che l’eccessiva accelerazione impressa all’esame in sede referente ha impedito di valutare con la dovuta attenzione alcune proposte del relatore, di modifica del decreto-legge n. 210 – di per sé scarsamente significativo – che costituiscono un vero e proprio travisamento dei contenuti dell’avviso comune siglato a luglio tra le parti sociali. Quest’ultimo prevedeva, senza alcuna eccezione, che il percorso di progressivo allineamento al trattamento economico previsto dai contratti collettivi di lavoro dovesse essere oggetto di negoziazione tra le parti sociali. Con l’emendamento 1.4 del relatore, l’obbligo di contrattare diventa una facoltà e si attribuisce ai CLES il potere di decidere in materia di riallineamento retributivo nel caso in cui l’accordo sindacale non sia stato siglato. Il Governo dovrebbe però riflettere meglio sull’opportunità e l’efficacia di tale scelta, con cui un organo tripartito viene chiamato a sostituirsi alle parti sociali. E’ bene infatti evitare che si vengano a definire in modo surrettizio soluzioni intese a vanificare il carattere negoziale del percorso di emersione. Pertanto il Gruppo la Margherita – l’Ulivo esprimerà un voto contrario sul provvedimento in titolo.

Il senatore MONTAGNINO precisa che il recepimento del suggerimento da lui dato, al fine di integrare e migliorare la formulazione dell’emendamento 1.4, non gli appare però tale da fugare le perplessità suscitate dal contenuto complessivo delle modifiche approvate dalla Commissione, che alterano l’impianto complessivo del decreto-legge e si pongono in aperto contrasto con quanto previsto dall’avviso comune, relativamente all’obbligo di negoziare la gradualità del riallineamento retributivo, nell’ambito del più generale processo di emersione.

Il senatore RIPAMONTI annuncia il voto contrario del Gruppo Verdi – l’Ulivo alla conversione in legge del decreto-legge n. 210: a suo avviso, la gradualità del processo di emersione, comprensibile per i profili contributivi o fiscali, non è invece accettabile per quel che riguarda la retribuzione, che deve essere immediatamente adeguata ai livelli minimi previsti dai contratti collettivi di lavoro. Per tale aspetto, l’emendamento 1.4 peggiora ulteriormente le già discutibili disposizioni contenute nel decreto-legge n. 210. Quest’ultimo, che costituisce l’ennesima modifica della cosiddetta legge Tremonti-bis, prevede inoltre che l’emersione sia accompagnata da sanatorie in materia ambientale e urbanistica. L’insensibilità del Governo e della maggioranza su questi temi è nota: tuttavia, occorrerebbe considerare che la regolarizzazione di insediamenti produttivi abusivi pone ingiustamente a carico della collettività – e non già dell’imprenditore – gli oneri connessi all’eventuale risanamento ambientale e produce inoltre l’effetto di obbligare il comune ad avviare le relative opere di urbanizzazione. Anche per tali motivi, la sua parte politica esprime un avviso del tutto contrario al provvedimento in conversione.

Poiché non vi sono altre richieste di intervenire per dichiarazione di voto, la Commissione conferisce al relatore Morra il mandato di riferire all’Assemblea in senso favorevole alla conversione del decreto-legge n. 210, nel testo emendato, e di chiedere l’autorizzazione a svolgere oralmente la relazione.



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