(Dal Resoconto Sommario)
Interviene il sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali Viespoli.
IN SEDE CONSULTIVA
(Doc. LVII, n. 3) Documento di programmazione economico-finanziaria relativo alla manovra di finanza pubblica per gli anni 2004-2007
(Parere alla 5a Commissione. Seguito dell’esame e rinvio)
Si riprende l’esame sospeso nella seduta di ieri.
Il PRESIDENTE ricorda che nella precedente seduta il relatore Fabbri ha svolto la relazione sul Documento in titolo. Dichiara quindi aperta la discussione.
Il senatore VIVIANI osserva preliminarmente che, come si constata ormai da più parti, le Camere sono chiamate ed esaminare un Documento di programmazione economico-finanziaria evanescente, privo di indicazioni concrete in ordine alle scelte rilevanti e agli interventi di carattere strutturali di cui il Paese ha invece urgente necessità. Ci si limita, infatti, ad definire i saldi di finanza pubblica, sulla base di stime sulla crescita del PIL per il 2004, pari al 2 per cento, che appaiono eccessivamente ottimistiche, soprattutto se raffrontate allo 0,8 per cento previsto per l’anno in corso: ne derivano cifre poco credibili anche per quanto attiene alle previsioni riguardanti il rapporto tra deficit e PIL e il tasso di inflazione programmata, che risulta inoltre fortemente divaricato rispetto all’andamento tendenziale. Tra l’altro, occorre rilevare che l’istituto dell’inflazione programmata, nei periodi in cui l’andamento dei prezzi presenta caratteristiche di instabilità, può produrre effetti penalizzanti, soprattutto nei confronti delle retribuzioni.
Uno specifico elemento di preoccupazione, relativamente alla situazione dei conti pubblici, è legato al vistoso ridimensionamento del livello dell’avanzo primario, che si riduce, rispetto agli anni precedenti, passando al 3 per cento del PIL per l’esercizio finanziario in corso. L’entità complessiva della manovra, valutata in 16 miliardi di euro, appare pertanto sottostimata in relazione all’obiettivo di assicurare un adeguato contenimento dei conti pubblici. Inoltre, le indicazioni circa le misure da adottare, sia sul versante della spesa, sia su quello dell’entrata sono eccessivamente generiche e, in larga misura, ripropongono interventi una tantum, senza la previsione di misure strutturali. Prevale pertanto la logica del rinvio, che riguarda sia la controversa riforma previdenziale, sia l’attuazione del secondo modulo della riforma fiscale, mentre appare del tutto incerta la copertura finanziaria per gli interventi infrastrutturali, per la riforma della scuola e per il Mezzogiorno. Significativamente, i risultati migliori per quanto riguarda il contenimento del deficit e l’andamento dell’inflazione vengono rinviati all’anno finale del periodo preso in considerazione, il 2007.
Il Documento esprime poi un giudizio positivo sulla attuale situazione dell’occupazione e del mercato del lavoro, prevedendo il conseguimento entro il 2010 degli obiettivi occupazionali fissati in sede europea: un tale giudizio è però in palese contrasto con le valutazioni negative circa la eccessiva rigidità del sistema di incontro tra domanda ed offerta di lavoro, che sono alla base dello schema di decreto delegato di attuazione della legge n. 30 del 2003, attualmente all’esame delle Camere, e indicato nel Documento medesimo come una delle riforme strutturali più significative ed urgenti.
La crescita dell’occupazione nel 2003 risulta positiva, attestatosi sullo 0,6 per cento, ma in riduzione rispetto all’1,1 per cento registrato nel 2002. Un tale risultato, come è noto, viene posto in relazione ad un marcato aumento dell’occupazione femminile, e il Documento sottolinea, in particolare, la positiva prestazione riguardante le lavoratrici con una elevata qualificazione professionale. Un tale dato conferma la necessità di adeguati investimenti nel comparto formativo, più volte sollecitati dai Gruppi politici del centro-sinistra, ben al di là delle modeste misure finora adottate dal Governo.
Sempre secondo le cifre fornite dal DPEF – prosegue il senatore Viviani – le previsioni sull’andamento del tasso di occupazione nei prossimi quattro anni non appaiono particolarmente esaltanti, e ciò dimostra che il Governo stesso nutre scarsa fiducia sugli effetti della tanto decantata riforma del mercato del lavoro. Anche in questo campo, peraltro, i risultati migliori sono rinviati al 2007.
La stessa logica del rinvio presiede anche alla valutazione sul non soddisfacente andamento del tasso di occupazione per il Mezzogiorno, e gli impegni di spesa indicati nel Documento appaiono poco credibili, permanendo un’incertezza di fondo sull’entità delle risorse effettivamente disponibili.
Da uno dei diagrammi che corredano il testo in esame, risulta poi che la quota di reddito destinata al lavoro in Italia è la più bassa in Europa: ciò avviene essenzialmente in conseguenza della moderazione salariale, che è stata attuata, a partire dall’accordo del luglio 1993, attraverso la politica dei redditi. Tuttavia, il livello eccessivamente basso delle retribuzioni che si registra attualmente contrasta vistosamente con l’auspicio di fondare le politiche di sviluppo su un incremento della domanda interna. Occorrerà pertanto riflettere su questa realtà, e su una estesa condizione di povertà, per la quale i redditi di sette milioni di famiglie sono al di sotto dei minimi pensionistici. In tale situazione, suscettibile di alimentare una diffusa conflittualità sociale, occorrono interventi decisi e tempestivi.
Il problema pensionistico viene sostanzialmente rinviato, ma occorre comunque chiarire che, qualora si intenda mettere mano alle riforme già realizzate, occorrono misure condivise dalle parti sociali, volte comunque ad assicurare la continuità e la stabilità del sistema previdenziale e particolarmente attente allo sviluppo e alla diffusione della previdenza integrativa. In una tale complessa operazione, dall’Europa può senz’altro venire un contributo di orientamento generale, ma non una soluzione, anche perché, in questo campo, l’Italia si trova più avanti di altri Paesi membri dell’Unione europea. Qualunque tentativo di forzare la situazione, al di là dei limiti sopra indicati, avrebbe l’unico effetto di incrementare la conflittualità su un tema rispetto al quale le organizzazioni sindacali sono giustamente attestate a difesa dei risultati conseguiti.
Nel DPEF si parla molto anche dell’impegno italiano, nell’ambito del semestre di Presidenza dell’Unione europea, per raggiungere gli obiettivi definiti dal Consiglio europeo di Lisbona. Occorre però sottolineare l’esigenza di rivolgere una particolare attenzione alla qualità dell’occupazione e, per questo aspetto, il Governo ha commesso un grave errore con il drastico ridimensionamento del bonus fiscale per i nuovi assunti, che, in passato, ha prodotto effetti molto positivi; proprio per tale ragione, occorre restituire efficacia a questo meccanismo, che ha contribuito all’incremento dell’occupazione a tempo indeterminato, eventualmente orientandolo meglio su base territoriale.
Un ulteriore problema riguarda poi l’ipotesi di aprire un confronto su vari tavoli e su vari temi con le autonomie locali e le parti sociali, per mettere a punto la legge finanziaria per il 2004. Questa indicazione metodologica, oltre a denunciare di per sé l’inadeguatezza del DPEF, è anche suscettibile di determinare un’inutile complicazione, sia per il numero eccessivo delle sedi di confronto, sia per la diversità dei soggetti chiamati alla trattativa. Nel corso delle audizioni presso la Commissione bilancio, l’ANCI ha già evidenziato la difficoltà di far sedere allo stesso tavolo soggetti istituzionali, rappresentativi della totalità della popolazione, e organizzazioni sindacali e datoriali, per definizione rappresentativi di parti, pur rilevanti, della società medesima. Occorrerebbe invece ridurre i tavoli, individuare materie che consentano un effettivo e costruttivo confronto, e, soprattutto, instaurare quel clima di maggiore collaborazione tra il Governo e le parti sociali che, purtroppo, manca da molto tempo.
Interviene in discussione il senatore BATTAFARANO, rilevando preliminarmente che la situazione economica complessiva dell’Italia presenta pregnanti nodi problematici, attesa la riduzione delle retribuzione verificatasi nell’ultimo periodo e la compressione dei consumi conseguente alla stessa, che ha determinato anche un calo della produzione industriale pari al 7 per cento. Alla stregua di taluni importanti indici, quali il tasso di crescita della produttività, l’occupazione, la distribuzione del reddito e le risorse destinate alla ricerca e alla innovazione tecnologica, la situazione italiana presenta maggiori difficoltà rispetto a quella riscontrabile in altri paesi europei.
Nonostante la sussistenza di tali gravi situazioni – prosegue l’oratore – il Governo non ha prospettato in proposito idonee soluzioni, nell’ambito del provvedimento in titolo, aderendo alla linea politica adottata dal ministro Tremonti, volta a sminuire indebitamente il ruolo e la valenza del Documento di programmazione economico-finanziaria.
Pur risultando veritiera la ricognizione delle difficoltà ravvisabili nell’ambito del sistema delle piccole e medie imprese, effettuata nell’atto in esame, risulta tuttavia del tutto carente la configurazione di opportuni interventi, volti a fronteggiare tali profili di crisi.
In relazione alla tematica previdenziale, la posizione che emerge dal DPEF risulta contraddittoria ed evanescente, lasciando intravedere la surrettizia intenzione di utilizzare le politiche pensionistiche allo scopo di accrescere le entrate di cassa, in un’ottica prospettica che risulta del tutto erronea e fuorviante.
Il risultato inerente alla riduzione della tassazione, prospettato nell’ambito del Documento in questione, risulta nei fatti disatteso, in quanto i numerosi condoni introdotti dall’attuale Esecutivo hanno spesso determinato un’indebita riscossione di somme non dovute, pagate anche da chi era in regola, al solo fine di evitare problemi con il fisco. D’altra parte, a fronte di una diminuzione delle tasse a livello centrale, si è registrato un aumento della tassazione a livello locale, che ha finito per determinare un incremento dello standard complessivo di prelievo fiscale.
Il credito d’imposta e il bonus occupazionale, introdotti durante la scorsa legislatura, hanno favorito un trend di crescita del Mezzogiorno superiore a quello delle aree settentrionali. Inoltre, la radicale rimodulazione di tali istituti, operata dal Governo, ha ridotto fortemente la positiva valenza degli stessi, determinando situazioni di difficoltà soprattutto per le aree depresse.
La programmazione economico-finanziaria – prosegue l’oratore – dovrebbe incentrarsi su alcuni obiettivi di fondo, volti all’incremento degli investimenti a favore della competitività del sistema economico, nonché finalizzati a potenziare la ricerca e la formazione, a migliorare le infrastrutture – soprattutto per quel che concerne le reti idriche nelle aree meridionali -, a ripristinare l’originaria configurazione del credito d’imposta selettivo e del bonus occupazionale per il mezzogiorno, ed infine ad incrementare le risorse a favore di enti locali e regioni, destinate alle politiche sociali.
Il Documento di programmazione economico-finanziaria dovrebbe tenere nel debito conto sia delle strategie di politica del lavoro elaborate in sede comunitaria, nel recente vertice di Lisbona, e sia dell’intesa sulla produttività, recentemente conclusa tra la Confindustria e le maggiori organizzazioni sindacali confederali, che propone interventi in materia di infrastrutture, formazione e ricerca, finalizzati ad accrescere la competitività del sistema produttivo.
Il senatore RIPAMONTI rileva preliminarmente che il provvedimento in esame si limita a definire l’ammontare complessivo della manovra – pari a 16 miliardi di euro – in relazione agli obiettivi di finanza pubblica da conseguire alla stregua dei parametri comunitari, senza delineare le linee programmatiche per una efficace strategia di incentivo allo sviluppo imprenditoriale e alla crescita occupazionale. In riferimento a quest’ultimo profilo, si ravvisa un incremento dei livelli occupazionali dovuto alle efficaci misure adottate nella scorsa legislatura, che l’attuale Governo – mosso da un intento, di matrice prettamente ideologica, orientato nella prospettiva di un radicale intervento sul mercato del lavoro – ha rimodulato integralmente, con esiti peggiorativi. In particolare, le misure prefigurate nell’ambito della legge n. 30 del 2003, lungi dal rivestire una concreta idoneità ad incidere in maniera efficace sull’occupazione, si caratterizzano invece esclusivamente per l’introduzione di una generalizzata precarizzazione del lavoro, suscettibile di ingenerare anche le condizioni per una ulteriore diminuzione della natalità – e un conseguente invecchiamento della popolazione – dovuto all’incertezza sul futuro per varie fasce di lavoratori. Anche la misura di sostegno, incentrata sull’attribuzione di 800 euro per ogni figlio nato, prima prospettata da esponenti di maggioranza e poi disattesa in concreto nell’ambito del Documento in questione – nel quale è assente qualsivoglia riferimento a tale modulo – risulta comunque inidonea a risolvere il nodo problematico di fondo sotteso ai fenomeni di diminuzione della natalità. A tal proposito, si ravvisa altresì uno strumentale utilizzo da parte del sistema imprenditoriale degli strumenti di flessibilità del lavoro femminile che, anziché ampliare il tempo libero della donna, in modo tale da consentire alla stessa l’espletamento delle attività familiari, ha finito per aumentare indebitamente l’incidenza del lavoro nella vita della lavoratrice.
La stasi occupazionale verificatasi nel Mezzogiorno nella seconda parte del 2003 – prosegue l’oratore – è dovuta alla radicale revisione della normativa sul credito d’imposta e sul bonus occupazionale, che ha determinato da una parte un’incertezza per gli operatori sulla concreta utilizzabilità di tali forme di incentivazione, dall’altra ha surrettiziamente reintrodotto – attraverso l’eliminazione dei meccanismi di elargizione incentrati su criteri automatici ed oggettivi – una intermediazione politica nelle procedure per la corresponsione degli stessi, del tutto deprecabile e in contraddizione con la stessa idea liberista del ruolo centrale del mercato, per la selezione delle iniziative imprenditoriali adeguate.
In relazione alle politiche previdenziali, si registrano diverse posizioni nell’ambito della maggioranza, che finiscono per accentuare la contraddittorietà e l’evanescenza del testo presentato. In particolare non è chiara la valenza dell’obiettivo, affermato nell’ambito del DPEF, inerente all’adeguamento della prestazione previdenziale al livello contributivo, che probabilmente rivela l’intento surrettizio di talune forze politiche di maggioranza di estendere ulteriormente il sistema contributivo stesso. In relazione alla tematica in questione, è necessario comunque ribadire che la riforma previdenziale nel nostro Paese è già stata effettuata nel 1995 e che la stessa ha sortito effetti positivi, collocando l’Italia all’avanguardia in ambito europeo per quel che concerne la spesa previdenziale. Anche la scelta di incentrare la concertazione su tale materia sulla conclusione di accordi separati risulta incongrua ed erronea, evidenziando la deprecabile finalità di accentuare le divisioni fra le parti sociali.
Il senatore MONTAGNINO rileva preliminarmente che la parte introduttiva del Documento di programmazione economico-finanziaria risulta condivisibile, relativamente agli obiettivi enunciati nella stessa. Viene prospettata in particolare la necessità di aprire un dialogo sociale e istituzionale per addivenire a riforme strutturali efficaci, socialmente compatibili e allo stesso tempo in grado di rafforzare ed incentivare lo sviluppo economico. L’enunciazione di tali obiettivi, tuttavia, non si accompagna all’individuazione, nell’ambito del provvedimento in esame, degli interventi concreti da effettuare, in grado di conciliare le esigenze di incentivazione allo sviluppo con le necessità di risanamento dei conti pubblici.
Il Governo riconosce, nell’ambito dell’atto in questione, la valenza positiva delle politiche promosse nella scorsa Legislatura dall’Esecutivo di centro-sinistra, in materia di riforma del mercato del lavoro e di occupazione, nonché delle politiche di incentivazione incentrate sul credito d’imposta, senza, tuttavia, porsi in un’ottica di continuità rispetto a tale congrua impostazione .
Il Documento di programmazione economico-finanziaria – prosegue l’oratore – prende atto della complessità della situazione esistente in campo economico, con opportuno realismo e sobrietà.
Riguardo alla situazione economica sussistente nel Mezzogiorno, si ravvisa un divario rispetto alle aree settentrionali, risolvibile non solo attraverso la flessibilizzazione del mercato del lavoro – in sé condivisibile, purché compatibile con la salvaguardia delle tutele del lavoratore – ma anche, e soprattutto, attraverso un miglioramento delle condizioni relativamente alle infrastrutture, alla presenza produttiva in tali aree ed alla qualità istituzionale. In particolare – prosegue l’oratore – gli incentivi agli investimenti, introdotti nel corso della scorsa legislatura e attualmente ridotti nella loro effettiva valenza, hanno avuto un ruolo determinante nella crescita del Mezzogiorno.
Riguardo alle politiche sociali, il Documento di programmazione economico-finanziaria risulta del tutto carente, essendo del tutto assente il riferimento al reddito minimo di inserimento o di ultima istanza, prefigurato, tra l’altro, anche nell’ambito del patto sociale. Occorrerebbe poi prefigurare idonee politiche atte ad incrementare gli standard di qualità dell’intervento pubblico in campo sociale.
Riguardo alla materia previdenziale, sarebbe stato opportuno da una parte porsi in un’ottica prospettica di continuità con le riforme precedentemente intraprese – che hanno conseguito indubbi risultati positivi – dall’altra concentrarsi maggiormente sugli specifici nodi problematici, attinenti alla situazione demografica e al lavoro sommerso, individuando idonee soluzioni per gli stessi. In campo previdenziale l’atteggiamento politico deve essere necessariamente improntato a cautela e prudenza, atteso che qualsivoglia annuncio di riforma finisce inevitabilmente per incrementare il numero delle richieste di pensionamento. D’altra parte, qualsivoglia decisione in ordine a tale settore andrebbe adottata attraverso moduli concertativi con le parti sociali e comunque andrebbe inquadrata in un’ottica finalistica di ampio respiro, che non si risolva nella mera esigenza di incremento delle entrate di cassa.
In taluni casi l’atteggiamento del Governo in materia è apparso sproporzionato rispetto alle concrete esigenze sussistenti, incentrandosi su taluni profili, prospettati dalla Confindustria, che, peraltro, in alcuni frangenti ha assunto posizioni contraddittorie, chiedendo da una parte il ricorso improprio ed eccessivo al prepensionamento e dall’altra l’elevazione dell’età pensionabile.
La senatrice PILONI, dopo aver dichiarato di condividere le argomentazioni svolte negli interventi che la hanno preceduta, osserva che la presentazione del Documento all’esame costituisce un atto meramente formale, finalizzato solo ad enunciare le cifre della manovra di finanza pubblica necessarie ad assicurare l’allineamento ai parametri europei. Mancano invece chiare indicazioni sugli interventi da effettuare e regna l’incertezza non solo sulla copertura finanziaria per i provvedimenti futuri, ma anche per quelli già approvati dal Parlamento, a partire dalla riforma della scuola.
Vengono inoltre enunciate una serie di petizioni di principio – alcune delle quali anche condivisibili – senza però considerare che spesso il comportamento concreto del Governo si è mosso in senso del tutto opposto.
Ciò si evidenzia in particolare per quanto riguarda le problematiche dell’occupazione. A questo proposito, è senz’altro apprezzabile che il Documento ristabilisca la verità relativamente all’andamento positivo dei tassi di occupazione nel corso della passata legislatura. Di fatto, si ammette che nell’anno in corso, esauriti gli effetti delle politiche poste in essere dai Governo di centro-sinistra, si sono riscontrate nuove difficoltà, soprattutto nel Mezzogiorno. Nulla però viene detto nel Documento sui modi con cui si intende realizzare l’innalzamento del tasso di occupazione che, prudenzialmente, viene rinviato al 2007 per quanto riguarda i risultati più positivi.
Si riconosce poi che le politiche di conciliazione dei tempi – costantemente sollecitate in sede europea – accompagnate da un’adeguata valorizzazione della formazione possono concorrere ad incrementare ulteriormente l’occupazione femminile, che ha fatto registrare risultati particolarmente positivi negli ultimi anni. Però, dopo la legge sui congedi parentali, approvata nella scorsa legislatura, in materia di conciliazione dei tempi non si sono fatti significativi passi in avanti. Appare invece molto discutibile l’affermazione, contenuta nel DPEF, per cui l’introduzione dello staff leasing e dello job sharing favorirà l’incremento dell’occupazione per le donne. Manca nel Documento qualunque riferimento allo sviluppo dei servizi alla persona e alla famiglia, mentre la ventilata assegnazione una tantum di 800 euro per ogni nuovo nato, di per sé non negativa, non costituisce però neanche un embrione di politica per le famiglie. Gli asili nido aziendali, infine, costituiscono di certo un’iniziativa positiva, ma non possono essere in alcun modo essere considerati sostitutivi di quelli territoriali, anche in considerazione delle peculiarità del tessuto produttivo italiano, caratterizzato da una miriade di piccole e medie imprese che, proprio per la loro ridotta dimensione, non possono di certo sobbarcarsi gli oneri connessi al mantenimento di tali servizi. Anche in materia di politiche sociali, quindi, il DPEF risulta quanto meno reticente.
Il senatore TREU ravvisa preliminarmente una carenza sotto il profilo qualitativo del Documento di programmazione economico-finanziaria, attesa la mancata individuazione nello stesso degli obiettivi programmatici e dei moduli strumentali finalizzati al conseguimento dei risultati. Il provvedimento in esame, infatti, si limita ad una mera ricognizione della situazione attualmente esistente, peraltro in maniera discutibile e poco veritiera, indicando gli obiettivi in modo generico ed evanescente ed omettendo del tutto l’individuazione delle linee di fondo delle politiche del lavoro.
Le linee strategiche delineate in ambito europeo nel vertice di Lisbona, incentrate da una parte sul rigore finanziario e dall’altra su politiche di incentivazione dello sviluppo, vengono del tutto disattese dal Documento in esame, nel quale il primo profilo – ossia il rigore finanziario – è suscettibile di essere significativamente pregiudicato, mentre, riguardo al secondo, nonostante i proclami prospettati in campagna elettorale relativamente al supposto “miracolo economico” da realizzare, si ravvisa, nell’ultimo biennio, una preoccupante diminuzione degli standard di sviluppo, nonché del trend dell’occupazione. In relazione a quest’ultimo aspetto, la linea programmatica, enunciata nell’ambito del provvedimento in titolo, incentrata sull’intento di addivenire ad un completamento delle riforme strutturali del mercato del lavoro intraprese, appare del tutto incongrua e per certi versi paradossale, atteso, tra l’altro, che l’intervento governativo prospettato nell’ambito dello schema di decreto legislativo n. 250 ridefinisce l’intera materia attraverso ben 86 disposizioni normative – discutibili comunque nel merito, per diversi profili -.
Anche la riforma degli ammortizzatori sociali, prefigurata nell’ambito del disegno di legge n. 848-bis, riveste una valenza ed una portata del tutto incongrua ed inadeguata.
Nell’ambito del Documento in questione – prosegue l’oratore – si riscontra anche il rallentamento della crescita del sistema economico del Mezzogiorno, dovuta alla rimodulazione, operata dall’Esecutivo, delle pregresse forme di incentivazione – incentrate sul credito d’imposta e sui bonus all’occupazione – che, lungi dall’assumere una valenza meramente modificativa, comporta una vera e propria interruzione integrale delle stesse misure, nonostante gli indiscutibili effetti positivi registratisi negli ultimi anni a seguito della loro applicazione.
In relazione alle politiche per il lavoro femminile, sono ravvisabili taluni profili di scarsa chiarezza del testo normativo, nonché un’inadeguatezza sostanziale dello stesso, soprattutto in relazione ai moduli strumentali prefigurati per incrementare l’occupazione femminile – ossia lo staff leasing e il job sharing. – la cui effettiva incidenza, ai fini del conseguimento dell’obiettivo in questione, risulta poco significativa.
Efficaci politiche nella materia in questione andrebbero incentrate su un’impostazione di fondo tridimensionale, incentrata sulla previsione di contributi di sostegno mirati – e non quindi generalizzati – a seguito della nascita di figli, sull’incremento del tempo libero a disposizione delle donne – con particolare riguardo alla normativa sui congedi – ed infine sulla creazione di una rete di servizi diffusi, a salvaguardia delle esigenze della donna lavoratrice.
Il quadro generale, ravvisabile in merito alla tematica dell’occupazione dei lavoratori anziani, presenta nodi problematici di particolare gravità, tali da rendere opportuna la prefigurazione, nell’ambito del Documento di programmazione economico-finanziaria, di efficaci politiche di “vecchiaia attiva”, che invece risultano del tutto assenti nel provvedimento in titolo.
Sul fronte della tematica inerente ai lavoratori anziani – prosegue l’oratore – le scelte governative sono risultate spesso inadeguate, anche riguardo alla modalità – del tutto incongrua – con cui è stata recepita dall’Esecutivo la direttiva comunitaria sulle discriminazioni, relativamente alla discriminazione “per età”.
Riguardo agli aspetti previdenziali, la ricognizione della situazione sussistente in tale ambito, effettuata nel provvedimento in esame, risulta corretta riguardo ai dati indicati, dai quali emerge tuttavia che non sussiste alcuna necessità di affrontare tale problematica nel breve periodo, essendo prospettabili possibili esigenze di riforma solo nel medio periodo. Le normative previdenziali non debbono risolversi, sotto il profilo funzionale, nella mera esigenza di incremento delle entrate di cassa ed è inoltre opportuno che il disegno di legge delega 2058 prosegua il proprio iter, durante il quale possano essere apportate tutte le correzioni necessarie, volte a eliminare le incongruenze riscontrabili.
Nell’ambito del Documento di programmazione economico-finanziaria sono ravvisabili, riguardo alla materia previdenziale, profili di contraddittorietà, in quanto da una parte si sottolinea l’esigenza di una maggiore equità sociale, dall’altra tuttavia si afferma che per il raggiungimento dell’equilibrio previdenziale occorre adeguare la spesa pensionistica al livello dei contributi, senza chiarire tra l’altro l’effettiva portata di tale prospettazione e senza, peraltro, prendere minimamente in considerazione l’esigenza di adeguamento dei contributi stessi, che invece risulta fondata e pregnante.
Il senatore DEMASI ravvisa preliminarmente una pregnante situazione di crisi economica, dovuta alla congiuntura internazionale, negli ultimi tempi poco favorevole.
Il problema dell’occupazione va affrontato in correlazione con le questioni attinenti al sistema economico generale, in quanto quest’ultimo esplica un’incidenza significativa sui profili attinenti alla domanda di lavoro. L’abbandono di un modello istituzionale pregresso, incentrato su un ruolo dello Stato quale datore di lavoro, comporta necessariamente l’esigenza di concentrare l’attenzione politica sul sistema produttivo, per la promozione di adeguate politiche occupazionali. Tale sistema presenta attualmente standard di competitività sul piano internazionale non pienamente adeguati, attese le numerose difficoltà incontrate dalle piccole imprese per imporsi in tale contesto.
A fronte di tale situazione il Governo ha prefigurato, nel provvedimento in esame, idonei moduli, volti a consentire al sistema produttivo di uscire dalle pastoie, connesse alla rigidità del mercato del lavoro, e di affermarsi nell’attuale contesto economico globalizzato, senza tuttavia soffermarsi eccessivamente su aspetti di dettaglio, essendo sicuramente opportuna una certa elasticità delle linee programmatiche, che consentano successivi adattamenti – nell’ambito del disegno di legge finanziaria – in relazione agli eventuali successivi mutamenti riscontrabili in campo macroeconomico.
L’oratore conclude il proprio intervento esprimendo un giudizio complessivamente favorevole sul provvedimento in titolo e auspicando che nell’ambito del dibattito parlamentare emergano suggerimenti orientati nella direzione dell’ulteriore perfezionamento del testo, anziché in quella della critica strumentale dello stesso, inutile e dannosa.
Il PRESIDENTE, considerato che non ci sono altre richieste di intervento, dichiara chiusa la discussione.
Il seguito dell’esame è quindi rinviato.
IN SEDE CONSULTIVA
(Doc. LVII, n. 3) Documento di programmazione economico-finanziaria relativo alla manovra di finanza pubblica per gli anni 2004-2007
(Parere alla 5a Commissione. Seguito e conclusione dell’esame: parere favorevole con osservazioni)
Si riprende l’esame sospeso nella seduta antimeridiana di oggi.
Il PRESIDENTE ricorda che nella seduta antimeridiana si è conclusa la discussione. Dà poi la parola al relatore e al rappresentante del Governo, per le repliche.
Replica quindi il relatore FABBRI, il quale osserva preliminarmente che i rilievi emersi in numerosi interventi dei senatori appartenenti ai Gruppi politici dell’opposizione, riguardanti la preoccupante stagnazione dei consumi e l’altrettanto preoccupante flessione della produzione industriale devono essere valutati alla luce della persistenza di una congiuntura internazionale non favorevole, il cui andamento si ripercuote in modo particolarmente negativo sulla competitività di un tessuto produttivo quale quello italiano, caratterizzato dalla prevalenza di piccole e medie imprese. Il Patto di stabilità costituisce poi un vincolo ulteriore, e sarebbe pertanto opportuno, in proposito, valutare l’eventualità di accogliere il principio del golden rule, ovvero del criterio che sottrae dal computo del disavanzo pubblico le spese per investimenti in ricerca e sviluppo e per interventi infrastrutturali, considerato il loro carattere strategico per lo sviluppo della competitività del sistema produttivo. In base a tali considerazioni, appare pertanto ingiusto ricondurre ad una presunta responsabilità del Governo in carica, evocata nell’intervento del senatore Battafarano, il non soddisfacente andamento della situazione economica, che trae origine da contesti sovranazionali e da condizioni oggettive che investono tutti i paese maggiormente industrializzati.
Come ha giustamente ricordato nel suo intervento il senatore Ripamonti, in Italia la riforma delle pensioni è stata realizzata con le misure adottate nel 1992, nel 1995 e nel 1997: occorre però rilevare che il disegno di legge delega per la riforma previdenziale, attualmente all’esame del Senato, non sconvolge il quadro normativo vigente. Data questa premessa, va valutata la possibilità di accelerare i tempi di attuazione della riforma del 1995 e, eventualmente, di ridurre il numero delle cosiddette “finestre”. E’ possibile poi introdurre alcuni correttivi al testo attualmente all’esame del Senato, esplicitando, ad esempio, la previsione del silenzio-assenso per la devoluzione del trattamento di fine rapporto ai fondi previdenziali privati, secondo un orientamento che appare preferibile rispetto all’obbligatorietà attualmente contemplata dal provvedimento.
Per quanto riguarda i profili occupazionali posti in luce dal dibattito, occorre in primo luogo sottolineare che l’incremento dell’occupazione femminile è legato essenzialmente allo sviluppo del percorso di flessibilità, timidamente avviato già dalla legge n. 196 del 1997, ma condotto alle sue logiche conseguenze dalla riforma del mercato del lavoro, attualmente all’esame delle Camere. Si tratta misure di carattere strutturale che sono destinate a produrre effetti positivi anche per quanto riguarda l’andamento dell’occupazione nel Mezzogiorno. In proposito, non si può certo ascrivere esclusivamente al ridimensionamento del credito d’imposta per i nuovi assunti – che pure in passato ha prodotto effetti positivi – la flessione occupazionale nel Sud Italia richiamata nel Documento all’esame.
Occorre pertanto – prosegue il relatore – concentrare l’attenzione sugli interventi realmente necessari per incrementare l’occupabilità e assicurare efficacia e trasparenza al mercato del lavoro, superando dispute spesso ideologiche, come quella relativa all’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori – sul quale, peraltro, l’esito del referendum ha contribuito a stemperare le polemiche – e assicurando il costante coinvolgimento delle parti sociali nell’opera di riforma, sulla base di moduli concertativi che, però, devono essere compatibili con la tempestività e la qualità della decisione.
Il senatore Battafarano, nel suo intervento, ha lamentato l’assenza di richiami espliciti, nel Documento all’esame, al recente patto sulla produttività, stipulato tra la Confindustria e le principali organizzazioni sindacali confederali e contenente importanti richiami alla formazione, alla sua integrazione con il sistema scolastico, alla ricerca e alla promozione degli interventi infrastrutturali. Tuttavia, questi temi sono tutti trattati, e con ampiezza, nel Documento di programmazione economico-finanziaria che, in particolare, dedica molto spazio agli investimenti per le grandi opere, a partire dalla riqualificazione delle reti idriche ed energetiche. Non mancano anche interessanti indicazioni per quanto riguarda i processi di liberalizzazione, in un quadro di regole certe, soprattutto per i trasporti e per i servizi pubblici e, anche per gli investimenti nel Mezzogiorno, il Documento assume impegni precisi e condivisibili in ordine all’entità delle risorse da destinare.
Per quanto attiene infine alle problematiche relative alle politiche sociali, richiamate nell’intervento della senatrice Piloni, occorre non perdere di vista il problema della sostenibilità finanziaria di servizi, come gli asili nido, che comportano spese di gestione esorbitanti: si dovrebbe cercare, pertanto, di valorizzare e promuovere le iniziative che sorgono, spesso in modo spontaneo, nell’ambito della società civile, nonché progettare interventi specifici per il sostegno alle famiglie. In tale contesto, la criticata proposta di un’erogazione una tantum per le nuove nascite dovrebbe essere presa più attentamente in considerazione.
Replica quindi agli intervenuti il sottosegretario VIESPOLI, il quale osserva che l’ampiezza dei temi emersi nel corso della discussione dimostra di per sé che i contenuti del DPEF per gli anni 2004-2007 sono tali da sollecitare un confronto notevolmente approfondito. Il Governo ha presentato un Documento sintetico ed essenziale rispetto alla descrizione dello scenario macro-economico e all’indicazione degli obiettivi di crescita, e rivolto in sostanza ad individuare un percorso virtuoso, per determinare, in primo luogo, il riassorbimento delle misure una tantum – peraltro necessarie per assicurare l’allineamento dei conti pubblici ai parametri europei – nell’ambito degli interventi strutturali che dovranno essere predisposti. Il carattere processuale del Documento all’esame si evidenzia anche per l’accento posto sul metodo del confronto e sull’esigenza di assicurare la coesione sociale.
Entrando più puntualmente nel merito di alcuni temi sollevati in particolare negli interventi dei senatori appartenenti ai Gruppi politici dell’opposizione, il Sottosegretario ricorda al senatore Viviani che la viva attenzione costantemente manifestata dal Governo verso il tema della formazione professionale e dell’integrazione di quest’ultima con il sistema dell’istruzione trova un puntuale riscontro sia nella riforma della scuola, recentemente varata dalle Camere, sia nel Patto per l’Italia, che si apre proprio sui temi dell’istruzione e della ricerca.
L’impegno per creare una filiera tra formazione professionale e istruzione è stato così intenso che alcune regioni, di intesa con le amministrazioni centrali competenti, hanno da tempo iniziato a sperimentare il modello del doppio canale formativo. Dopo l’approvazione della riforma della scuola, tale sperimentazione si è estesa a tutte le regioni, traducendosi in un accordo tra queste ultime e il Governo che, tra l’altro, ha dato concreta attuazione, per questo aspetto, al riparto delle competenze configurato nella recente riforma del Titolo V della Costituzione.
L’intreccio tra formazione e occupabilità si evidenzia in modo particolare per quanto riguarda il reinserimento sul mercato del lavoro dei lavoratori più anziani. Partendo da tale considerazione, il Ministero del lavoro ha recentemente concluso un accordo con le regioni che determina una corretta cooperazione istituzionale sul tema della formazione permanente, realizzando un’intesa sulla ripartizione tra le regioni dei fondi previsti dalla legge e rivolgendo una particolare attenzione ai lavoratori precari, agli anziani e alle piccole e medie imprese, con l’intento anche di favorire il decollo dei fondi interprofessionali.
Come è stato osservato in altri interventi – prosegue il Sottosegretario – la moltiplicazione delle sedi e dei temi di confronto non è strettamente funzionale alla qualità della decisione. La proposta formulata dal Governo per avviare un’ampia consultazione con le parti sociali in vista della predisposizione della legge finanziaria per il 2004 parte proprio dalla opposta esigenza di disporre di un quadro di insieme, che consenta una corretta sistematizzazione di tutte le questioni che attengono alla manovra di finanza pubblica.
Una questione ricorrente in vari interventi è quella relativa all’andamento dell’occupazione nel Mezzogiorno e all’incidenza delle misure di incentivazione a carattere automatico, basate fondamentalmente sul credito di imposta per i nuovi assunti. In proposito, se si guarda ad una dimensione temporale pregressa più ampia dell’ultimo biennio, si può facilmente constatare che le politiche messe in campo fino ad oggi non sono riuscite ad aggredire in modo significativo i fenomeni della povertà e dell’esclusione sociale. Senza arrivare alle estremizzazioni di alcuni osservatori, che hanno sottolineato il carattere congiunturale degli interventi rivolti a creare nuovi posti di lavoro al di fuori del supporto di una solida struttura di mercato, non si può negare che dal 1993 al 2001 le condizioni delle famiglie del Mezzogiorno non hanno segnato, dal punto di vista occupazionale, significative variazioni e, anzi, il disagio è cresciuto in misura tale da rendere urgente la verifica dell’efficacia delle politiche di contrasto dell’emarginazione.
Nel Documento all’esame, il tema del Mezzogiorno è ampiamente e diffusamente presente, ma l’approccio prescelto non è quello di ribadire il ruolo di alcuni automatismi, ma di indicare le misure strutturali atte ad incidere sui contesti socio-economici al fine di rendere le regioni meridionali più attrattive per il sistema delle imprese. Si tratta di una valutazione che coincide con gli orientamenti espressi recentemente nell’ultimo rapporto dello SVIMEZ: quando il DPEF spiega la flessione dell’occupazione nel 2002 anche per il venire meno dell’istituto del credito d’imposta, si riferisce all’esigenza di garantire la continuità di incentivi che hanno dimostrato la loro efficacia e che possono quindi essere rafforzati come elemento idoneo ad assicurare la transizione verso quegli interventi di contesto che, come si è detto, costituiscono l’elemento qualificante delle misure proposte dal Governo. Peraltro, occorre ricordare che in passato, l’Esecutivo è intervenuto per bloccare un sistema di automatismi che si era rivelato privo di copertura finanziaria: nell’immediato futuro, invece, il CIPE, avvalendosi del meccanismo dei fondi unici, che assicura una maggiore flessibilità nell’uso delle risorse, intende rafforzare il sistema del credito d’imposta con un aumento della percentuale di rimborso per i periodi pregressi.
In generale, quindi, va posto l’accento sulla necessità di un mix di politiche in grado di assicurare un uso selettivo degli strumenti disponibili, come propone lo stesso SVIMEZ, anche in considerazione del fatto che gli automatismi non sempre sono in grado di determinare effetti di sistema e di orientare gli investimenti verso settori più innovativi o competitivi. Per questo aspetto, pertanto, il DPEF cerca di realizzare un equilibrio tra gli incentivi a carattere automatico e le politiche di contesto e di programmazione territoriale. Uno strumento innovativo in tal senso è rappresentato dal contratto di localizzazione, che può rivelarsi idoneo ad accompagnare utilmente gli investimenti nel Mezzogiorno, orientandoli verso le aree che già presentano i requisiti necessari per la crescita.
Sulle politiche sociali – prosegue il Sottosegretario – occorre tener presente che già la legge finanziaria per il 2003 ha promosso il confronto con le autonomie locali sull’entità delle risorse da destinare al Fondo per le politiche sociali, la cui dotazione risulta oggi più elevata che in passato. Ciò dimostra come l’accusa di insensibilità sociale, più volta rivolta al Governo, sia profondamente ingiusta, non soltanto per le linee programmatiche elaborate nel Libro Bianco sul Welfare, e basate sull’esigenza di integrare le politiche del lavoro e della previdenza con le politiche sociali, ma anche per le scelte già effettuate. Questa considerazione investe anche il reddito minimo di inserimento, uno strumento che ha svolto una sua funzione e che oggi richiede un ripensamento che, probabilmente, sarebbe stato considerato necessario anche da un Governo di centro-sinistra.
Sulla scorta di quanto prevede il Patto per l’Italia, il Governo in carica ritiene necessario evitare proroghe del reddito minimo di inserimento e intende invece attivare uno strumento alternativo, costituito dal reddito di ultima istanza, che si rivolge a quelle fasce sociali per le quali le politiche attive del lavoro si rivelano insufficienti ad assicurare l’inclusione. Il periodo di passaggio da un istituto all’altro ha peraltro reso necessario attivare risorse idonee per consentire una transizione non traumatica, soprattutto per gli enti locali chiamati a gestire gli interventi volti a fronteggiare le situazioni di difficoltà. E’ senz’altro da accogliere, pertanto, l’invito ad accelerare la sperimentazione del nuovo strumento per ridurre i disagi derivanti dalla predetta transizione.
In materia previdenziale, il DPEF precisa che non vi è, da parte del Governo, l’intenzione di accelerare scelte che non possono prescindere da una verifica del consenso sociale né possono essere motivate esclusivamente da esigenze di cassa o piegarsi a logiche strumentali o di parte. Il Governo è infatti consapevole che la predisposizione di interventi nel medio e nel lungo periodo, in ambiti strategici come la previdenza, significa porre mano ad un nuovo patto tra generazioni e tra diverse aree del paese. Tale patto riguarda il complesso delle risorse da destinare alla previdenza e, pertanto, investe anche il tema del riordino degli ammortizzatori sociali e del sostegno ai disoccupati involontari e agli anziani. Il confronto con le parti sociali sul tema della ridistribuzione delle risorse nell’ambito di questo nuovo patto è pertanto indispensabile e, per questo aspetto, il DPEF, coerentemente con l’impostazione processuale che lo caratterizza, intende sollevare il problema, senza prefigurare soluzioni che potranno più congruamente scaturire dal dialogo sociale.
Il relatore FABBRI illustra quindi il seguente schema di parere favorevole con osservazioni:
“La 11ª Commissione, esaminato il Documento in titolo, esprime, per quanto di competenza, parere favorevole con le seguenti osservazioni:
– le linee programmatiche in materia di lavoro e previdenza sono conformi a quelle delineate nei relativi disegni di legge e schemi di decreto legislativo attualmente all’esame delle Camere;
– i valori crescenti del tasso di occupazione, per gli anni 2004-2007, definiti dal Documento, appaiono coerenti con l’obiettivo già fissato per l’Italia in sede europea per il 2010 (pari al 61,3 per cento).
Si rileva che tale processo di elevamento costituisce un presupposto essenziale sia per l’ulteriore sviluppo economico dei Paesi avanzati sia per la sostenibilità finanziaria dei relativi sistemi di sicurezza sociale.
Peraltro, come sostiene il Documento, i valori summenzionati possono essere conseguiti solo a condizione che vengano adottati ed attuati i suddetti provvedimenti legislativi;
– una specifica attenzione deve essere rivolta alle categorie che presentano un tasso di occupazione particolarmente basso.
Al riguardo, il Documento si sofferma opportunamente sulla componente femminile di quest’ultimo. Infatti, la soluzione dei problemi relativi al lavoro delle donne, che deve essere perseguita anche attraverso efficaci politiche di servizi, di sostegno alla famiglia e di conciliazione dei tempi, nonché l’annullamento dei ritardi che contraddistinguono in materia il nostro Paese, rappresentano un passaggio essenziale per la definizione dei futuri scenari sociali ed economici.
Una particolare attenzione, in questo contesto, deve essere dedicata anche alle problematiche dei lavoratori anziani: a tal fine, sono necessari interventi normativi mirati al prolungamento della vita lavorativa (da conseguire anche nell’ambito della riforma previdenziale), alla tutela in caso di disoccupazione involontaria e al sostegno al reinserimento lavorativo, utilizzando, a tal fine, soprattutto idonei strumenti formativi;
– in materia previdenziale, al di là delle considerazioni di carattere generale contenute nel Documento, appare opportuno procedere lungo le linee già tracciate nell’ambito del disegno di legge n. 2058, attualmente all’esame del Senato. Sempre in materia previdenziale, va segnalata anche l’esigenza di definire una disciplina più semplice ed uniforme per quanto riguarda la materia dei trattamenti subordinati (in tutto o in parte) a requisiti di reddito individuale o familiare e di quella connessa della ripetizione degli indebiti, valutando anche l’eventualità di procedere ad interventi di sanatoria a salvaguardia dei redditi meno elevati.”.
Il senatore BATTAFARANO annuncia il voto contrario del Gruppo dei Democratici di sinistra-l’Ulivo sullo schema di parere favorevole testè illustrato dal relatore.
Anche il senatore MONTAGNINO annuncia il voto contrario del Gruppo Margherita-DL-l’Ulivo sullo schema di parere. Esprime altresì apprezzamento per l’appassionato impegno con cui il relatore e il rappresentante del Governo hanno cercato di sostenere un Documento che continua ad apparirgli inconsistente ed inadeguato. Nel parere che la Commissione si accinge a licenziare esistono peraltro elementi apprezzabili, anche se manca qualsiasi riferimento alle politiche sociali. A questo proposito, chiede al relatore di inserire nel testo da lui predisposto un invito al Governo affinchè sia data attuazione alle misure di contrasto alla povertà indicate nel Patto per l’Italia.
Il relatore FABBRI aderisce alla richiesta rivoltagli dal senatore Montagnino e integra conseguentemente lo schema di parere, aggiungendo, in fine, il seguente periodo: “si raccomanda infine al Governo di dare attuazione alle misure di contrasto alla povertà indicate dal Patto per l’Italia.”.
Il senatore TREMATERRA annuncia che il Gruppo Unione Democristiana e di Centro voterà a favore dello schema di parere illustrato dal relatore, come da ultimo integrato.
Dopo che il senatore RAGNO ha annunciato il voto favorevole del Gruppo di Alleanza nazionale sullo schema di parere illustrato dal relatore, come da ultimo integrato, il senatore MORRA sottolinea l’ampiezza del dibattito svoltosi e rileva il ruolo strategico del nesso, indicato dal Sottosegretario, tra gli interventi a carattere strutturale – in particolare per quel che riguarda il mercato del lavoro – e le misure di contesto per l’avvio di una nuova fase di crescita del Mezzogiorno. In particolare, il raccordo degli incentivi alla dimensione territoriale può rivelarsi particolarmente efficace. Annuncia quindi il voto favorevole del Gruppo di Forza Italia sullo schema di parere predisposto dal relatore.
Il senatore VANZO esprime l’apprezzamento del Gruppo della Lega Padana per i contenuti del Documento in titolo, che prefigura condivisibili linee programmatiche in modo aperto e senza pregiudiziali. Pertanto, annuncia il voto favorevole della sua parte politica sullo schema di parere predisposto dal relatore.
Dopo che il PRESIDENTE ha accertato la sussistenza del numero legale, la Commissione approva lo schema di parere favorevole con osservazioni, nel testo predisposto dal relatore, con l’integrazione da ultimo apportata.

























