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Il Diario del Lavoro

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Home - Senato - Commissione Lavoro, pubblico e privato (Dai Resoconti Sommari)

Commissione Lavoro, pubblico e privato (Dai Resoconti Sommari)

22 Ottobre 2009
in Senato

17ª Seduta (antimeridiana) 

 


Presidenza del Presidente


TREU 


 


            Interviene il sottosegretario di Stato per il lavoro e per la previdenza sociale Rosa Rinaldi.    

 


            La seduta inizia alle ore 8,40.


 


 


AFFARE ASSEGNATO 


Sulla situazione dei lavoratori delle aziende che gestiscono i call center, con particolare riferimento alle tipologie contrattuali adottate, anche in relazione agli esiti dell’attività di vigilanza svolta in questi ambiti dal Servizio ispettivo del Ministero del lavoro e della previdenza sociale.  


(Esame, ai sensi dell’articolo 50, comma 2, del Regolamento, e rinvio)   


 


 


      Il presidente TREU  dopo aver fatto preliminarmente presente che la materia oggetto dell’affare assegnato in titolo si inquadra nell’ambito della tematica più ampia del lavoro atipico, evidenzia, riguardo alla situazione inerente ai call center gestiti dal gruppo Atesia, che l’attività di vigilanza compiuta dal Servizio ispettivo del Ministero del lavoro e della previdenza sociale ha fatto emergere taluni nodi problematici di rilievo rispetto ai rapporti di lavoro instaurati presso tale società, sui quali è attualmente in corso un confronto fra le parti sociali interessate. Anche il Governo si sta adoperando per individuare idonee soluzioni per tali complesse problematiche, e non è escluso che esse possano essere recepite, almeno in parte, nell’ambito del disegno di legge finanziaria per il 2007.


           


            Il senatore  SACCONI (FI), riferendosi allo schema di risoluzione da lui sottoscritto insieme ai senatori Gentile, Morra, Novi e Piccone (pubblicato in allegato al resoconto sommario della seduta odierna) fa presente che le misure introdotte dalla legge n. 30 e dal decreto legislativo n. 276 hanno mirato a ricondurre nell’ambito del lavoro autonomo talune tipologie di lavoro atipico, eliminando le incongruenze della pregressa legislazione, che avevano favorito le situazioni di abuso dello strumento contrattuale delle collaborazioni coordinate e continuative, sovente utilizzato per celare in modo fraudolento veri e propri rapporti di lavoro subordinato.


            L’opzione alternativa, astrattamente configurabile, incentrata sull’inquadramento di tale figura nell’ambito del rapporto di lavoro dipendente, avrebbe prodotto il risultato, certo non desiderabile, di creare una figura contrattuale marginalizzata e connotata da una forte compressione di tutele e diritti.


Coerentemente con l’impostazione sopra descritta, nella passata Legislatura, si  è provveduto ad assimilare ai redditi da lavoro autonomo quelli derivanti dai rapporti di collaborazione,  allineando le rispettive aliquote contributive. Più in generale, con un consapevole irrigidimento della disciplina legislativa in materia, si è inteso porre un freno agli abusi e alle irregolarità che in passato avevano ampiamente caratterizzato il ricorso alle collaborazioni coordinate e continuative.


Per questo aspetto, l’entrata in vigore del decreto legislativo n. 276 del 2003 ha consentito di riassorbire in larga misura l’area della irregolarità nel settore privato, mentre non altrettanto si può affermare per il lavoro pubblico, dove permangono in misura consistente forme indebite di lavoro atipico. Ad esempio, nell’accordo recentemente sottoscritto dal comune di Bologna con le parti sociali, relativamente all’individuazione della disciplina applicabile alle collaborazioni coordinate e continuative, emergono aspetti che non mancano di destare forti perplessità, come, ad esempio, l’obbligo di  preavviso, posto a carico del collaboratore in caso di assenza, che ripropone un profilo tipico del rapporto di lavoro subordinato. Nel caso di specie, il comune di Bologna, nella prospettiva di estendere le tutele contemplate dal decreto legislativo n. 276 ai propri collaboratori – e riconoscendo in tal modo implicitamente la maggiore congruità di tale disciplina rispetto a quelle pregresse – ha finito tuttavia per stravolgerne in fase applicativa lo spirito  e la lettera.


Riguardo alla questione attinente ai lavoratori dei call center, va evidenziato che la circolare recentemente adottata dal ministro Damiano – che peraltro recepisce nella sostanza il testo elaborato dal precedente Esecutivo – ha tra l’altro operato una distinzione tra le situazioni relative a rapporti di collaborazione per servizi inbound – caratterizzate dalla prevalenza di attività di ricezione di telefonate, tali da configurare una prestazione lavorativa di tipo sostanzialmente subordinato – da quelle relative a rapporti per servizi outbound, caratterizzate dalla prevalenza delle attività di effettuazione di telefonate dirette verso l’esterno – ad esempio per eventuali sondaggi o ricerche di mercato – in grado di consentire una maggiore indipendenza del prestatore, idonea a configurare una tipologia di lavoro autonomo. Tale criterio interpretativo costituisce una mera applicazione del decreto legislativo n.276 del 2003, atteso che lo strumento della circolare non è certamente idoneo a modificare una disciplina dettata da una fonte normativa di rango primario.


L’attività ispettiva posta in essere nei confronti del gruppo Atesia ha riscontrato essenzialmente due tipi di irregolarità, la prima delle quali inerisce alle proroghe dei rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, illegittime in quanto effettuate sulla base di accordi sindacali interconfederali anziché, come invece prescrive il decreto legislativo n. 276 del 2003, sulla base di accordi sindacali aziendali, maggiormente idonei a consentire un adattamento alle singole realtà imprenditoriali; la seconda irregolarità accertata dagli ispettori riguarda le modalità concrete con cui è stata svolta la prestazione lavorativa, risultando assenti quei requisiti di indipendenza del prestatore necessari per inquadrare la  stessa nell’ambito delle collaborazioni coordinate a progetto, ai sensi del decreto legislativo n. 276 del 2003.


Dagli accertamenti ispettivi effettuati emerge che tutti i rapporti di collaborazione del gruppo Atesia risultano illegittimi e tale circostanza potrebbe nel caso di specie costituire un indice sintomatico di un atteggiamento preconcetto assunto dai Servizi ispettivi, riguardo al quale tuttavia sarà eventualmente il giudice del lavoro ad effettuare le necessarie valutazioni. E’ invece compito del Parlamento, e nella specie della Commissione, fornire alle parti sociali, che attualmente stanno svolgendo una trattativa in relazione alla questione di cui trattasi, un supporto che possa facilitare la positiva conclusiva di tale negoziazione.


Lo schema di risoluzione presentato – presegue il senatore Sacconi – prefigura l’adozione da parte del Governo di misure atte a garantire l’effettività dei contenuti eventualmente concordati dalle parti attraverso un futuro accordo interconfederale, nel presupposto implicito che la disciplina della legge n. 30 possa essere anche adattata alle situazioni concrete, sulla base tuttavia di avvisi comuni concordati tra le parti sociali.


Va peraltro precisato che, prima del varo della riforma del mercato del lavoro nella passata legislatura, la maggior parte delle organizzazioni sindacali si espresse favorevolmente sulle disposizioni inerenti alle collaborazioni coordinate a progetto prospettate dall’Esecutivo allora in carica, alla luce delle maggiori tutele che esse accordavano ai lavoratori; analogamente, le parti datoriali accettarono l’introduzione di tale elemento di rigidità, nella consapevolezza che la situazione di vuoto e di incertezza normativa sussistente allora in tema di lavoro atipico avrebbe determinato un eccesso di  contenzioso in sede giurisdizionale.


 


Il sottosegretario RINALDI ricorda che il Ministro del lavoro ha emanato una circolare nella quale si determina il contesto in cui la collaborazione coordinata a progetto può essere legittimamente utilizzata nell’ambito delle società di call center, identificando lo stesso con le prestazioni per servizi outbound.


Dall’attività ispettiva compiuta nei confronti del gruppo Atesia, che peraltro è iniziata durante la scorsa legislatura – sono emerse modalità di pagamento – riconducibili al sistema del cottimo – e di svolgimento della prestazione – ad esempio l’obbligo di avvisare il datore per le assenze protratte oltre un certo termine – del tutto inconciliabili con la tipologia di lavoro a progetto, che, per sua stessa natura, presupporrebbe la predeterminazione del compenso e l’assenza di vincoli stringenti di orario.


Parimenti, le proroghe dei pregressi rapporti di collaborazione coordinata e continuativa sono illegittime, essendo le stesse avvenute sulla base di accordi interconfederali anziché, come richiesto dal decreto legislativo n. 276 del 2003, alla stregua di  accordi aziendali.


La circostanza – richiamata del senatore Sacconi – circa l’accertamento dell’irregolarità per tutti i collaboratori operanti nell’ambito di società del gruppo Atesia costituisce un indice della diffusione di forme di indebita utilizzazione delle collaborazione coordinate a progetto, che probabilmente potrebbe riguardare anche altre società operanti nel settore dei call center.


Alla luce di tale situazione il Governo ha promosso un incontro non solo con i sindacati ma anche con i vertici del gruppo Atesia e con le associazioni datoriali rappresentative del settore, individuando altresì, con la circolare precedentemente citata, la data del 30 novembre quale limite temporale massimo per le regolarizzazioni, decorso il quale le attività ispettive riprenderanno su tutte le imprese operanti nel comparto in questione. L’Esecutivo è inoltre impegnato a favorire l’intesa tra le parti sociali, per pervenire ad un avviso comune che possa concorrere a individuare soluzioni condivise dai lavoratori e dall’azienda.


Il Ministero ha intrapreso queste iniziative al fine di salvaguardare l’occupazione e la competitività del settore dei call center, ritenendo, tra l’altro, che le ipotesi di delocalizzazione, che pure sono state ventilate da alcuni dei soggetti coinvolti nella vicenda, risultino scarsamente credibili, attesa la difficoltà di organizzare all’estero tali tipologie di servizi, legati in maniera determinante alla conoscenza della lingua italiana da parte dei prestatori.


Va poi sottolineato che la questione inerente ai lavoratori dei call center presuppone tre differenti risvolti, il primo dei quali attiene alla sistemazione delle  situazioni pregresse, il secondo alle fasi di transizione verso una regolarizzazione e il terzo orientato in una prospettiva futura.  Rispetto a quest’ultimo profilo il Governo sta profondendo un ampio impegno, al fine di individuare gli strumenti più idonei per fronteggiare una situazione notevolmente complessa, nel rispetto dell’autonomia dei servizi ispettivi, ed escludendo comunque l’adozione di qualsivoglia forme di condono. Fra le misure allo studio del Governo rientra anche quella volta alla creazione di un fondo per la regolarizzazione dei lavoratori dei call center, che dovrebbe essere prevista nell’ambito del disegno di legge finanziaria per il 2007, con il fine specifico di fornire un sostegno sul piano contributivo alle aziende coinvolte nelle vicende di cui si sta discutendo.


 


Il senatore ROILO (Ulivo), dopo aver preliminarmente sottolineato che la riflessione e il dibattito sulla legge n. 30 e sul decreto legislativo n. 276 del 2003 toccano temi che vanno ben oltre l’oggetto della discussione odierna, e pertanto potranno essere meglio affrontati in altro contesto, si sofferma sui profili attinenti ai lavoratori dei call center del gruppo Atesia, sottolineando che nell’ambito della negoziazione in corso sono emerse talune difficoltà rispetto all’individuazione degli elementi tipici per la configurabilità della prestazione di collaborazione coordinata a progetto, che comunque  non possono avere riguardo esclusivamente al tipo di tecnologia usata.


Va poi evidenziato che gli accertamenti compiuti dai servizi ispettivi del Ministero del lavoro e della previdenza sociale riguardo ai call center del gruppo Atesia hanno riscontrato una serie di anomalie e irregolarità per tutti i lavoratori ivi operanti, alla stregua delle quali risulta difficile, se non impossibile, l’individuazione nell’ambito dell’azienda, di rapporti non riconducibili, sotto il profilo sostanziale,  al lavoro subordinato.


E’ senz’altro utile ed opportuno – prosegue il senatore Roilo – che la Commissione prosegua nel confronto su questi argomenti, misurandosi anche sui temi indicati nel dispositivo dello schema di risoluzione illustrato dal  senatore Sacconi. Potrebbe, invece, essere preferibile soprassedere rispetto al voto su un atto che manifesti il punto di vista della Commissione, e rinviare ogni decisione in merito, all’esito, che sembra imminente, del confronto in corso tra le parti sociali  per la messa a punto di un avviso comune.


 


Il senatore  TIBALDI (IU-Verdi-Com) dichiara di condividere l’opinione testé espressa dal senatore Roilo, circa l’esigenza di procedere nella discussione rinviando al tempo stesso la decisione in merito al voto sullo schema di risoluzione illustrato dal senatore  Sacconi. A suo parere, infatti, l’unica strada percorribile per la soluzione delle complesse problematiche di cui trattasi è quella del confronto fra le parti sociali interessate, per l’adozione di un avviso comune.


Nel caso di specie occorre di certo agire per salvaguardare la competitività del settore dei call center, al fine di preservare l’occupazione in tale comparto, ma al tempo stesso è prioritario tutelare pienamente i diritti soggettivi dei lavoratori. Appare poi del tutto condivisibile l’opinione espressa dal rappresentante del Governo circa la sostanziale impraticabilità dell’ipotesi di delocalizzazione delle aziende del settore, avanzata in alcuni ambienti imprenditoriali.


 


Il senatore  NOVI (FI) dopo aver sottolineato preliminarmente l’opportunità di approvare lo schema di risoluzione illustrato dal senatore Sacconi, si sofferma sui positivi risultati derivanti dall’applicazione della disciplina contenuta nella legge n. 30 del 2003 – della quale la circolare del ministro Damiano costituisce una mera interpretazione – che ha introdotto importanti tutele per i lavoratori, favorendo il superamento di fenomeni che si potrebbero definire di caporalato postindustriale, alimentati, invece, dalle ambiguità della legislazione precedente.


 La campagna di disinformazione condotta dalle forze politiche di sinistra e dai sindacati in ordine alla legge n. 30 ha tentato di occultare i notevoli meriti di tale normativa, che in fase applicativa  ha invece consentito di fare emergere diffusi fenomeni di attività lavorative irregolari, come si è verificato nel caso dei  call center.


 


Il PRESIDENTE, considerato l’imminente inizio dei lavori dell’Assemblea, rinvia il seguito dell’esame ad altra seduta.


 


 


            La seduta termina alle ore 9,30.


             




 


SCHEMA DI RISOLUZIONE PRESENTATO DAI SENATORI SACCONI, MORRA, GENTILE, NOVI E PICCONE SULL’AFFARE ASSEGNATO


 


 


La 11a Commissione (lavoro, previdenza sociale),


            premesso che:


            il Gruppo Atesia è stato sottoposto all’attività di vigilanza del Servizio ispettivo del Ministero del lavoro e della previdenza sociale;


            il ministro Damiano ha recentemente prodotto un atto di indirizzo nei confronti dei Servizi ispettivi del Ministero con lo scopo di orientare le attività di vigilanza sulle collaborazioni nei call center, nel quale egli ha sollecitato una verifica sulla natura delle diverse prestazioni che tenesse conto delle modalità tecnologiche in base alle quali si svolgono,


 


impegna il Governo


 


            a favorire il diretto confronto tra le parti sociali in funzione della individuazione delle forme contrattuali coerenti con la natura delle diverse prestazioni nei call center e tali da garantire adeguate tutele dei lavoratori e condizioni competitive delle imprese anche allo scopo di evitare processi di delocalizzazione.


            Impegna altresì il Governo a riferire al Parlamento sui modi con cui intenda garantire la effettività dei contenuti concordati attraverso un auspicabile “avviso comune” delle Organizzazioni confederali maggiormente rappresentative.


 


18ª Seduta (pomeridiana) 


 


Presidenza del Presidente


TREU 


 


            Interviene il ministro per le politiche per la famiglia Rosy Bindi.      


 


 


SULLA PUBBLICITA’ DEI LAVORI 


 


      Il  presidente TREU fa presente che è pervenuta la richiesta, ai sensi dell’articolo 33, comma 4, del Regolamento, di attivazione dell’impianto audiovisivo, in modo da consentire la speciale forma di pubblicità prevista, nonché di trasmissione del segnale audio con diffusione radiofonica, e avverte che, ove la Commissione convenga nell’utilizzazione di tale forma di pubblicità dei lavori, il Presidente del Senato ha preannunciato il proprio assenso.


 


            Non facendosi osservazioni, tale forma di pubblicità è adottata per lo svolgimento della procedura informativa prevista nella seduta odierna.


 


 


PROCEDURE INFORMATIVE 


 


Seguito delle comunicazioni del Ministro per le politiche per la famiglia sui relativi indirizzi programmatici.   


 


            Riprende il dibattito sulle comunicazioni del Ministro per le politiche per la famiglia, sospeso nella seduta di mercoledì 19 luglio 2006.


 


      Il presidente TREU ricorda che nella precedente seduta si era aperto il dibattito sulle comunicazioni del Ministro Bindi, che ringrazia per avere accolto con la consueta sollecitudine l’invito della Commissione.


 


Il senatore  MORRA (FI) ribadisce la sua contrarietà, già più volte espressa, alla scelta di dare vita ad uno specifico Ministero per la famiglia nell’ambito del riordino dell’assetto del Governo operato all’inizio della legislatura: dato il carattere intersettoriale delle politiche della famiglia, sarebbe stato preferibile, a suo avviso, l’istituzione di una agenzia. Della relazione svolta dal Ministro nella precedente seduta, egli condivide invece il richiamo alla prospettiva di un riordino dello Stato sociale, che lo adegui all’esigenza di sollevare la famiglia dagli oneri, essenzialmente di carattere assistenziale, che oggi gravano impropriamente su di essa, soprattutto per effetto dei processi strutturali di denatalità e di invecchiamento della popolazione. L’esposizione del Ministro è risultata carente per l’assenza di un riferimento esplicito a politiche di contesto, che definiscano  il quadro entro il quale attuare le misure di sostegno alla  famiglia: non è poi condivisibile la contrarietà espressa sull’istituto del quoziente familiare, e preoccupa l’assenza di un esplicito riferimento alle politiche del lavoro e all’esigenza di mettere in campo un sistema di tutele attive, rivolte soprattutto a incrementare l’occupazione femminile. Un altro tema di rilevanza strategica è quello della definizione dei livelli essenziali delle prestazioni, nel quale si inquadrano anche le prestazioni sociali; su di esso è necessario che il Governo non si limiti ad affermazioni di principio, e formuli  invece proposte concrete.


 


Il senatore BOBBA (Ulivo), nel dichiarare di condividere l’impostazione delle linee programmatiche illustrate dal Ministro nella precedente seduta, rileva che le politiche per la famiglia non possono essere ridotte ad una mera azione di contrasto della povertà, ma devono basarsi necessariamente sul fondamentale ruolo di solidarietà sociale che essa assolve nell’ambito del welfare.


La leva fiscale costituisce un elemento essenziale delle politiche promosse in tale settore. Per questo aspetto, non è convincente il giudizio negativo espresso dal Ministro sul sistema del quoziente familiare. Occorre invece  superare le anomalie del sistema di tassazione, che attualmente danno luogo ad una vera e propria “tassa occulta” sulla famiglia, e improntare il sistema fiscale stesso a un criterio di equità orizzontale, che tenga conto del numero dei membri dei nuclei familiari e dei costi da questi sostenuti, anche al fine di favorire lo sviluppo del Mezzogiorno, in cui il numero medio di componenti delle famiglie è particolarmente elevato.


Sotto il profilo previdenziale sarebbe opportuno garantire alle donne una contribuzione figurativa per un anno, per ogni figlio nato, conformemente a quanto previsto in altri ordinamenti europei. E’ altresì importante affiancare le famiglie nell’attività di assistenza alle persone non autosufficienti, sempre più rilevante nella società contemporanea, caratterizzata da un processo strutturale di invecchiamento della popolazione.


 


La senatrice  MONGIELLO (Ulivo) rileva che l’istituzione del Ministero ha rappresentato una positiva inversione di tendenza rispetto alle politiche promosse in passato, che hanno penalizzato la famiglia anche attraverso  una consistente riduzione degli stanziamenti agli enti locali e il conseguente ridimensionamento dell’offerta di servizi di natura assistenziale da parte degli stessi.


 Anche la precarizzazione del mercato del lavoro risultante dall’attuazione  della legge n. 30 del 2003, ha creato una condizione di incertezza economica nei lavoratori e nelle lavoratrici, tale da compromettere per molte persone la stessa possibilità di creare una famiglia e di avere dei figli.


Nella passata Legislatura, il bonus per i neonati non ha espletato alcuna incidenza positiva, mentre l’abbandono dell’istituto del reddito minimo di inserimento ha riportato  numerosi nuclei familiari in una condizione di povertà.


Occorre infine mettere a punto politiche efficaci di conciliazione dei tempi di lavoro e familiari, quale condizione imprescindibile per l’incremento dell’occupazione femminile, e, in un contesto di maggiore coesione sociale, adoperarsi anche per favorire il ricongiungimento familiare dei lavoratori immigrati.


 


Il senatore  MERCATALI (Ulivo) valuta positivamente l’istituzione del Ministero della famiglia, che, a suo avviso, dovrebbe assumere le caratteristiche di una vera e propria cabina di regia, atta a coordinare i variegati profili inerenti alle politiche familiari.


Queste ultime devono incentrarsi su misure di tipo fiscale, nonché su interventi specifici di sostegno alle famiglie, in particolare sul versante dei servizi, quali ad esempio asili nido, scuole materne e assistenza ai disabili.


 


Replica agli intervenuti il ministro BINDI, sottolineando preliminarmente lo stretto legame tra le politiche attive del lavoro e la tutela del nucleo familiare e della sua sicurezza economica. Osserva quindi che una strategia efficace di sostegno alla famiglia non può risolversi esclusivamente nell’adozione di misure – peraltro anch’esse importanti – di contrasto dei fenomeni di povertà, ma deve articolarsi in una pluralità di interventi, che includono, quali elementi essenziali, le politiche abitative, la rimodulazione dei meccanismi fiscali incentrata su un sistema mirato di deduzioni e detrazioni, l’elevazione della misura degli assegni familiari, l’incremento dei servizi utili alle famiglie ed infine il sostegno dell’occupazione femminile. Il Ministro sottolinea poi la necessità di favorire il ricongiungimento familiare dei lavoratori immigrati, superando l’attuale legislazione, eccessivamente restrittiva.


Nella definizione dei destinatari degli interventi predisposti e coordinati dal Ministero per la famiglia, non si può prescindere dalla molteplice realtà delle forme di convivenza e degli assetti dei singoli nuclei; ferma restando la distinzione tra le famiglie di fatto e la famiglia definita dall’articolo 29 della Costituzione, occorre al tempo stesso evitare qualsivoglia condotta che discrimini tra i singoli in relazione a scelte di carattere personale, come peraltro prescrive la Costituzione stessa.


Replicando ad una osservazione del senatore VIESPOLI (AN), il Ministro sottolinea infine  l’opportunità di un’iniziativa volta a rendere più flessibili alcuni aspetti della legge n. 53 del 2000, in materia di sostegno della maternità e della paternità.


 


Il PRESIDENTE, dopo aver  ringraziato il Ministro, dichiara chiusa l’audizione.


 


 


            La seduta inizia alle ore 8,40.


 


 

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