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Home - Senato - Commissione Lavoro, previdenza sociale (Dai Resoconti Sommari)

Commissione Lavoro, previdenza sociale (Dai Resoconti Sommari)

22 Ottobre 2009
in Senato

38ª Seduta 

 


Presidenza del Presidente


GIULIANO 


indi del Vice Presidente


TREU 


IN SEDE CONSULTIVA 


(1210 e 1210-bis) Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2009 e bilancio pluriennale per il triennio 2009 – 2011 e relativa Nota di variazioni, approvato dalla Camera dei deputati  


– (Tabb. 4 e 4-bis) Stato di previsione del Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali per l’anno finanziario 2009.


(1209) Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2009), approvato dalla Camera dei deputati


(Rapporto alla 5a Commissione. Seguito dell’esame congiunto e rinvio) 


 


Prosegue l’esame congiunto, sospeso nella seduta del 20 novembre scorso.

Il presidente GIULIANO ricorda che in tale occasione la relatrice Spadoni Urbani ha illustrato congiuntamente i provvedimenti esprimendo un giudizio favorevole sulla manovra di finanza pubblica per il 2009 e riservandosi ulteriori considerazioni integrative in sede di replica.


Ricorda altresì che nella stessa seduta era stata dichiarata aperta la discussione generale.


 


Prende per primo la parola il senatore ROILO (PD), il quale si sofferma sulle ragioni che lo inducono ad esprimere una valutazione negativa sulla manovra e che risiedono innanzitutto nell’assenza all’interno di essa di stanziamenti finalizzati al sostegno dei redditi medio-bassi; ciò con particolare riferimento all’articolo 1, comma 4, del disegno di legge finanziaria, che condiziona la riduzione della pressione fiscale nei confronti delle famiglie con figli e dei percettori di reddito medio-basso alle eventuali maggiori disponibilità di finanza pubblica realizzate rispetto alle previsioni del DPEF 2009-2013. Un ulteriore aspetto critico è a suo giudizio rappresentato dalla riforma degli ammortizzatori sociali, peraltro da più parti ritenuta necessaria ed urgente, e tuttavia rinviata per effetto della disposizione di cui all’articolo 2, comma 36. La disposizione, peraltro, ne quantifica la spesa nel limite  complessivo massimo di 600 milioni di euro, vale a dire in misura a suo avviso del tutto insufficiente, anche se con risorse aumentate rispetto alle previsioni contenute nel disegno di legge n. 1167, collegato alla manovra di finanza pubblica, di cui la Commissione lavoro ha recentemente intrapreso l’esame, congiuntamente alla Commissione affari costituzionali. Tale valutazione negativa risulta peraltro confermata alla luce delle previsioni recentemente rese note dall’OCSE, che prevedono un incremento del tasso di disoccupazione all’8 per cento. Sempre a tale riguardo, egli segnala una discrasia rispetto a quanto stabilito dall’articolo 27, comma 1, del disegno di legge n. 1167, in base al quale lo stanziamento – in quella sede fissato in 450 milioni di euro – può essere impiegato, in deroga alla normativa ordinaria, sia per la concessione, sia per la proroga di ammortizzatori sociali, mentre nella norma di cui al comma 36 in parola lo stanziamento complessivo di 600 milioni di euro viene posto con riferimento unicamente alle concessioni in deroga, e non anche alle proroghe in deroga. Peraltro, mentre il citato articolo 27 prevede, come condizione per beneficiare degli ammortizzatori sociali, che il lavoratore sottoscriva un apposito patto di servizio presso i competenti centri per l’impiego, nel comma 36 del disegno di legge finanziaria non si fa alcun riferimento a tale condizione. In proposito, egli sollecita pertanto chiarimenti al rappresentante del Governo. Ulteriori perplessità a suo avviso si appuntano sul comma 35 del medesimo articolo 2 del disegno di legge finanziaria, che condiziona l’erogazione delle somme previste per la copertura di alcuni contratti “sentite le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative”. Le preoccupazioni di carattere complessivo indotte dalla lettura dei documenti di bilancio sono a suo avviso tutt’altro che scongiurate dalle dichiarazioni, anche recenti, dei ministri Sacconi e Tremonti, il quale ultimo, in particolare, sistematicamente nega ogni disponibilità ad adottare misure di sostegno per i salari e le famiglie adducendo l’assenza di risorse in bilancio. A suo giudizio è invece oramai inderogabile la messa a disposizione di stanziamenti per il sostegno dei redditi medio-bassi e per la riforma degli ammortizzatori sociali; e ciò senza far ricorso ad altri strumenti normativi, dal momento che il vettore ideale e naturale a questo scopo è appunto rappresentato dalla manovra di bilancio oggi in esame.


 


Prende brevemente la parola il sottosegretario VIESPOLI per chiarire che certamente esistono delle discrasie tra il disegno di legge n. 1167 e la manovra di bilancio, discrasie derivanti dalle modalità con le quali si è anche temporalmente incrociato il rispettivo dibattito presso l’altro ramo del Parlamento. Al riguardo, il Sottosegretario precisa che il Governo, proprio perché consapevole di tali disallineamenti, intendeva ed intende affrontare queste questioni nel corso dell’esame al Senato. E’ in corso un approfondimento a carattere tecnico, finalizzato appunto a decidere come integrare quantitativamente e qualitativamente questi interventi: attraverso i vettori legislativi già all’attenzione del Senato, ovvero facendo ricorso a nuovi strumenti normativi, ma in ogni caso con piena consapevolezza della esigenza di porre in essere misure di carattere omogeneo. In risposta ad una ulteriore richiesta di chiarimento del senatore PASSONI (PD), il Sottosegretario precisa altresì che è intendimento del Governo innalzare tali misure per un importo rispetto al quale lo stanziamento di 600 milioni di euro rappresenta un dato di partenza minimo.


 


La senatrice GHEDINI (PD) ritiene che l’intervento del rappresentante del Governo sia destinato addirittura ad acuire le sue preoccupazioni sulla manovra di bilancio. Per la seconda volta dall’inizio della legislatura il Parlamento si trova infatti in una condizione di forte imbarazzo. Nello scorso luglio venne discusso il DPEF, definito “sostanzialmente neutro”, in una fase in cui peraltro già si manifestavano segnali evidenti di recessione, mentre parallelamente il Governo metteva in campo, con il decreto legge n. 112, la “finanziaria triennale”, adottata con un provvedimento d’urgenza approvato in pochi minuti dal Consiglio dei Ministri e sottoposto al voto di fiducia delle Camere. Oggi, dopo la tempesta finanziaria che ancora agita il mercato mondiale, la ratifica tecnica di uno stato di recessione già manifesto e nonostante l’evidenza di una fortissima crisi industriale ed occupazionale, il Parlamento è chiamato a discutere su una manovra di bilancio che sostanzialmente ratifica i contenuti del decreto legge n. 112, già allora inadeguati; le misure di protezione sociale e di rilancio dell’economia sono rinviate ad altre determinazioni del Governo, naturalmente tradotte in altrettanti provvedimenti d’urgenza allo stato non giudicabili, perché non ancora definiti, ma che appaiono comunque, per come annunciati, riduttivi e contingenti, a fronte di una crisi strutturale. Di tale crisi il Governo prende atto, rivedendo al ribasso le stime del PIL per l’anno in corso, ma tuttavia senza trarne conseguenze coerenti in termini di politica economica, quanto meno nella manovra di bilancio oggi in esame. Nello scorso luglio – prosegue la senatrice – nel corso del dibattito, la sua parte politica ebbe ad affermare la inderogabile necessità di una successiva correzione  della manovra, anticipando che in ogni caso si sarebbe trattato di un approccio velleitario, se non addirittura ipocrita: sono appunto queste le condizioni che a suo giudizio oggi ricorrono, per giunta aggravate dagli eventi economico-finanziari più recenti. A suo avviso, sarebbe indispensabile l’adozione di misure e riforme a carattere strutturale, e non già di tagli lineari, più o meno compensati da misure tampone. I correttivi di spesa e, soprattutto, un nuovo profilo di politica in materia fiscale devono invece volgersi a produrre le risorse necessarie a due obiettivi irrinunciabili: la riforma degli ammortizzatori sociali, finalizzata al ridisegno complessivo di un diverso profilo del mercato del lavoro, in cui flessibilità e tutela siano le facce della stessa medaglia, e la defiscalizzazione di quote di reddito, finalizzata non solo al recupero del potere d’acquisto dei redditi, ma al mantenimento di condizioni minimi di agibilità sociale per quelli più bassi. Su entrambi questi aspetti ella preannuncia la presentazione di specifiche proposte emendative. E’ inoltre a suo giudizio indispensabile l’estensione progressiva degli ammortizzatori sociali ai settori e ai contratti che ne sono sprovvisti, con contemporanea riforma dei meccanismi di reimpiego, attraverso processi di formazione continua e accordi per la ricerca di lavoro. In questo senso, pur ritenendo giustamente indirizzata la proposta del Governo, contenuta in parte nella manovra di bilancio, in parte nel disegno di legge n. 1167 e in parte in un annunciato provvedimento d’urgenza, ella la reputa tuttavia debole ed insufficiente, proprio perché basata su un’ottica parziale. Un’ulteriore esigenza risiede poi in una riduzione del prelievo fiscale sui redditi, con immediata detassazione della tredicesima mensilità ed una detassazione strutturale dei premi di produttività; tale intervento sarebbe finanziabile attraverso la rinuncia alla detassazione degli straordinari, che ella reputa contraddittoria in una fase di recessione. Conclusivamente, ogni sforzo del Governo dovrebbe concentrarsi non già su tagli di carattere orizzontale, bensì su una ristrutturazione della spesa fatta di interventi selettivi e mirati e di una seria ripresa del contrasto all’evasione fiscale, in assenza del quale l’incremento della pressione fiscale  appare iniquo e insopportabile. Rispetto a ciò, ogni altra misura, ivi inclusa la cosiddetta social card e la riduzione del fondo sociale, le appare dispersiva e contraddittoria.


 


Il senatore PICHETTO FRATIN (PdL) evidenzia che la presentazione dei documenti di bilancio rappresenta appunto un importante momento di verifica della complessiva situazione economico-finanziaria del Paese e delle scelte che il Parlamento è chiamato ad affrontare, segnatamente in una fase, come quella attuale, di forti ed evidenti difficoltà. Vero è che il DPEF è stato esaminato dal Parlamento prima dell’estate; esso non può peraltro che essere letto in connessione con la successiva Nota di variazione, che già ha indicato un peggioramento delle stime precedentemente effettuate ed un deterioramento complessivo della congiuntura internazionale. Proprio l’anticipazione, a luglio scorso, di alcune importanti misure di carattere economico, contenute nel decreto legge n. 112, consente oggi al Governo di porre in campo ulteriori iniziative, attraverso l’adozione di una manovra di bilancio che si presenta comunque snella e ridotta rispetto alle precedenti edizioni, e che comunque non può che essere esaminata facendo riferimento anche agli altri provvedimenti adottati dall’Esecutivo, collegati alla manovra di bilancio, già all’esame delle Camere, nonché agli annunciati nuovi interventi. Al di là delle possibili discrasie, che è ovvio riscontrare in iniziative legislative poste in essere  in tempi successivi, la lettura degli interventi del Governo deve dunque necessariamente svolgersi in modo organico, tenendo presente che si tratta di misure adottate sulla base di finalità congiunturali e di gestione della transizione. In questo senso vanno considerate le precisazioni oggi avanzate dal sottosegretario Viespoli. In particolare, l’oratore si sofferma quindi sulle risorse destinate al Fondo sociale europeo, non sempre in passato spese correttamente, segnalando che l’emergenza congiunturale che il Paese sta vivendo ne richiede l’integrazione. Si richiama quindi in particolare alle azioni specifiche contenute negli articoli 2 e 3 del disegno di legge finanziaria, evidenziando che l’Esecutivo ha inteso porre in campo determinate misure, salvo successive valutazioni in ordine alle necessità imposte dall’andamento della crisi internazionale. E’ questo a suo giudizio il massimo possibile, ai fini della razionalizzazione degli interventi, ferma restando la piena volontà di affrontare in questi settori riforme a carattere organico, segnatamente per quello che riguarda gli aspetti connessi alle gestioni previdenziali.


 


In considerazione dell’imminente inizio dei lavori dell’Assemblea, il presidente  TREU rinvia gli ulteriori interventi in discussione generale alla seduta antimeridiana già convocata per domani, alle ore 10.


 


Il seguito dell’esame congiunto è quindi rinviato.


 


 


La seduta termina alle ore 16,55.


 

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