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Il Diario del Lavoro

Quotidiano online del lavoro e delle relazioni industriali

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Home - Senato - Commissione Lavoro, previdenza sociale (Dai Resoconti Sommari)

Commissione Lavoro, previdenza sociale (Dai Resoconti Sommari)

22 Ottobre 2009
in Senato
MERCOLEDÌ 9 LUGLIO 2008

11ª Seduta 

Presidenza del Presidente


GIULIANO 


Interviene il ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali Sacconi.            


La seduta inizia alle ore 14,05.


SULLA PUBBLICITÀ DEI LAVORI  


Il presidente GIULIANO fa presente che è pervenuta la richiesta, ai sensi dell’articolo 33, comma 4, del Regolamento, di attivazione dell’impianto audiovisivo per l’audizione del ministro Sacconi, in modo da consentire la speciale forma di pubblicità della seduta ivi prevista e avverte che, ove la Commissione convenga nell’utilizzazione di tale forma di pubblicità dei lavori, il Presidente del Senato ha già preannunciato il proprio assenso.


Non facendosi osservazioni, la forma di pubblicità di cui all’articolo 33, comma 4, del Regolamento, viene adottata per il prosieguo dei lavori.


PROCEDURE INFORMATIVE 


Seguito delle comunicazioni del Ministro del Lavoro, salute e politiche sociali sugli indirizzi generali della politica del suo Dicastero, per le parti di competenza   


Prosegue il dibattito sulle comunicazioni del Ministro sospeso nella seduta del 25 giugno scorso.


La senatrice BLAZINA (PD), riservandosi di formulare valutazioni più precise alla luce dell’operato del Governo nelle prime fasi della legislatura, si dichiara tuttavia sin d’ora in disaccordo con le prime misure poste in essere dall’Esecutivo e con il modo di procedere mediante provvedimenti d’urgenza su tematiche quali l’assetto della pubblica amministrazione, del lavoro dipendente pubblico e privato, della ricerca, che riguardano da vicino interessi rilevanti dei cittadini.


Si sofferma quindi in particolare sulla tematica del lavoro femminile. Sottolinea come l’aumento del tasso di occupazione delle lavoratrici donne sia un argomento non tenuto nella dovuta attenzione nella relazione del Ministro, mentre rappresenta un fattore determinante per il rilancio produttivo del Paese, nonché per il rispetto degli obiettivi fissati in ambito comunitario. A tale proposito, evidenzia che il divario occupazionale – particolarmente significativo soprattutto nel Mezzogiorno – delle lavoratrici rispetto ai lavoratori deve essere colmato con azioni positive finalizzate a rendere compatibile il lavoro con la vita familiare, con misure concernenti gli orari di lavoro e le strutture di supporto, nonché intervenendo sul fronte della disparità salariale a parità di mansioni. Ricorda che il suo Gruppo ha presentato un disegno di legge in materia e auspica che la maggioranza ne valuti i contenuti con attenzione.


Passa quindi ad analizzare la problematica dell’occupazione giovanile. Rileva come la relazione del Ministro abbia omesso di trattare tale tema, il quale riveste invece estrema rilevanza in quanto riguarda le condizioni e prospettive di vita di un’intera fascia generazionale. Fa altresì presente la necessità di intervenire in senso limitativo sul fenomeno del precariato, limitando la possibilità di stipulare contratti flessibili ai soli settori in cui essi sono realmente necessari.


Con riferimento, poi, alla normativa in materia di apprendistato e formazione professionale, richiama anche quanto dichiarato dal Ministro dell’istruzione, università e ricerca in sede di illustrazione delle linee programmatiche presso la 7a Commissione, sottolineando come le attività formative esterne all’azienda si siano dimostrate in numerosi ambiti territoriali molto efficienti. Fa altresì notare che il rilievo attribuito dal Ministro all’apprendistato che avviene all’interno delle imprese non tiene conto del fatto che in realtà di dimensioni medio piccole si verifica frequentemente la mancanza di personale appositamente destinato alle attività formative; per altro verso, la formazione esterna può costituire un’occasione di crescita culturale complessiva dei giovani lavoratori, in genere non in possesso di un elevato livello di istruzione.


Un’ulteriore tematica sulla quale richiama l’attenzione del Ministro è quella della disciplina del lavoro transfrontaliero. A tale proposito, richiama l’esempio dei lavoratori che quotidianamente prestano la loro attività nelle regioni di Nord-Est, provenienti da Slovenia e Croazia – paesi estranei all’Unione europea – i quali incontrano numerosi problemi burocratici. Auspica l’impegno del Governo affinché raggiunga un accordo in materia con gli Stati d’origine dei lavoratori al fine di semplificarne l’utilizzo, non trattandosi comunque di un fenomeno di stabile immigrazione.


Il senatore ROILO (PD) rileva come la relazione del Ministro – coerentemente, peraltro, con quanto sostenuto recentemente dalla Confindustria – si basi sul presupposto di una congiuntura economica attuale estremamente negativa, caratterizzata da un basso tasso di crescita economica e da bassi livelli salariali. Nel condividere tale premessa ritiene che sarebbe necessario da parte del Governo apprestare interventi atti a sostenere lo sviluppo delle imprese e il potere di acquisto di salari e pensioni, anche tenuto conto della ripresa dell’inflazione. Rileva, peraltro, come, al di là delle intenzioni professate, i provvedimenti concretamente posti in essere dall’Esecutivo non si muovano in tale ottica. Al contrario, fa presente come già nel Documento di programmazione economico-finanziaria si preannunci una riduzione degli investimenti e si indichi un tasso di inflazione programmata sensibilmente inferiore a quello che ne sarà verosimilmente il livello reale, con pesanti ripercussioni sul potere di acquisto dei lavoratori dipendenti e dei pensionati; analogamente, l’intervento posto in essere con il decreto-legge n. 93 del 2008 in materia di disciplina delle dimissioni assicura sostanzialmente alle aziende una possibilità in più di elusione della disciplina dei licenziamenti individuali e delle relative garanzie.


Ulteriori notazioni critiche riguardano l’eccessivo spazio affidato al rinvio alla contrattazione collettiva su tematiche di particolare delicatezza quali, ad esempio, la disciplina dei contratti a termine, nonché la reintroduzione del lavoro a chiamata e la mancanza di misure idonee a ridurre gli infortuni sul lavoro. Ritiene, infatti, che l’obiettivo della semplificazione normativa non possa tradursi in una sostanziale deregolamentazione  e in un arretramento del livello di tutela dei lavoratori; fa altresì presente come scelte di questo tipo da parte dell’Esecutivo non favoriscano la coesione sociale ma, al contrario, possano essere foriere di un’accentuazione dei conflitti.


Conclude auspicando l’adozione da parte del Governo di misure in concreto idonee al sostegno dello sviluppo produttivo e del valore dei redditi da lavoro dipendente e da pensione.


Il senatore NEROZZI (PD) manifesta netto dissenso sulle prospettive di intervento delineate nella relazione del Ministro. A fronte, infatti, di una situazione economica di stagnazione, il Governo non appresta le misure che sarebbero necessarie a sostegno della crescita della produttività delle imprese e del livello dei salari. In particolare, non condivide l’impostazione per cui la mera attribuzione di ulteriori risorse disponibili per le imprese si risolva necessariamente in un miglioramento della competitività delle stesse.


Nel complesso, giudica gli interenti prefigurati dal Ministro lacunosi e suscettibili di acuire i contrasti tra le parti sociali. Auspica, quindi, un ripensamento e un mutamento dell’impostazione di politica economica del Governo.


Il senatore TREU (PD) sottolinea come la relazione del Ministro definisca linee di intervento di politica del lavoro dalle finalità ambiziose, prefigurando un’azione articolata tanto sul versante della disciplina giuslavoristica, quanto su quello del welfare, mediante misure anche sperimentali  che tengano conto dell’esigenza di creare un consenso sociale.


Rileva tuttavia come a fronte di tali obiettivi il Governo non si sia attenuto a  comportamenti coerenti; richiama, in proposito, l’adozione di provvedimenti di urgenza non preceduti da un confronto con le parti sociali, su questioni di portata rilevante. Al di là dei contenuti, stigmatizza tale metodo di intervento unilaterale e auspica un atteggiamento diverso in sede di trattativa per i prossimi rinnovi contrattuali.


Per ciò che attiene agli orientamenti dichiarati dal Ministro sul versante della disciplina degli ammortizzatori sociali, dei lavori usuranti, della sicurezza sul lavoro e della riforma degli enti previdenziali, sottolinea l’esigenza che alle dichiarazioni d’intenti facciano seguito provvedimenti concreti, e che questi siano ispirati al necessario equilibrio.


Per quanto concerne, poi, il tema specifico della formazione professionale e della riqualificazione delle risorse umane, pur apprezzando il rilievo attribuito dal Governo alla necessità di incentivare le attività formative sul versante aziendale, fa presente come in tale ambito sia indispensabile un impiego stabile e costante nel tempo di idonee risorse per conseguire risultati concreti.


Relativamente all’intento dell’Esecutivo di introdurre norme di semplificazione, osserva come tale finalità, in sé corretta, si sia in realtà tradotta in una sostanziale soppressione normativa che segna una regressione del livello di tutela della sicurezza dei lavoratori, non più affidato a norme inderogabili.


Giudica altresì non condivisibile l’intervento in materia di appalti, facendo presente come la definizione degli indici di congruità del costo del lavoro fosse uno strumento utile ad arginare le irregolarità contributive.


Rispetto, poi, al rilievo attribuito all’operatività degli enti bilaterali, osserva che tali enti sono ideonei a favorire la definizione della regolamentazione solo in determinate materie, tra le quali non può essere ricompresa la delicata tematica della sicurezza sul lavoro.


Quanto all’obiettivo di instaurare rapporti collaborativi tra le parti sociali, sottolinea come le misure preannunciate e in parte già attuate dal Governo nel senso di rinviare alla contrattazione decentrata e, quindi, agli accordi aziendali la disciplina di profili molto importanti del rapporto di lavoro determini una eccessiva destrutturazione del panorama economico, laddove non può più verificarsi alcuna omogeneità di regolamentazione da parte delle imprese.


Relativamente agli interventi di agevolazione fiscale sui redditi da lavoro dipendente, ritiene che le misure agevolative connesse agli incrementi di produttività siano da preferirsi rispetto a quelle legate alle prestazioni di lavoro straordinario e che, comunque, avrebbero dovuto essere adeguatamente incentivate dal punto di vista della vantaggiosità per la parte datoriale.


Con riferimento, invece, alla politica salariale, ritiene che la perdita del potere d’acquisto delle retribuzioni non possa essere assolutamente ricondotta agli accordi del 1993.


Conclude rilevando come le aspettative del Governo, in funzione del rilancio della produttività, sulla contrattazione di secondo livello risultino eccessive, ove si consideri che l’effetto sui salari  per la maggior parte dei lavoratori sarà modesto, e come il potere d’acquisto delle retribuzioni vada pertanto sostenuto con interventi ben più articolati.


La senatrice CARLINO (IdV) rileva come gli indirizzi illustrati dal ministro Sacconi per l’azione del suo Dicastero, al di là del richiamo, in linea di principio condivisibile, da lui effettuato all’esigenza di un’evoluzione verso un Welfare delle opportunità, siano destinati a risolversi in una riduzione delle garanzie e delle tutele per i lavoratori. In particolare, non può che suscitare preoccupazione il profilarsi di un disegno di sistematica rimessa in causa degli interventi di riforma attuati nella scorsa legislatura, a cominciare dalle scelte promosse dal Governo Prodi per il superamento del precariato.


Per altro verso, l’impianto delle iniziative preannunziate dal ministro Sacconi appare lacunoso, come dimostra l’assenza di qualsiasi riferimento a questioni come il salario minimo, i sussidi di disoccupazione, la tutela del lavoro delle donne e gli ammortizzatori sociali.


Quanto all’iniziativa, già adottata con decreto-legge, della detassazione del lavoro straordinario, è lecito attendersi che si tradurrà in un aumento del precariato e in un peggioramento dei livelli di sicurezza sul lavoro. Anche la scelta dell’abrogazione della legge n. 188 del 2007 (“Disposizioni in materia di modalità per la risoluzione del contratto di lavoro per dimissioni volontarie della lavoratrice, del lavoratore, nonchè del prestatore d’opera e della prestatrice d’opera”), e quindi dell’obbligo di comunicazione on line, su apposito modulo predisposto dalla competente Amministrazione,  delle dimissioni del lavoratore, è destinata a risolversi in un’attenuazione delle garanzie dei lavoratori, legittimando di fatto il ritorno alla pratica delle dimissioni in bianco.


La senatrice SPADONI URBANI (PdL) rileva come, nella difficile congiuntura che il Paese si trova ad attraversare, la scelta del Governo di puntare sul contenimento e la riqualificazione della spesa pubblica sia la più corretta, dovendosi escludere, dato il suo livello già oggi eccessivo, il ricorso a un inasprimento della pressione fiscale per reperire risorse per lo sviluppo.


In particolare, appare apprezzabile il disegno di riforma degli apparati pubblici e di semplificazione degli adempimenti amministrativi prospettato dall’ultimo Documento di programmazione economico-finanziaria e più puntualmente descritto dal ministro Sacconi, che potrà essere un elemento decisivo, insieme all’affermazione di più moderne relazioni fra le parti sociali, per il rilancio competitivo dell’Italia. 


Alla stessa logica risponde la scelta della detassazione delle componenti retributive legate alla produttività adottata dal Governo con il decreto-legge n. 93 del 2008, in fase di conversione, mentre la scelta della soppressione dell’obbligo di comunicazione delle dimissioni volontarie risponde ad un apprezzabile intento di semplificazione degli adempimenti formali, e non appare in concreto suscettibile di favorire il ricorso alla pratica delle dimissioni in bianco.


Sul versante della sicurezza del lavoro, senz’altro condivisibile è l’orientamento del Governo di favorire il coinvolgimento delle parti sociali nella messa a punto di soluzioni idonee a favorire la riduzione degli infortuni, superando modelli culturali che tendono a colpevolizzare la figura del datore di lavoro. Quanto alla formazione professionale, si profila un impegno volto a orientare il settore – oggi organizzato di fatto in funzione degli interessi di coloro che vi operano – in modo da massimizzarne l’apporto in termini di sbocchi occupazionali. Infine, per ciò che attiene al lavoro delle donne, è auspicabile il superamento della logica che ha portato nel corso degli anni ad accumulare forme di tutela molto penalizzanti per le aziende, in particolare per quanto attiene alle lavoratrici madri, adottando un approccio più pragmatico, incentrato sull’erogazione di servizi e sulla definizione di modalità più flessibili di espletamento della prestazione, aderenti alle reali necessità delle donne.


Il presidente GIULIANO sottolinea preliminarmente come gli indirizzi programmatici illustrati dal ministro Sacconi siano fortemente connotati nel senso dell’innovazione,   in particolare sul versante della promozione di più moderne relazioni fra le parti sociali e su quello della deregolazione.


Anche le iniziative dirette a incentivare il ricorso alla contrattazione di secondo livello rispondono ad una logica di cambiamento, benchè non siano mancati in proposito interventi di analogo tenore, non perseguiti con la necessaria determinazione.


Per quanto attiene all’impegno per l’affermazione di un nuovo dialogo sociale, è evidente che ogni prospettiva di successo è legata alla capacità dei sindacati dei lavoratori di ripensare il proprio ruolo, in un contesto segnato dalle profonde trasformazioni intervenute nell’organizzazione aziendale e nell’economia interna e internazionale, ed alla luce degli scenari di crisi in essere, che si preannunziano di non breve durata.


In proposito, un nodo difficilmente eludibile è rappresentato dalla mancata attuazione delle disposizioni di cui agli articoli 39 e 40 della Costituzione, ed in tale contesto appare prioritaria una riflessione finalizzata all’introduzione dell’obbligo per le organizzazioni sindacali, analogamente a quanto accade per i partiti, di redigere e rendere pubblici i propri bilanci e stati patrimoniali. Ricorda al riguardo di avere all’uopo presentato alla Camera, nella XIII legislatura, come primo firmatario, una proposta di legge recante “Norme per la redazione e la pubblicazione del rendiconto annuale di esercizio dei sindacati e delle loro associazioni”, proposta che poi pervenne ad approvazione da parte di quel ramo del Parlamento, con il voto decisivo di numerosi deputati dell’allora maggioranza di centro-sinistra, senza tuttavia concludere il proprio iter al Senato. Su tali tematiche, il ministro Sacconi ha manifestato un orientamento molto prudente, nel timore – che non sembra in realtà fondato – che le misure proposte possano dar luogo ad una pubblicizzazione del ruolo dei sindacati. Per converso, è dato di cogliere nel mondo sindacale, almeno in una sua parte molto significativa, la presenza di un atteggiamento di apertura, cha appare promettente, in vista di un futuro confronto.


Per quanto attiene alla sicurezza del lavoro, l’obiettivo dell’allineamento dell’Italia ai migliori standard rilevabili a livello internazionale potrà essere efficacemente perseguito solo se sarà riconsiderata la scelta, profondamente sbagliata, adottata in sede di modifica dell’articolo 117 della Costituzione, di ricomprendere il relativo settore fra le materie di legislazione concorrente. Sul versante infine del processo del lavoro, occorre adottare misure capaci di ridurne la durata media, incentivando ad esempio il ricorso alle procedure di conciliazione ed intervenendo sul fenomeno delle cosiddette “cause seriali” in via legislativa, attesa la riluttanza degli organi giurisdizionali ad avvalersi di uno strumento già in essere quale la riunione dei procedimenti connessi.


Replica agli intervenuti il ministro SACCONI, rilevando preliminarmente come sulle tematiche del lavoro esista attualmente una marcata difformità nelle analisi e nelle dichiarazioni fra la maggioranza e l’opposizione.


Si tratta di un settore sul quale occorre intervenire urgentemente con misure incisive di carattere strutturale per assicurare la possibilità di un rilancio competitivo dell’Italia, in un contesto economico-finanziario che si presenta molto problematico. A tal fine, è essenziale l’affermazione di più moderne relazioni fra le parti sociali, che superino le logiche conflittuali del passato e assumano la centralità della persona del lavoratore, nel quadro di un’economia sociale di mercato. A tale prospettiva, il Governo ha ritenuto di dover contribuire in via prioritaria attraverso l’introduzione di un meccanismo di detassazione delle componenti retributive legate alla produttività, delle quali quella del lavoro straordinario rappresenta solo una delle tipologie, peraltro meritevole del beneficio in quanto orientata alla competitività e funzionale all’affermazione del dialogo fra le parti sociali.


In proposito, deve ritenersi che la platea dei lavoratori e delle lavoratrici potenzialmente interessate all’applicazione del meccanismo di detassazione previsto dal decreto-legge n. 93 del 2008 sia pressochè universale.


Sulle misure già adottate dal Governo, e su quelle da esso preannunziate sono state utilizzate definizioni molto severe e suggestive, denunziandosi un’asserita riduzione delle tutele, fino a parlare di “macelleria sociale”. Tali prese di posizione, del tutto ingiustificate, anche in considerazione del carattere sperimentale delle misure adottate, e dell’attenzione con le quali queste sono state considerate da ampi settori del mondo sindacale, sembrano rivelare la tentazione, in parte dell’opposizione, di ripercorrere sterili contrapposizioni che hanno già segnato negativamente l’esperienza di precedenti legislature,


Dopo aver preannunziato che il Governo intende intervenire in via di legislazione delegata relativamente alla riforma degli ammortizzatori sociali, secondo l’impostazione a suo tempo definita nel Patto per l’Italia, rileva come i rilievi critici da più parti, e segnatamente dal senatore Ichino, sollevati nei confronti della scelta dell’abrogazione dell’obbligo di comunicazione scritta delle dimissioni volontarie siano scarsamente coerenti con la proposta dallo stesso senatore formulata di introdurre la fattispecie penale di simulazione fraudolenta di recesso dal rapporto di lavoro, dal momento che una tale iniziativa equivale alla presa d’atto che il meccanismo previsto dalla legge n. 188 del 2007, ora soppresso, era in realtà del tutto inefficace.


Per quanto riguarda il testo unico in tema di sicurezza del lavoro, adottato al termine della scorsa legislatura in un clima segnato da forti divisioni, sia nel Parlamento che fra le organizzazioni dei lavoratori e dei datori di lavoro, il Governo intende a breve richiedere alle parti sociali un avviso comune in vista dell’avvio di un percorso di riforma.


Il PRESIDENTE ringrazia il Ministro, dichiarando conclusa la procedura informativa in titolo.


IN SEDE CONSULTIVA 


(866) Conversione in legge, con modificazioni,  del decreto-legge 27 maggio 2008, n. 93, recante disposizioni urgenti per salvaguardare il potere di acquisto delle famiglie, approvato dalla Camera dei deputati


(Parere alle Commissioni 5a e 6a riunite. Seguito e conclusione dell’esame. Parere favorevole.) 

Riprende l’esame del disegno di legge in titolo, sospeso nella seduta di ieri.


La senatrice BIONDELLI (PD) stigmatizza la scelta di escludere in modo indiscriminato i dipendenti pubblici dall’ambito di applicazione della detassazione del lavoro straordinario, sottolineando come il beneficio in questione avrebbe dovuto essere riconosciuto almeno a quei dipendenti che si trovano ad operare, con turni spesso durissimi, in servizi pubblici essenziali come gli addetti agli ospedali, i Vigili del fuoco e il personale delle forze di polizia.


Il presidente GIULIANO avverte che si passerà alla votazione della proposta di conferire al Relatore il mandato a redigere un parere favorevole.


Il senatore PASSONI (PD), nel dichiarare il voto contrario del suo Gruppo, sottolinea preliminarmente l’opportunità che da parte della maggioranza e del Governo si eviti di richiamare, a sostegno delle proprie posizioni, l’asserita vicinanza di vedute con questa o quella componente del mondo sindacale, mondo del quale, nel suo complesso, va rispettata l’autonomia.


Nel merito, il provvedimento in esame presenta rilevanti incongruenze, ed appare molto discutibile, in particolare, la scelta di privilegiare la detassazione del lavoro straordinario. In proposito, sarebbe stato certamente possibile conseguire effetti più incisivi, in termini di rilancio della competitività, favorendo il dialogo fra le parti sociali con la previsione di incentivi fiscali per la contrattazione di secondo livello.


Stigmatizza poi la scelta del Governo di escludere in via generale i dipendenti pubblici dal beneficio della detassazione degli straordinari, rilevando come avrebbe almeno potuto essere dato un segnale di attenzione a categorie sottoposte a turni di lavoro particolarmente disagevoli, come gli addetti agli ospedali, i vigili del fuoco e il personale di polizia.


In conclusione, nel riaffermare la disponibilità al dialogo della sua parte politica, sottolinea come l’instaurazione di un confronto costruttivo presupponga l’adozione da parte della maggioranza  di indirizzi ispirati ad un maggiore equilibrio.


La senatrice CARLINO (IdV), nel dichiarare il suo voto contrario, sottolinea come l’incentivazione del ricorso al lavoro straordinario sia destinata a peggiorare la produttività media del lavoro e la sua sicurezza, e come l’esclusione dei dipendenti pubblici dall’ambito di applicazione del beneficio della detassazione degli straordinari presenti profili di possibile incostituzionalità.


Il senatore MORRA (PdL), nel dichiarare il voto favorevole del suo Gruppo, sottolinea come il provvedimento sia idoneo a contribuire all’aumento della flessibilità dei modelli produttivi, e quindi al rilancio della competitività. Auspica inoltre che, al termine del periodo di sperimentazione delle attuali modalità del meccanismo di detassazione delle componenti delle retribuzione legate al risultato, si dia corso alla sua estensione al settore pubblico.


Dopo che è stata verificata la presenza del prescritto numero di senatori, la Commissione conferisce al Relatore il mandato a redigere un parere favorevole.


La seduta termina alle ore 15,50.


 


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