108ª Seduta
Presidenza del Vice Presidente
Interviene, ai sensi dell’articolo 48 del Regolamento, in rappresentanza di Assogestioni, il professor Marcello Messori, presidente, accompagnato dal dottor Massimo Menchini, responsabile delle relazioni istituzionali e dalla dottoressa Alessia Di Capua, settore relazioni istituzionali.
La seduta inizia alle ore 9.
SULLA PUBBLICITA’ DEI LAVORI
Il presidente MORRA comunica che, ai sensi dell’articolo 33, comma 4, del Regolamento del Senato, sono state chieste l’attivazione dell’impianto audiovisivo a circuito chiuso e la trasmissione radiofonica e che la Presidenza del Senato ha fatto preventivamente conoscere il proprio assenso.
Poiché non vi sono osservazioni, tale forma di pubblicità è dunque adottata per il prosieguo dei lavori.
Il PRESIDENTE avverte altresì che la pubblicità della seduta sarà inoltre assicurata attraverso la resocontazione stenografica, che sarà resa disponibile in tempi rapidi.
La Commissione prende atto.
PROCEDURE INFORMATIVE
Seguito dell’indagine conoscitiva sulla disciplina delle forme pensionistiche complementari: audizione di rappresentanti di Assogestioni
Il dottor MESSORI svolge un’ampia comunicazione sulla disciplina delle forme pensionistiche complementari contenuta nel decreto legislativo 5 dicembre 2005, n. 252, per la parte che interessa le società di gestione del risparmio quali intermediari finanziari istitutori di fondi pensione aperti e di forme pensionistiche individuali nonché gestori delegati di tutte le forme pensionistiche complementari. Si sofferma preliminarmente sull’attuale andamento dei tassi di adesione alle diverse forme pensionistiche complementari, con specifico riferimento ai fondi pensione aperti, sottolineando che, a due anni dall’entrata in vigore della nuova disciplina sulla previdenza complementare, lo stato e la dinamica delle adesioni alle varie forme pensionistiche lasciano emergere una situazione assai lontana da quella attesa. Osserva altresì che, sotto il profilo economico, alcuni dei meccanismi di incentivo contenuti nella legge delega n. 243 del 2004 e nel connesso decreto legislativo n. 252 del 2005 si sono rivelati meno efficaci del previsto e hanno pertanto fornito un contributo insufficiente al raggiungimento degli obiettivi della riforma in termini di adesioni alla previdenza complementare italiana. Ciò con particolare riferimento alla disciplina dello smobilizzo del TFR, all’adesione tacita e alla leva fiscale. La previdenza complementare italiana ha avuto un discreto successo di adesione per quella fascia più stabile di lavoratori dipendenti privati che, a causa dell’età, otterranno comunque un elevato tasso di sostituzione dal primo pilastro pubblico; per motivi simmetricamente inversi, è stata viceversa fallimentare, in termini di adesioni, per le fasce più deboli e più giovani di lavoratori. Osserva infine che le disposizioni in tema di finanziamento alle forme di previdenza complementare, nel prevedere la possibilità di un contributo a carico del datore di lavoro e nel disporre le modalità di trasferimento del TFR dal datore di lavoro alla forma pensionistica di destinazione, non disciplinano le responsabilità dei soggetti tenuti alla contribuzione per eventuali omissioni contributive. Sarebbe opportuno che alla previsione di un obbligo contributivo in favore dell’iscritto a forme di previdenza complementare segua un intervento volto a chiarire le responsabilità in caso di inadempimento e il relativo sistema sanzionatorio. Segnala conclusivamente l’esigenza di pervenire a una revisione della disciplina dei limiti e dei divieti agli investimenti nelle forme di previdenza complementare e dei conflitti di interessi, al fine di giungere, seppur in forma graduale, ad un approccio di tipo qualitativo basato sul rischio piuttosto che su vincoli quantitativi, ormai superati anche a livello europeo.
Il presidente MORRA ringrazia il professor Messori per l’ampia comunicazione e dichiara aperto il dibattito.
Il senatore CASTRO (PdL) reputa assai interessanti gli elementi offerti soprattutto in direzione di un rafforzamento dei fondi “aperti”. Dopo aver ricordato di aver più volte sostenuto l’esigenza di un fondo a veicolazione collettiva, tertium genus tra fondi “aperti” e “chiusi”, rileva che la grande crisi ha avuto l’effetto di ribadire la necessità di un particolare rigore nell’articolazione organizzativa dei fondi pensione e che la partecipazione costituisce senz’altro un vettore per uscire dalla crisi. La necessità di forme partecipate evidenzia peraltro che la disciplina italiana è un po’ rattrappita. Chiede pertanto quale ruolo il presidente di Assogestioni ritenga attribuibile ai fondi pensione, al di là di quello, naturale, di una tutela dei lavoratori e se ritenga possibili diffusioni di forme di partecipazione indiretta e speculazioni molto più azzardate, sul modello della Chrysler.
Replica il professor MESSORI, condividendo la disamina del senatore Castro e ritenendo che l’instaurazione di fondi “aperti” a partecipazione collettiva sia fondamentale per creare maggiore concorrenza con i fondi pensione contrattuali. Condivide altresì che a regime la tipologia del fondo pensione con adesione collettiva dovrebbe essere qualcosa di molto specifico. Ritiene utile garantire una maggiore rappresentatività agli aderenti; ciò che comporterà sforzi per contenere i costi da parte dei gestori dei fondi “aperti”. A questo proposito sarebbe a suo avviso opportuno utilizzare la mediazione di un operatore istituzionale, atteso che, a differenza degli altri paesi europei, l’Italia non possiede un forte investitore istituzionale, ciò che ha un costo anche in termini di strutture di partecipazione.
Il presidente MORRA ringrazia nuovamente il professor Messori per il prezioso contributo di analisi fornito e, nessun altro ponendo quesiti, dichiara conclusa l’audizione odierna.
La seduta termina alle ore 9,45.


























