107ª Seduta (antimeridiana)
Presidenza del Presidente
Interviene il sottosegretario di Stato per il lavoro e per la previdenza sociale Montagnino.
La seduta inizia alle ore 8,40.
IN SEDE REFERENTE
(1903) Norme di attuazione del Protocollo del 23 luglio 2007 su previdenza, lavoro e competitività per favorire l’ equità e la crescita sostenibili, nonché ulteriori norme in materia di lavoro e previdenza sociale, approvato dalla Camera dei deputati
(Seguito dell’esame e rinvio)
Riprende l’esame sospeso nella seduta di ieri.
Il presidente TREU avverte che l’illustrazione degli emendamenti, iniziata nella seduta di ieri, riprenderà a partire dall’emendamento 1.131, e dichiara inammissibili, gli emendamenti 1.134 e 1.199, in quanto privi di portata modificativa, ai sensi dell’articolo 100, comma 8 del Regolamento, e l’emendamento 1.349, per estraneità all’oggetto del disegno di legge, ai sensi dell’articolo 126-bis, comma 2-ter del Regolamento.
Il senatore ZUCCHERINI (RC-SE) illustra congiuntamente gli emendamenti 1.131 e 1.196, che rimodulano la soglia anagrafica per l’accesso al pensionamento prevista nella tabella B, contenuta nell’allegato 1 al disegno di legge n. 1903. Rileva quindi che l’emendamento 1.183 attribuisce a tutte le lavoratrici un periodo di contribuzione figurativa pari a due anni, al fine di dare il dovuto riconoscimento all’attività di cura svolta in seno alla famiglia e porre così un parziale rimedio alle conseguenze, fortemente penalizzanti sul piano previdenziale, della discontinuità dei percorsi lavorativi femminili, caratterizzati anche da un elevato livello di precarietà e da una ridotta partecipazione al mercato del lavoro.
L’emendamento 1.231 prevede che i requisiti per l’accesso ai trattamenti di anzianità previsti dalla legge n. 335 del 1995 continuino ad applicarsi ai lavoratori posti in mobilità in seguito agli accordi sindacali finalizzati alla gestione degli esuberi e stipulati entro il 15 luglio 2007, al fine di garantire una parità di trattamento, sotto tale profilo, con i lavoratori che fruiscono della cosiddetta mobilità lunga.
L’oratore, dopo aver dato conto del contenuto dell’emendamento 1.275, che amplia ulteriormente la platea dei beneficiari della normativa transitoria di cui all’articolo 1, comma 2, lettera e) del disegno di legge in titolo – relativa alla soglia massima di domande di pensione prevista per l’applicabilità dei benefici previdenziali attinenti alla mobilità – si sofferma sull’emendamento 1.136, volto ad estendere l’ambito soggettivo di applicazione della disciplina in materia di lavori usuranti, di cui all’articolo 1, comma 3 del provvedimento in esame.
Dopo aver dato conto del contenuto dell’emendamento 1.310, finalizzato ad includere nell’ambito dei lavori usuranti anche le attività di trasporto diverse da quelle inerenti alla conduzione di veicoli pesanti, il senatore Zuccherini illustra l’emendamento 1.312, che sopprime il riferimento ai requisiti oggettivi per il riconoscimento dei benefici a favore degli addetti a lavori usuranti, contenuto all’articolo 1, comma 3, lettera d) del disegno di legge in titolo, mentre l’emendamento 1.281 elimina la disposizione contenuta al comma 5 lettera b), relativa alle cosiddette finestre per l’accesso al pensionamento di vecchiaia.
L’emendamento 1.189 dispone poi che i periodi di contribuzione successivi al quarantesimo anno garantiscano un rendimento, ai fini del calcolo della pensione, pari a quello previsto nei diversi regimi pensionistici, al fine di incentivare la permanenza volontaria in attività, con modalità auspicabilmente più efficaci del bonus previsto dalla legge n. 234 del 2004, che ha prodotto qualche risultato positivo solo per i dipendenti con qualifiche medio-alte.
L’oratore dà infine per illustrati gli emendamenti 1.181, 1.272, 1.273, 1.133, 1.182, 1.308, 1.309, 1.311, 1.313 e 1.315.
Il senatore DI SIENA (SDSE) illustra l’emendamento 1.230, che, analogamente all’emendamento 1.189, già illustrato dal senatore Zuccherini, garantisce ai lavoratori, per i periodi di contribuzione successivi al quarantesimo anno, un rendimento pari a quello dei rispettivi regimi pensionistici, in modo tale da incentivare la prosecuzione volontaria dell’attività lavorativa.
L’emendamento 1.198 elimina il limite numerico relativo ai lavoratori collocati in mobilità che possono accedere ai trattamenti di anzianità in base alla disciplina vigente prima del 1° gennaio 2008, ai sensi della legge n. 243 del 2004: come è stato più volte ripetuto nel corso della discussione generale, non è infatti pensabile che un diritto soggettivo possa essere esercitato nel limite di un certo numero di soggetti, predeterminato per legge.
L’emendamento 1.135 include tra le attività usuranti anche quelle attinenti alla lavorazione del piombo e quelle inerenti alla produzione di fibre fiberfrax.
L’oratore dà infine per illustrati gli emendamenti 1.239, 1.232, 1.200, 1.201 e 1.202.
Il senatore GALLI (LNP) dà per illustrati gli emendamenti 1.100, 1.117, 1.118, 1.108, 1.109, 1.128, 1.130, 1.101, 1.102, 1.119, 1.124, 1.129, 1.120, 1.110, 1.111, 1.112, 1.103, 1.113, 1.125, 1.126, 1.104, 1.105, 1.106, 1.121, 1.114, 1.122, 1.123, 1.115, 1.127, 1.116 e 1.107.
Il senatore SACCONI (FI) dà per illustrati gli emendamenti 1.57, 1.59, 1.60, 1.61, 1.62, 1.63, 1.64, 1.65, 1.66, 1.67, 1.68, 1.69, 1.70, 1.71, 1.72, 1.73, 1.74, 1.75, 1.76, 1.77, 1.78, 1.79, 1.80, 1.81, 1.83, 1.82, 1.84, 1.85, 1.86, 1.87, 1.88, 1.89, 1.90, 1.91, 1.92, 1.93, 1.94, 1.95, 1.96, 1.97 e 1.98.
Dopo che il senatore POLI (UDC) ha dato per illustrati gli emendamenti 1.42, 1.43 e 1.44, il senatore BOBBA (PD-Ulivo) dà per illustrato l’emendamento 1.192.
Il senatore TIBALDI (IU-Verdi-Com), dopo aver dato conto dell’emendamento 1.274, che amplia il limite numerico previsto per l’applicazione dei benefici previdenziali in favore dei lavoratori in mobilità, si sofferma sull’emendamento 1.340, volto alla soppressione del contributo, posto a carico dei pensionati, a favore dell’Opera nazionale per i pensionati d’Italia.
L’emendamento 1.343 prevede interventi a favore dei soggetti che godono di un trattamento pensionistico inferiore a 516,46 euro mensili, mentre l’emendamento 1.317 – illustrato congiuntamente agli emendamenti 1.320 e 1.318, 1.341, 1.319, 1.321, 1.322, 1.323, 1.324, 1.325, 1.326, 1.327, 1.328, 1.329 e 1.330, che presentano un’analoga impostazione – reca norme immediatamente precettive – in luogo della delega legislativa che figura al comma 3 dell’articolo 1 – e rimodula, per il periodo transitorio, il numero minimo di anni trascorso nell’esercizio di attività usuranti necessario per ottenere il riconoscimento di tale condizione, nell’arco di un decennio, ampliando quindi l’ambito di soggettivo di applicazione dei benefici previdenziali previsti per tale categoria.
L’oratore si sofferma poi sull’emendamento 1.137, che sostituisce – ai fini dell’individuazione del lavoro notturno – il riferimento al decreto legislativo n. 66 del 2003 contenuto nell’articolo 1, comma 3, lettera b) con il rinvio ai contratti collettivi nazionali di lavori per orari e turistiche, riprendendo, per questo aspetto, il testo licenziato dalla Commissione lavoro pubblico e privato della Camera dei deputati.
L’emendamento 1.276 riduce da sette a tre anni su dieci, il periodo minimo di svolgimento di attività usuranti richiesto, nella fase transitoria prevista al citato comma 3, lettera c), numero 1), per il riconoscimento dei relativi benefici previdenziali, mentre l’emendamento 1.277 riduce da metà ad un quarto dell’intera vita lavorativa il periodo previsto a regime dal numero 2) della predetta lettera c), ampliando in tal modo l’ambito di applicabilità dei predetti benefici.
L’emendamento 1.314 sopprime il riferimento alla dimensione dell’azienda previsto nel comma 3 lettera d), attesa l’ingiustificata disparità di trattamento alla quale tale requisito potrebbe dare luogo, sempre ai fini del riconoscimento dei benefici connessi allo svolgimento di attività usuranti, mentre gli emendamenti 1.278, 1.279 e 1.280 elevano i limiti minimi e massimi della sanzione amministrativa prevista alla lettera e) del comma 3 in caso di omissione da parte del datore di lavoro delle comunicazioni previste per le predette attività.
L’oratore dopo aver precisato che l’emendamento 1.138 include fra le mansioni usuranti anche la produzione di fibre fiberfrax, evidenzia che l’onere finanziario connesso a tale proposta – oggetto peraltro anche di un disegno di legge di iniziativa parlamentare assegnato alla Commissione – risulta piuttosto limitato, atteso che attualmente tale tipologia di lavorazione viene effettuata da una sola azienda, con un organico di circa quaranta dipendenti.
L’emendamento 1.282 – prosegue l’oratore – modifica la disposizione contenuta al comma 5, lettera c), relativamente alle cosiddette finestre previste per l’accesso al trattamento di pensioni a carico delle gestioni per gli artigiani, i commercianti ed i coltivatori diretti.
Sono dati infine per illustrati gli emendamenti 1.2, 1.3, 1.4, 1.11, 1.5 e 1.13.
Il senatore VIESPOLI (AN), nel manifestare apprezzamento per le parole pronunciate dal senatore Di Siena nel corso della precedente seduta, circa l’esigenza di salvaguardare le prerogative parlamentari nel corso dell’iter di approvazione del disegno di legge in titolo, chiede chiarimenti circa le modalità di prosecuzione dell’esame in sede referente e, soprattutto, sulle effettive possibilità di una sua conclusione, che alcune forze politiche di maggioranza sembrano intenzionate ad impedire.
Il presidente TREU condivide l’esigenza di chiarire le modalità di prosecuzione dell’esame in sede referente, considerata anche l’iscrizione del provvedimento in titolo all’ordine del giorno della seduta antimeridiana dell’Assemblea di domani, giovedì 13 dicembre. Ritiene pertanto opportuno che questo problema venga esaminato nell’ambito della programmazione dei lavori della Commissione effettuata dall’Ufficio di Presidenza integrato dai rappresentanti dei Gruppi politici, che propone di convocare per il pomeriggio.
Su tale proposta conviene la Commissione.
Il seguito dell’esame è quindi rinviato.
CONVOCAZIONE DELL’UFFICIO DI PRESIDENZA INTEGRATO DAI RAPPRESENTANTI DEI GRUPPI POLITICI E POSTICIPO DELL’ORARIO DI INIZIO DELL’ODIERNA SEDUTA POMERIDIANA
Il presidente TREU avverte che l’Ufficio di presidenza integrato dai rappresentanti dei Gruppi politici è convocato per oggi alle ore 14,30 per la programmazione dei lavori della Commissione, e che l’orario di inizio della seduta pomeridiana odierna, previsto per le ore 14,30, è conseguentemente posticipato alle ore 14,45.
La seduta termina alle ore 9,25.
108ª Seduta (pomeridiana)
Presidenza del Presidente
Interviene il sottosegretario di Stato per il lavoro e per la previdenza sociale Montagnino.
La seduta inizia alle ore 14,45.
IN SEDE REFERENTE
(1903) Norme di attuazione del Protocollo del 23 luglio 2007 su previdenza, lavoro e competitività per favorire l’ equità e la crescita sostenibili, nonché ulteriori norme in materia di lavoro e previdenza sociale, approvato dalla Camera dei deputati
(Seguito dell’esame)
Riprende l’esame sospeso nella seduta antimeridiana di oggi.
In apertura di seduta il presidente TREU dà la parola al senatore Sacconi, che ha chiesto di intervenire sull’ordine dei lavori.
Il senatore SACCONI (FI) ricorda in premessa che il disegno di legge n. 1903 proviene dalla Camera dei deputati, dove è stato approvato all’esito del voto sulla questione di fiducia posta dal Governo su un testo diverso da quello che la maggioranza di centro sinistra aveva approvato al termine dell’esame in Commissione. Al di là di ogni valutazione sul merito del provvedimento, il voto di fiducia ha, nei fatti, contraddetto una deliberazione della Camera dei deputati, che è stata espropriata delle sue prerogative in ordine al voto in Assemblea sugli emendamenti, sugli articoli e sull’intero provvedimento.
L’avvio dell’esame del disegno di legge in titolo al Senato è stato dunque condizionato da queste premesse, come peraltro è stato riconosciuto nel corso della discussione generale da alcuni senatori dei gruppi politici di maggioranza, e come emerge dai comportamenti tenuti nel corso dell’esame, e in particolare dalla sproporzione tra l’elevato numero di emendamenti presentanti da una componente della maggioranza a fronte di un contenuto numero di emendamenti presentati dai Gruppi politici di opposizione: le divergenze in seno al centro-sinistra, peraltro francamente ammesse negli interventi di alcuni senatori appartenenti a Gruppi politici di maggioranza, hanno prodotto un artificioso rallentamento dell’esame – assecondato indirettamente anche dall’assenza, al momento, del parere della Commissione bilancio – che lascia trasparire in modo evidente l’intento di evitare un pronunciamento della Commissione e prelude ad un più che probabile nuovo voto di fiducia in Assemblea.
Si è pertanto delineata una situazione molto grave, per cui il Governo vuole giungere all’approvazione di un importante provvedimento in materia di lavoro e previdenza prescindendo di fatto dall’esame di entrambi i rami del Parlamento, le prerogative dei quali subiscono una grave lesione, che non può non essere denunciata con forza e preoccupazione. Occorrerebbe invece procedere e concludere l’esame in sede referente, rivendicando con fermezza i diritti del Parlamento, e a tal fine sarebbe quindi opportuna una ulteriore convocazione della Commissione in seduta notturna, per completare quanto meno l’esame degli emendamenti. Qualora invece la maggioranza intendesse persistere nell’atteggiamento dilatorio che ne ha caratterizzato la condotta fino ad ora, non resterebbe però altro da fare che prendere atto di una situazione che ridurrebbe l’eventuale prosecuzione dei lavori ad un mero esercizio accademico, senza alcuna possibilità reale di concludere il lavoro istruttorio per l’Assemblea.
Il senatore TIBALDI (IU-Verdi-Com) esprime forti dubbi sulla concreta possibilità di concludere l’iter in Commissione del disegno di legge in titolo, evidenziando peraltro che sugli impedimenti oggettivi – quali la mancata espressione, allo stato attuale, del parere da parte della 5a Commissione, nonché la consistente mole di emendamenti presentati a fronte dell’imminente inizio della discussione in Assemblea – si sono sovrapposte ben più gravose difficoltà di tipo politico, conseguenti alla improvvida decisione con cui il Governo, a seguito delle pressioni provenienti non solo dalla Confindustria, ma anche dai sindacati, ha posto la questione di fiducia alla Camera dei deputati su un testo che ha vanificato i positivi risultati ai quali era pervenuta l’istruttoria compiuta dalla Commissione lavoro di quel ramo del Parlamento, per quel che concerne in particolare la tematica dei lavori usuranti e quella dei contratti a termine, oggetto di emendamenti ivi approvati in sede referente, e ora riproposti in Senato.
L’atteggiamento assunto da alcuni esponenti delle forze politiche di maggioranza, attestato su una rigida ed intransigente difesa del testo approvato in prima lettura dalla Camera dei deputati, tale da non escludere un voto contrario in Senato – anche nel caso del voto di fiducia – nell’eventualità in cui fossero state accolte modifiche, anche limitate, ha contribuito a determinare un clima non favorevole allo svolgimento di un confronto parlamentare costruttivo e proficuo, rispetto ad una disciplina che pur superando le criticità della riforma previdenziale del 2004, presenta tuttavia numerosi profili problematici, sia sul piano previdenziale che su altre materie.
Va dato comunque atto che la mancata conclusione dell’iter non è in alcun modo imputabile alle forze politiche di opposizione, quanto al nodo politico insoluto, tutto interno alla coalizione di centro-sinistra.
Il senatore DI SIENA (SDSE) osserva che le difficoltà evidenziate dal dibattito in ordine alla prosecuzione dell’esame in sede referente del disegno di legge n. 1903 sono riconducibili esclusivamente alle contraddizioni interne alla coalizione di centro sinistra, causate, nell’attuale frangente, dall’inopportuna scelta dell’Esecutivo, di porre, in prima lettura, la questione di fiducia su un testo normativo che ignorava le risultanze dell’attività espletata dalla Commissione lavoro pubblico e privato della Camera dei deputati.
In tale contesto, le forze politiche di sinistra non potevano esimersi dal rivendicare con forza le prerogative del Parlamento, gravemente lese dalla condotta del Governo, anche attraverso un esercizio conseguente della potestà emendativa, rispetto a un testo non condiviso nel merito. Alla luce del quadro fin qui delineato appare dunque ragionevole prendere atto della insussistenza delle condizioni politiche per concludere l’esame in sede referente, nel corso del quale, peraltro, sono già emersi in modo chiaro e trasparente i punti di dissenso politico e le critiche mosse nel merito ai contenuti del disegno di legge in titolo.
Il senatore VIESPOLI (AN) sottolinea che nel corso dell’iter parlamentare del disegno di legge di attuazione del Protocollo sul welfare le Camere sono state esautorate nelle loro prerogative fondamentali, per effetto di una iniziativa del Governo che mira ad arrivare comunque all’approvazione definitiva di un testo sul quale non si è formata una maggioranza politica. Tale circostanza, peraltro, è speculare alla scarsa rappresentatività del Protocollo del 23 luglio, che presenta le caratteristiche di un accordo socialmente minoritario, ed evoca modelli concertativi ormai obsoleti, essendo privo dell’assenso di importanti organizzazioni datoriali, e risultando, in sostanza, un accordo stipulato esclusivamente dalla Confindustria e dai sindacati confederali. Anche il referendum promosso dalle organizzazioni sindacali presenta un’incongruità metodologica di fondo, in quanto i lavoratori sono stati costretti ad esprimersi su un quesito predeterminato, al di fuori di alternative effettive.
Il senatore Di Siena ha sottolineato, con correttezza e onestà intellettuale, i nodi politici, interni alla coalizione di maggioranza, rispetto al dibattito sul Protocollo sul welfare, mentre il senatore Tibaldi ha opportunamente richiamato le due tematiche cruciali – trasfuse in due distinte proposte emendative, approvate dalla Commissione lavoro della Camera dei deputati – che hanno determinato un’accentuazione della contrapposizione tra forze politiche della sinistra radicale e le altre componenti del centro-sinistra. Preso atto di tale situazione, i gruppi politici dell’opposizione, al fine di trovare una soluzione rispetto ad una situazione di stallo dalla quale, al momento, sembra difficile uscire, manifestano la disponibilità a ritirare tutti gli emendamenti presentati e qualora una analoga volontà fosse presente anche nei proponenti gli altri emendamenti, si potrebbe decidere di concentrare il voto ed il dibattito sulle poche proposte di modifica del testo all’esame considerate dirimenti, come risulta in particolare dall’intervento del senatore Tibaldi, al fine di verificare la sussistenza delle condizioni politiche per portare a termine l’esame in Commissione.
Il senatore ZUCCHERINI (RC-SE) fa presente che il Governo ha agito in maniera incongrua e contraddittoria, sminuendo il ruolo del Parlamento, posto in una posizione marginale da una concertazione condotta secondo mentalità e modelli corporativi, in un contesto sociale caratterizzato da drammatici problemi inerenti alla condizione dei lavoratori, come è emerso anche dalla tragedia verificatesi recentemente a Torino.
Nel merito, va rilevato che il Protocollo sul welfare, pur superando lo “scalone” introdotto dalla riforma previdenziale del 2004, determina negli anni a venire un eccessivo innalzamento dei requisiti anagrafici, fino a 62 anni, per l’accesso al pensionamento, mentre sul piano metodologico appare evidente che sarebbe stato necessario salvaguardare le prerogative del Parlamento rispetto alla concertazione, la cui attuazione non si esaurisce nella fase negoziale, ma richiede l’adozione di appositi provvedimenti legislativi.
Anche dopo il voto di fiducia alla Camera dei deputati, peraltro, il Governo ha ritenuto di dover mantenere un atteggiamento di scarsa attenzione non solo nei confronti delle prerogative del Parlamento, ma anche della dialettica interna alla maggioranza, poiché, malgrado l’esistenza di un diffuso malessere, non è stato avviato nessun serio confronto all’interno della coalizione di centro-sinistra, come sarebbe stato invece opportuno e necessario. In tale contesto, le forze politiche della sinistra sono state poste nella condizione di dover sollecitare, per il mese di gennaio, una verifica politica complessiva, per chiarire le prospettive e gli scenari dell’azione di Governo.
Il senatore POLI (UDC) ritiene che dopo le sincere dichiarazioni dei senatori Di Siena, Tibaldi e Zuccherini non resta che prendere atto dell’inesistenza delle condizioni per concludere l’esame in sede referente in tempo utile per riferire all’Assemblea. In realtà, occorre soprattutto prendere atto di un insieme di circostanze che precludono di fatto alle Camere la possibilità di modificare norme che recepiscono un Protocollo che, in realtà, si riduce a un’intesa limitata alla Confindustria e alle organizzazioni sindacali confederali. Il Governo e la maggioranza politica che lo sostiene hanno precostituito un percorso parlamentare puramente di facciata per un provvedimento presentato come centrale per il rilancio del sistema economico del Paese, e il fatto che l’Assemblea della Camera prima e il Senato poi non siano stati messi nelle condizioni di valutare e votare sulle singole proposte emendative è estremamente grave, per le istituzioni e per il paese, e di esso è interamente responsabile la maggioranza di centro-sinistra. E’ pertanto auspicabile che la verifica politica preannunciata per l’inizio del prossimo anno ponga fine ad una esperienza di governo che si è fatta sempre più insostenibile nel corso degli ultimi mesi.
Il senatore TURIGLIATTO (Misto-SC) ritiene che il Governo abbia commesso un grave errore nel cercare in tutti i modi di condizionare il voto parlamentare su un testo sul quale non si può non esprimere un giudizio molto negativo. Per quanto concerne la situazione dell’esame in sede referente, prende atto della mancanza delle condizioni politiche per discutere e votare gli emendamenti, come sarebbe stato auspicabile in una logica di normale dialettica parlamentare: si avvia così alla sua conclusione una vicenda molto discutibile sia nei contenuti sia nel metodo, che si è concretizzata in una grave e reiterata lesione delle prerogative del Parlamento.
Interviene quindi il relatore alla Commissione ROILO (PD-Ulivo) il quale, dopo aver ribadito il giudizio ampiamente positivo espresso sul provvedimento in titolo nella seduta di ieri, osserva che il voto della Camera dei deputati ha consegnato al Senato un testo difficilmente emendabile, poiché, al di là delle considerazioni svolte nel corso del dibattito su ipotetiche lesione delle prerogative delle Camere, l’introduzione di nuove ed ulteriori modifiche potrebbe comportare conseguenze politiche indesiderate e ripercuotersi negativamente non soltanto sugli equilibri interni alla maggioranza, ma anche sui rapporti tra quest’ultima, il Governo e i soggetti sociali che hanno sottoscritto il Protocollo del 23 luglio 2007. Per tali motivi, pur dubitando della possibilità di concludere l’esame in sede referente, egli, ove chiamato a pronunciarsi sugli emendamenti, avrebbe espresso su tutti un avviso contrario, proprio in considerazione della necessità di pervenire quanto prima alla definitiva approvazione delle norme che recepiscono il Protocollo. Anche le obiezioni sollevate su una presunta limitata rappresentatività dell’intesa risultano scarsamente giustificate, poiché l’assenza della sottoscrizione di alcune parti datoriali è assai poco significativa rispetto all’adesione espressa dalle principali organizzazioni sindacali confederali.
Ferma restando dunque l’esigenza di portare a compimento l’iter parlamentare di approvazione di un provvedimento di grande rilievo politico e sociale, il relatore Roilo ritiene che, al punto in cui è giunto il dibattito in Commissione, e considerato anche che la discussione in Aula avrà inizio nella seduta di domani, occorre prendere atto che, per responsabilità delle forze politiche della maggioranza di centro-sinistra, non sussistono le condizioni per concludere l’esame in sede referente.
Il sottosegretario MONTAGNINO, dopo aver precisato di non volere intervenire nel merito di una decisione sulle modalità di prosecuzione dell’esame in sede referente, che spetta esclusivamente alla Commissione ed alla sua Presidenza, rileva, in linea generale, che non mancano precedenti di provvedimenti giunti in Assemblea senza che, per diverse ragioni, sia stato possibile concluderne l’esame in sede referente. Nel caso di specie, peraltro, non possono essere addotte esclusivamente giustificazioni oggettive, riconducibili all’imminente iscrizione del disegno di legge in titolo all’ordine del giorno dell’Assemblea, poiché sono evidenti, e nessuno ha cercato di celarle, le ragioni politiche che hanno determinato la situazione oggetto dell’odierno dibattito.
D’altra parte, il Governo intende sostenere il testo sul quale ha posto la questione di fiducia presso l’altro ramo del Parlamento: senza entrare nel merito delle modifiche che erano state introdotte dalla Commissione della Camera dei deputati – che peraltro si è espressa in senso complessivamente favorevole sulle disposizioni di recepimento del Protocollo del 23 luglio – occorre però sottolineare che solo due di esse non sono state recepite dal Governo.
Resta pertanto fermo il giudizio estremamente positivo sul provvedimento in titolo, già ribadito dal senatore Roilo, e sul fatto che esso recepisca integralmente il risultato della concertazione, diversamente da quanto è avvenuto, nella passata Legislatura, con il Patto per l’Italia, attuato solo in minima parte, come è già stato ricordato ieri nell’intervento di replica.
Purtroppo, le divisioni all’interno della maggioranza non consentono di valorizzare adeguatamente, come pure sarebbe giusto, i positivi aspetti dell’accordo, che realizza rilevanti avanzamenti nel campo della previdenza e del lavoro, senza scambi e senza gravare in alcun modo sulla platea dei beneficiari – contrariamente a quanto ha sostenuto il senatore Turigliatto nel corso della discussione generale – poiché sono state stanziate ingenti risorse aggiuntive, nell’ambito del disegno di legge finanziaria, per assicurare il necessario supporto economico alle misure in discussione.
Nella attuale situazione, peraltro, al di là delle determinazioni che la Commissione assumerà sull’andamento dei propri lavori, il ricorso al voto di fiducia sul testo già approvato dalla Camera dei deputati appare ineludibile.
Il senatore TOFANI (AN) fa preliminarmente presente al rappresentante del Governo che se i casi di mancata conclusione dell’iter in sede referente non sono rari, non sono invece frequenti i casi in cui un provvedimento giunge all’esame dell’Assemblea privo non solo di una relazione, ma anche e soprattutto di una maggioranza politica che lo sostenga. Ancor più grave è il fatto che il Governo intenda operare una forzatura, gravemente lesiva delle prerogative del Parlamento, utilizzando la questione di fiducia per ricomporre in modo coercitivo un consenso altrimenti non sussistente.
La compressione delle prerogative del Parlamento, operata nel caso di specie, costituisce un fatto grave, anche alla luce della circostanza che la Commissione bilancio ha ritardato i propri lavori, lasciando intravedere una convergenza dei Gruppi politici di maggioranza delle due Commissioni, volta ad impedire di fatto la conclusione dell’iter in sede referente.
Alla luce di tale situazione, del tutto incongrua e lesiva delle prerogative dei parlamentari, l’oratore dichiara che non parteciperà al prosieguo dei lavori della Commissione.
Il PRESIDENTE sottolinea preliminarmente la correttezza e l’ampiezza del confronto svoltosi in Commissione, evidenziando che le forze politiche di opposizione, pur esprimendo giudizi critici in merito alla disciplina in esame, hanno tuttavia assunto atteggiamenti costruttivi, evidenziati anche dalla disponibilità al ritiro di tutti gli emendamenti presentati, manifestata dal senatore Viespoli.
Sul piano metodologico va evidenziato in generale che, nelle procedure concertative, il ruolo assunto dal Governo risulta essenziale, atteso che lo stesso assume rispetto alle parti sociali la responsabilità di garantire, attraverso le forze politiche di maggioranza, l’approvazione in Parlamento dei provvedimenti legislativi di recepimento delle intese. Nel caso di specie, la peculiarità è dovuta alla circostanza che la situazione politica presenta difficoltà rilevanti, che non hanno consentito di disporre dei consueti margini di aggiustamento rispetto alle soluzioni adottate, inducendo il Governo ad utilizzare il voto di fiducia per superare i contrasti interni alle forze politiche di maggioranza.
La proposta formulata dal senatore Viespoli di concentrare l’esame esclusivamente sui due emendamenti che riproducono i contenuti delle proposte emendative approvate in Commissione lavoro presso la Camera dei deputati, non sembra quindi tale da consentire la rimozione degli ostacoli di natura politica emersi riguardo alla conclusione della trattazione in Commissione del disegno di legge n. 1903.
Il Presidente propone pertanto di prendere atto che non sussistono le condizioni per completare l’esame in sede referente. Della situazione così determinatasi egli riferirà, ove la Commissione convenga, nella seduta dell’Assemblea già convocata per la mattina di domani.
La Commissione prende quindi atto delle valutazioni prospettate dal Presidente, facendole proprie.
Il presidente TREU ringrazia quindi tutti i componenti della Commissione, e in particolare il Relatore ed il Rappresentante del Governo, per il lavoro svolto.
IN SEDE CONSULTIVA SU ATTI DEL GOVERNO
Relazione concernente l’individuazione della destinazione delle disponibilità del Fondo per i trasferimenti correnti alle imprese del Ministero del lavoro e della previdenza sociale, per l’anno 2007 (n. 199)
(Parere al Presidente del Consiglio dei ministri, ai sensi dell’articolo 16 della legge 23 dicembre 2005, n. 266. Seguito e conclusione dell’esame. Parere favorevole con osservazione)
Riprende l’esame sospeso nella seduta pomeridiana del 4 dicembre scorso.
Il presidente TREU ricorda che nella precedente seduta è stata svolta la relazione sul provvedimento in esame. Poiché nessuno chiede di intervenire nel dibattito, dà la parola alla relatrice per l’illustrazione dello schema di parere.
La relatrice ALFONZI (RC-SE) illustra uno schema di parere favorevole con osservazione (vedi allegato).
Il sottosegretario MONTAGNINO prende la parola esprimendo un giudizio positivo sullo schema di parere testè illustrato ed evidenziando che il Governo si impegna a trovare soluzioni idonee a superare i rilievi prospettati nel parere stesso, relativamente alle decurtazioni di alcuni stanziamenti, peraltro di carattere tecnico, operate dalla legge finanziaria per il 2006 e dalla legge finanziaria per il 2007. Il Governo pertanto accoglie l’invito contenuto nello schema di parere predisposto dalla relatrice, e si impegna a cercare soluzioni per assicurare adeguate risorse da destinare al sostegno delle politiche di pari opportunità.
Il PRESIDENTE , previa verifica del numero legale, pone ai voti lo schema di parere favorevole con osservazione, precedentemente illustrato dalla relatrice Alfonzi.
La Commissione approva.
La seduta termina alle ore 15,45.
PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE SULL’ATTO DEL GOVERNO N. 199
La Commissione, esaminata la relazione in titolo, esprime su di essa parere favorevole, pur sottolineando la propria viva preoccupazione per la vistosa decurtazione – nella misura di circa il 38 per cento – intervenuta nell’arco degli ultimi due anni delle somme destinate al rimborso totale o parziale da parte del Ministero del lavoro e della previdenza sociale di oneri finanziari connessi a progetti di azioni positive attuati da datori di lavoro pubblici e privati, centri di formazione professionali accreditati, associazioni e organizzazioni sindacali nazionali e territoriali, rimborso previsto dall’articolo 2 della legge n. 125 del 1991.
Considerato infatti il basso livello dei tassi di occupazione femminile, ancora distante dagli obiettivi di Lisbona, e la necessità di iniziative che favoriscano l’accesso delle donne sul mercato del lavoro e promuovano la parità retributiva tra lavoratrici e lavoratori, le carriere femminili all’interno delle aziende e della pubblica amministrazione, nonché interventi e azioni di conciliazione tra tempi di vita e di lavoro, si segnala al Governo l’esigenza prioritaria di incrementare l’attuale previsione di spesa per l’esercizio finanziario in corso, pari a 2.864.000 euro, ripristinando quanto meno lo stanziamento previsto dal citato articolo 2 della legge n. 125 del 1991, pari a 4.684.112 milioni di euro annui.

























