L’acquisizione di AC Boilers da parte di Ansaldo Energia è stata definita il 16 ottobre, dopo l’accordo preliminare sottoscritto ad aprile e un rinvio di circa un mese rispetto ai tempi inizialmente previsti. Per i 120 lavoratori dello stabilimento di Gioia del Colle è un passaggio importante, atteso da quasi tre anni, ma non coincide ancora con il ritorno in fabbrica. La cassa integrazione scade il 30 novembre e il piano industriale non è stato ancora discusso nel dettaglio con i sindacati.
A ricostruire le ultime fasi della vicenda è Massimo Tomasicchio, segretario della Fim Cisl di Bari, intervistato da Il diario del lavoro. Il sindacalista ricorda le difficoltà che hanno accompagnato la trattativa e le preoccupazioni dei dipendenti, già reduci dal fallimento di una precedente ipotesi di acquisizione.
“Ad aprile era stato sottoscritto un preliminare di vendita, ma quando si firma un preliminare si sa che non c’è ancora la certezza che l’operazione vada a buon fine. Questi ultimi mesi sono stati pieni di ansie, anche perché parliamo di una vertenza che dura da quasi tre anni e avevamo già vissuto il fallimento della precedente ipotesi di acquisizione da parte di AZ Impianti. Lo slittamento della chiusura, inizialmente prevista per metà settembre, ha alimentato comprensibilmente le preoccupazioni dei dipendenti”.
Nelle ultime settimane Ansaldo Energia e Sofinter, la proprietà uscente, hanno continuato a confrontarsi anche su questioni di natura legale, mentre il governo ha seguito gli sviluppi della trattativa. La Fim Cisl ha ricevuto alcune informazioni su queste interlocuzioni, ma non elementi ufficiali sufficienti a conoscere le eventuali modifiche apportate al preliminare. L’impianto dell’accordo presentato ad aprile risulterebbe comunque sostanzialmente confermato. Nel frattempo è arrivata anche l’approvazione del consiglio di amministrazione, che consente di considerare conclusa l’operazione. “Abbiamo avuto conferma dell’approvazione dell’accordo e dell’offerta vincolante definita tra Ansaldo Energia e Sofinter. Una vertenza che le parti sociali hanno portato a Roma con molta fatica, nel corso di questi tre anni.”
Lo stabilimento, spiega, ha bisogno di interventi importanti, dopo una gestione che non ha saputo valorizzare adeguatamente le competenze presenti: “parliamo di carpentieri, saldatori e lavoratori altamente specializzati, in una fabbrica che la proprietà uscente ha lasciato non dico abbandonata, ma quasi”. Il ministero delle Imprese e del Made in Italy ha convocato le parti per il 18 novembre e Tomasicchio non esclude che per definire tutti gli aspetti del progetto possano servire ulteriori incontri, ma il tempo a disposizione è ormai poco. “Adesso dobbiamo correre – spiega – perché i lavoratori hanno una scadenza molto precisa: il 30 novembre termina la cassa integrazione”.
In particolare, ad aprile Ansaldo Energia aveva annunciato investimenti per circa 50 milioni di euro nell’arco di tre anni, con 30 milioni a carico dell’azienda e la possibilità di ricorrere, per la parte restante, a strumenti di finanziamento pubblico. Non è ancora chiaro se quelle cifre e le relative coperture siano state confermate nell’intesa di ottobre. “L’unico incontro nel quale abbiamo parlato di cifre è stato quello in cui è stato sottoscritto il preliminare. Sappiamo che in questi mesi Ansaldo Energia ha avuto interlocuzioni anche informali con la Regione Puglia, per capire quali risorse potessero essere messe a disposizione, soprattutto per quanto riguarda la ricerca. Ma a livello sindacale non abbiamo avuto nuovi incontri sul piano industriale.”
Il capitolo delle produzioni resta altrettanto aperto. Il progetto presentato ad aprile indicava attività legate all’energia, alle rinnovabili, all’economia circolare e all’idrogeno verde, senza però precisare quali lavorazioni sarebbero state effettivamente avviate a Gioia del Colle. Anche la riqualificazione professionale dei dipendenti dovrà essere affrontata sulla base delle attività che Ansaldo Energia intenderà sviluppare. “Sulle produzioni siamo ancora agli annunci. Speriamo che dal 18 novembre si possa cominciare a entrare nella parte concreta e che il governo, insieme ad Ansaldo Energia, venga a delineare quale sarà il piano industriale. Sicuramente sarà necessario riqualificare una parte dei dipendenti, ma non partiamo da zero. Abbiamo lavoratori con competenze importanti, che possono essere utilizzate anche in attività diverse da quelle svolte in passato. E poi stiamo parlando di un gruppo industriale serio, solido, che sta investendo e che ha già una presenza internazionale. Per il nostro territorio è una prospettiva importante, ma naturalmente il nostro compito sarà quello di monitorare gli impegni e verificare che vengano rispettati”.
Sul fronte occupazionale, resta da verificare se sia ancora valido il traguardo dei 139 addetti al termine del piano di reindustrializzazione, indicato da Ansaldo Energia ad aprile. “Al momento – spiega il sindacalista – l’azienda ha confermato l’attuale forza lavoro, quindi i 120 addetti. Quando questa vertenza è iniziata i dipendenti erano 147, ma nel corso di questi anni qualcuno ha fatto altre scelte individuali. Per quanto riguarda un eventuale aumento dell’occupazione, dipenderà tutto dal progetto industriale: se arriverà un piano capace di sviluppare volumi di lavoro importanti, potranno esserci anche nuove opportunità.”
La ripartenza dello stabilimento richiederà interventi sulle strutture e sugli impianti. Per questo il rientro dei dipendenti difficilmente potrà avvenire per tutti nello stesso momento. Il sindacato vorrebbe valutare con l’azienda anche soluzioni che consentano di anticipare la ripresa dell’attività lavorativa, senza dover necessariamente attendere il completamento dei lavori a Gioia del Colle. “Ci auguriamo che almeno nella fase iniziale, mentre si interviene sulla struttura dello stabilimento, una parte dei lavoratori possa essere impiegata in attività che già conosce e che sa svolgere, anche attraverso delle trasferte. Sono persone con competenze professionali che potrebbero essere utilizzate da subito. Siamo convinti che ci siano lavoratori che, ipoteticamente, già dal primo dicembre potrebbero essere disponibili a partire e a mettere queste competenze a disposizione del gruppo”.
Inoltre, l’investimento di Ansaldo Energia, secondo la Fim Cisl, potrebbe avere ricadute anche sul resto della provincia di Bari. In un territorio dove la filiera dell’automotive sta attraversando una fase di difficoltà, tra transizione industriale e ridimensionamento produttivo e occupazionale, l’insediamento di nuove attività nel settore energetico rappresenterebbe un’occasione di diversificazione per il manifatturiero locale. Tomasicchio sottolinea inoltre come la presenza pubblica nel capitale di Ansaldo Energia, partecipata per oltre il 99% da Cassa Depositi e Prestiti, a sua volta controllata dal ministero dell’Economia e delle Finanze, possa contribuire “a creare un maggiore equilibrio e non ci lascia nelle mani esclusivamente dei privati o delle multinazionali, che quando termina il loro interesse economico possono decidere di chiudere le aziende”.
Il prossimo appuntamento è dunque quello del 18 novembre al Mimit, quando i sindacati chiederanno di conoscere investimenti, produzioni e tempi di rientro dei dipendenti. Dodici giorni dopo scadrà la cassa integrazione dei 120 lavoratori di Gioia del Colle.
“La soddisfazione più grande è quella di essere riusciti a portare un gruppo serio in Puglia. In questi anni abbiamo accompagnato i lavoratori tante volte davanti ai ministeri, sette, otto, anche dieci volte, e abbiamo dimostrato che qui c’è gente che vuole semplicemente lavorare. Ci sono persone che durante i lunghi periodi di cassa integrazione hanno rinunciato al sostegno per andare a lavorare presso altre aziende, pur di mantenere le proprie competenze. Oggi la soddisfazione è soprattutto quella di poter dare una prospettiva e un futuro a queste famiglie e guardare a un obiettivo più ambizioso, che è quello industriale”.
Emanuele Ghiani


























