Il rapporto dell’Istat sulla povertà in Italia nel 2013 rileva che il numero di persone in povertà relativa è rimasto stabile rispetto al 2007, ma tra queste è cresciuto del 150% quello delle persone in povertà assoluta.
Su 10 milioni e 48mila persone in povertà relativa, cioè il12,6% delle famiglie italiane, infatti, secondo l’Istat è salito a 6 milioni e 20mila unità il numero di persone prive dei mezzi sufficienti ad acquistare beni e servizi essenziali.
I dati peggiori sono soprattutto quelli relativi al Mezzogiorno e alle isole, dove i poveri sono ben 725mila in più rispetto al 2012, per un totale di 3 milioni e 72mila, e alle famiglie numerose. La povertà assoluta aumenta, infatti, tra le famiglie con tre (dal 6,6 all’8,3%), quattro (dall’8,3 all’11,8%) e cinque o più componenti (dal 17,2 al 22,1%).
Tra le famiglie con persona di riferimento detentrice di titolo di studio medio-basso l’indice di povertà aumenta dal 9,3 all’11,1%, se con licenza media inferiore, dal 10 al 12,1%, se con al massimo la licenza elementare, dal 9,4 all’11,8%, se privo di titolo di studio, e dal 23,6 al 28% se in cerca di occupazione. Anche tra le coppie di anziani (dal 4 al 6,1%) e tra le famiglie con almeno due anziani (dal 5,1 al 7,4%) i poveri assoluti aumentano.
Nel paese, inoltre, circa una famiglia su cinque è povera o rischia di diventarlo. Ai poveri relativamente tali, infatti, si aggiunge un 6,4% di nuclei quasi poveri, cioè che hanno livelli di spesa per consumi superiori alla soglia di povertà di non oltre il 20% e che rischiano di diventare poveri di fronte a situazioni non previste.
F. P.



























