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Home - Primo Piano - La lunga strada del lavoro: tra appartenenza e rifiuto, la persona resta sempre al centro

La lunga strada del lavoro: tra appartenenza e rifiuto, la persona resta sempre al centro

di Massimo Mascini
29 Gennaio 2024
in L'Editoriale
Fca, altra cassa integrazione nel gruppo per 1.400 lavoratori

Leggendo “Il buon lavoro”, il bel libro scritto da Stefano Cuzzilla e Manuela Perrone, il primo presidente di Federmanager, la seconda una collega de Il Sole 24 Ore, si capisce quanta strada ha fatto il lavoro in questi anni, quante giravolte ha compiuto, quante vie diverse ha seguito. Una volta il lavoro, il fondamento del nostro Paese, come recita la Costituzione, era il tratto distintivo della persona. Non importava quale lavoro si facesse, se manuale o intellettuale, quanto guadagno portasse, comunque era il lavoro a caratterizzare le persone, a darne l’immagine, a delinearne lo status. Era importante crescere, migliorare, aumentare la professionalità, ma alla base c’era l’importanza di svolgere un lavoro. E si era fieri di averne uno. È indimenticabile la scena del film di Visconti “Rocco e i suoi fratelli” nella quale il fratello del protagonista, quello buono che lavora all’Alfa Romeo di Arese, rientra in fabbrica assieme ai suoi compagni, fiero della propria realtà.

Poi sono venuti i tempi bui, nei quali il lavoro progressivamente ha perso il suo valore. Sono tante le ragioni per cui si è verificato questo svilimento, economiche e sociali, ma il risultato è stato che il lavoro è tornato a essere quello che era anticamente, una pena, non più fonte di soddisfazione e status, ma solo fatica e logorio mentale e fisico. Non contava più il lavoro che si faceva, la professionalità che si era in grado di applicare, era sparita l’aristocrazia operaia. Contava solo quanto si guadagnava, che ruolo di comando si ricopriva. Il lavoratore si era ristretto nel ruolo di consumatore e non era nemmeno in grado di consumare granché perché la caduta di valore si era sostanziata soprattutto in un calo vertiginoso del salario.

Anni difficili, che i lavoratori hanno subito con grande pena. Il sindacato lottava, teneva in vita le proprie ragioni e portava avanti coraggiose battaglie, ma non aveva grande presa. Una grande stanchezza aveva oscurato l’impegno di una volta, la fierezza era scomparsa, la gioia di un tempo non c’era più. Ne avevano risentito anche le relazioni industriali, per lo più consumate nella difesa del salario, con risultati quanto meno modesti.

Poi, lentamente, ma con una progressione costante, qualcosa è cambiato. Le imprese hanno cominciato a capire che le risorse umane non sono pedine intercambiabili tra loro bensì l’asse portante della struttura produttiva. Forse erano state le catene produttive di una volta ad avvilire il lavoro al di là del lecito, ma certamente quando le difficoltà economiche del sistema si sono fatte vistose e il calo, o la non crescita, della produttività ha cominciato ad essere il problema principale per i responsabili delle aziende, a quel punto si è capito che era diventata centrale la persona, il lavoratore, con i suoi bisogni e i suoi desideri.

È difficile stabilire quando il fenomeno ha preso piede, quando è avvenuta l’inversione di atteggiamento, ma certamente con il Covid e il periodo pandemico, che tutto il mondo ha vissuto chiuso in casa, cercando di lavorare ugualmente, e spesso riuscendovi meglio di prima, qualcosa è cambiato. Le aziende hanno riacquistato coscienza del ruolo del lavoro, hanno sentito forte l’esigenza di tenere in piedi il sistema produttivo, comprendendo che potevano farlo solo con la collaborazione convinta dei lavoratori.

L’esplosione di lavoro a distanza è la testimonianza di questo sforzo che ha consentito grandi risultati. Le aziende hanno dovuto cominciare a chiedersi cosa servisse ai lavoratori, come fosse possibile aiutarli. Parallelamente i lavoratori hanno preso coscienza di un modo diverso di lavorare, dei benefici legati alla realizzazione di un migliore equilibrio tra vita e lavoro, senza rinunciare alla propria professionalità, ma regalandosi una vita più piena.

Sono nati differenti equilibri e tutti si sono resi conto di non voler rinunciare a una vita migliore. L’attenzione generale è stata attratta dal fenomeno delle grandi dimissioni, nato negli Stati Uniti, ma presto sbarcato in Europa. Milioni di lavoratori hanno preferito rinunciare al proprio lavoro anche a costo di guadagnare di meno, cercando un’altra occupazione che desse migliori possibilità di crescita professionale o, più semplicemente, assicurasse un migliore rapporto con la propria vita affettiva. Un fenomeno di massa, che però non ha avuto esiti molto felici, dal momento che solo una minoranza ha poi affermato di aver trovato una migliore sistemazione. Ma al di là del fenomeno delle dimissioni c’è stata sicuramente una presa di coscienza da parte dei lavoratori, che hanno compreso il valore del buon lavoro, quello che soddisfa, migliora, porta risultati, anche materiali.

Per le imprese è stato uno choc, perché trovare qualcuno da assumere e soprattutto tenerlo in azienda è risultato sempre più difficile. Oggi il recruiting è l’impegno maggiore degli uffici del personale e l’analisi degli accorgimenti da prendere per frenare le dimissioni è diventata una materia da studiare con attenzione. E non si deve credere che questi fenomeni riguardino solo i livelli categoriali più elevati, che tutto ciò non interessi e non coinvolga i lavoratori manuali, gli operai. Perché le difficoltà di assunzioni interessano più questi ultimi di quelli che una volta erano gli impiegati.

Il lavoro è tornato ai suoi momenti felici. Il buon lavoro, che dà soddisfazioni materiali e ancor più immateriali. Lo statuto della persona di Enel e la Carta della persona e della partecipazione di Acea testimoniano concretamente questa nuova realtà. Come anche le tantissime sperimentazioni per la diversificazione dell’orario di lavoro, fino al traguardo della settimana di quattro giorni. La strada è segnata, si può solo andare avanti.

Massimo Mascini

Massimo Mascini

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Direttore responsabile de Il diario del lavoro

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