Come regola, il mondo dell’economia si divide nettamente in due parti: ottimisti e pessimisti. E, ancora come regola, gli ottimisti siedono sulle poltrone dei governi e i pessimisti stanno alle scrivanie di chi, da fuori, osserva e giudica. È così anche in questi giorni, in Italia, mentre i partiti di maggioranza, abbandonati i sogni di una finanziaria elettorale, si scannano sulle briciole di una manovra striminzita. Quello che notano i pessimisti, tuttavia, è che, purtroppo, la manovra, per magra che sia sotto gli occhi vigili di Bruxelles, si basa lo stesso, in realtà, su uno scenario roseo e benevolo, tutt’altro che scontato. A deciderlo, infatti, saranno gli imprevedibili umori di un ottantenne mitomane, imprigionato in una guerra che, tuttora, non riesce né a vincere, né a chiudere. Bombe o non bombe? Non c’è solo Giorgia Meloni appesa ai furori intermittenti di Donald Trump. La stessa Bce si autocongratula per la resilienza che l’economia europea sta mostrando in questi anni, nonostante una crisi dopo l’altra. Ma che succede se, invece, smentendo le previsioni ufficiali, la strettoia di Hormuz non si allarga, il gasolio non smette di salire, il gas impazzisce? Vogliamo dire che, a oggi, i due scenari (la guerra continua, anche solo strisciante, oppure no) sono, almeno, cinquanta e cinquanta?
La differenza, per quello che succederà nel 2027, è pesante. Il contesto in cui il governo e, in generale, le istituzioni pubbliche – dal Fondo monetario alla Banca d’Italia – collocano i prossimi mesi è quello di una pace Usa-Iran a portata di mano e di un prezzo del petrolio in costante discesa. Il risultato è una previsione, largamente condivisa, di sviluppo del Pil italiano allo 0,6 per cento. Nuovi fondi dal Pnrr non ne arriveranno più, ma, secondo il ministero del Tesoro, la spesa addizionale per difesa ed energia dovrebbe muovere consumi e investimenti, quanto basta per assicurare un ulteriore 0,2 per cento, facendo segnare dunque all’economia italiana uno sviluppo dello 0,8 per cento, in linea con quanto è avvenuto negli ultimi anni. È vero che l’inflazione continuerà comunque ad essere ancora troppo alta, spingendo la Bce e le altre banche centrali ad alzare i tassi di interesse. Ma il loro effetto recessivo dovrebbe essere compensato, conclusa la tempesta dei dazi, da una crescita del commercio mondiale.
Tariffe e barile alle spalle, insomma. Di fatto, però, è una doppia scommessa sulle mosse di Donald Trump, che dovrebbe accettare un accordo, probabilmente al ribasso, con Teheran e rinunciare ad agitare, una volta per tutte, la mazza dei dazi, anche se continua a ritenersi in credito con il resto del mondo. Un allibratore non si sentirebbe di proporre una quota bassa per queste due puntate. E cosa succede se le scommesse non si chiudono?
Nell’esercizio statistico riassunto nelle sue Proiezioni pubblicate ad ottobre, la Banca d’Italia fornisce anche i riferimenti nel mondo reale delle sue previsioni. Ad esempio, lo scenario base che pronostica uno sviluppo dello 0,6 per cento, si basa su un prezzo medio del barile, nel 2027 di 88,6 dollari, in linea con le quotazione dei futures. Ma le quotazioni dei futures, nei mesi scorsi, hanno sistematicamente messo in conto una fine della guerra, che non è mai arrivata. Intanto, in questo momento, il greggio con consegna a dicembre viaggia sui 114 dollari a barile. In media, nello stesso scenario base di via Nazionale, il metano dovrebbe costare, l’anno prossimo, 60 euro. Ma, oggi, è quasi a 100 euro.
Insomma, il clima sui mercati è assai più vicino, oggi, allo scenario “avverso” delle Proiezioni di ottobre Bankitalia. Qui, infatti, il greggio sta, nel 2027, a 104 dollari dollari a barile, contro i 114 attuali. E il metano a 76, contro i 97 euro di adesso. Insomma, sarebbe anche una situazione migliorata rispetto a questa fine di ottobre. Ma il risultato sarebbe una mazzata per l’economia italiana. Un 2027 con Pil sotto zero: meno 0,3 per cento. La recessione è sul menu.
Maurizio Ricci


























