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Home - Blog - Perché Torre Maura non è l’Arkansas

Perché Torre Maura non è l’Arkansas

di Giuliano Cazzola
5 Aprile 2019
in Blog
Perché Torre Maura non è l’Arkansas

“Affermando che ogni tempo ha il suo fascismo, Primo Levi, lo scrittore sopravvissuto all’Olocausto, sottolineò come fosse possibile arrivare a quella situazione estrema < non necessariamente col terrore dell’intimidazione poliziesca, ma anche negando o distorcendo l’informazione, inquinando la giustizia, paralizzando la scuola, diffondendo in molti modi sottili la nostalgia per un mondo in cui regnava sovrano l’ordine>’’. È un brano tratto dal saggio ‘’Fascismo, un avvertimento’’ scritto da Madeleine  Albright, già segretario di Stato di Bill Clinton, e tradotto e pubblicato da Chiarelettere. ‘’Non siamo ancora a quel punto – sostiene Albright – ma questi (il disprezzo per la verità, gli insulti, l’islamofobia, l’antisemitismo, il nazionalismo e il protezionismo, ndr) sono tutti segnali che ci riportano a un’era in cui il fascismo trovò terreno fertile e le tragedie individuali si accrebbero in maniera esponenziale’’. 

Io continuo a trovare desolante e inaccettabile quanto sta accadendo nel nostro Paese non solo in mancanza di un’adeguata reazione, ma una crescente assuefazione ad una nuova normalità decretata dalle forze egemoni della politica italiana. L’arroganza, l’odio, l’ignoranza, la menzogna  sono divenuti motori di un consenso crescente per le forze politiche che ne hanno fatto delle bandiere. Le opposizioni sono annichilite; avvertono che gran parte dell’opinione condivide la linea di condotta degli avversari ed ha paura ad esporsi apertamente. ‘’Anzichè  mobilitarsi – scrive ancora Albright – vanno avanti come se niente fosse, sperando che in futuro le cose migliorino, fino che un giorno apriranno gli occhi, scosteranno le tende e si ritroveranno in uno Stato semifascista’’. 

L’ultima giornata della ‘’vergogna’’ si è svolta in un quartiere periferico romano chiamato Torre Maura. Auto in fiamme e cassonetti bruciati. Guerra contro i Rom, trasferiti da via Toraldo a via Codirossoni. I residenti hanno eretto delle barricate, rovesciati  a terra e calpestati  anche i panini portati per cena: “Fate schifo, zozzoni. Morite di fame’’. Così i giornali hanno raccontato una brutta pagina di cronaca nella Capitale, che è proseguita anche nei giorni successivi.

I media hanno condannato le violenze e le più gravi manifestazioni di ostilità. Ma sotto sotto  c’era un filo di ‘’comprensione’’. Anzi qualche trasmissione di carattere nazionale ha persino concesso una tribuna televisiva – in prima serata – per i militanti di Forza Nuova e di Casa Pound, consentendo loro persino di fare, in diretta, apologia del fascismo. Nessuno si è preoccupato di accertare se quelle famiglie, che dovevano essere accolte in una struttura protetta, fossero composte da cittadini italiani. Sì, perché capita che anche i rom o i sinti siano italiani.

Non ho potuto fare a meno di ricordare un episodio a cui ho assistito, davanti agli schermi televisivi in bianco e nero, nella mia giovinezza.  Il 4 settembre 1957 a Little Rock, nell’Arkansas, era il primo giorno di scuola. I nove ragazzi neri (passarono alla storia come i  Little Rock nine) erano stati selezionati per frequentare la principale scuola superiore cittadina, ma le truppe dell’Arkansas National Guard, che agivano per conto del governatore dello Stato, impedirono loro l’accesso in aula. Il governatore era il democratico Orval Faubus. I nove ragazzi furono poi allontanati dall’aggressione verbale dei loro coetanei bianchi che, trattandosi di una scuola “bianca” non volevano ragazzi afroamericani, li respinsero con insulti e minacce (un po’ come a Torre Maura).

Pochi giorni dopo, il presidente Eisenhower commissariò l’Arkansas National Guard e inviò truppe federali a verificare che ai nove ragazzi neri fosse consentito l’ingresso a scuola e lo svolgimento dell’attività didattica. La vicenda diede luogo ad ulteriori polemiche, ma il fatto rimase. E cominciò a promuovere la svolta.

Ecco, io avrei voluto vedere la Polizia o i Carabinieri, al limite, anche l’Esercito, a Torre Maura, schierati a difesa di quelle persone inermi, in balia di una plebe inferocita, assicurando loro l’accesso alla dimora a cui erano stati destinati. La legge – nella sua solennità – stava dalla parte degli ‘’zingari’’.  Non certamente dalla parte di quei facinorosi che impunemente si esibivano nel saluto fascista e in slogan razzisti. A ricordarlo a noi tutti e ai conduttori televisivi è stato un ragazzo di borgata di 15 anni che non ha avuto paura di pronunciare –  correndo dei rischi personali – qualche parola di umanità.  Ci sono azioni che non possono essere comprese o giustificate in alcun modo. Vanno condannate e, se necessario, represse.

Ma questa ormai è l’aria che tira, tanto che persino uno dei partner della maggioranza, il M5S, comincia a mostrare segnali di preoccupazione.  Tuttavia, non bastano timide riserve, presto ritirate, per sentirsi assolti dalla responsabilità del degrado morale che sta inquinando il Paese.  I pentastellati sono responsabili in prima persona di tanti misfatti sanfedisti, il più grave dei quali consiste nel mettere, dall’anno prossimo, i cittadini in balia delle procure e dei giudici a seguito della sospensione della prescrizione dopo la sentenza di primo grado. A loro vanno imputate le misure  che stanno accelerando il declino economico e sociale dell’Italia.

Ma la svolta neofascista ha una matrice leghista. Una ostilità programmata e preconcetta nei confronti degli immigrati  non si manifesta soltanto  nelle ripetute sceneggiate che hanno come protagonisti i passeggeri delle ‘’zattere della Medusa’’ che rischiano il naufragio e la morte nelle acque del mare nostrum. La politica di Matteo Salvini è rivolta a colpire i punti, le sedi, le organizzazioni che aiutano i migranti a compiere i primi passi per integrarsi. Sono queste situazioni progressivamente positive che vanno interrotte: lo abbiamo visto nel caso di Riace e più in generale con l’abolizione dei permessi di soggiorno per motivi umanitari, che ha permesso di strappare bambini stranieri dalle scuole, uomini e donne dal lavoro, ricacciandoli in una condizione di clandestinità che si erano lasciati alle spalle. In questi mesi, sia nella legge di bilancio, sia nel decreto sicurezza come nelle norme su reddito di cittadinanza  sono state introdotte norme discriminanti, piccole cattiverie burocratiche, prive di senso, ma finalizzate a dimostrare un atteggiamento ostile, prevenuto.

E che dire della legge sulla legittima difesa (approvata anche da una parte dell’opposizione), che da ora in poi è sempre presunta senza nessun riguardo per la proporzionalità del danno? Il solito trucco di far leva sulla paura, sulla percezione.  Ormai non è più il comportamento dell’intruso a fare aggio, ma il turbamento che l’intrusione determina nel soggetto a cui è riconosciuto di sparare con un fucile a pompa ad un ladruncolo infiltrato nel pollaio.

E come capacitarsi di forze politiche  che arrivano a far votare la Camera sulla castrazione chimica per i colpevoli di violenza carnale? Dobbiamo forse aspettarci il momento in cui sarà proposta l’amputazione della mano ai borseggiatori? Ma è inutile prendersela con i caporioni: il loro consenso deriva dalla ‘’ggente’’, perché essi dicono ciò la ‘‘ggente’’ stessa vuole sentirsi dire. Ecco perché è un’impresa vana quella di andare alla  ‘’riconquista’’ delle periferie. Bisognerebbe mettersi in competizione con Casa Pound, usare i suoi slogan. Se qualcuno se la sente, non si azzardi a farlo in mio nome.

Il nostro problema principale sta nel non riuscire a renderci conto di quanto sta succedendo, di non capire come sia stata possibile la prise du pouvoir da parte di personaggi come quelli che ci governano. Continuiamo a credere che sia irreale quanto invece è divenuto normale. La gente non ha più ritegno nel presentare il peggio di sé, di gloriarsi di sentimenti di cui prima provava vergogna. E’ come se la nuova maggioranza avesse liberato il mister Hyde racchiuso in ogni essere umano. Potremo mai vincere questa battaglia? Come scrive Albright:  ‘’ciò che non viene compreso non può essere combattuto’’.

 

PS.  Considero scandalosa la pratica di risarcire i c.d. truffati dalle banche, persino se azionisti. Non si vede perché sia un dovere dello Stato porre riparo, con i soldi di tutti, alla dabbenaggine di alcuni. Poi, se truffa c’è stata, dovrà pur essere accertata da un tribunale. Oppure basta l’autocertificazione degli interessati, come per le vaccinazioni?

Giuliano Cazzola

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