Una lunga trattativa, finita alle due di notte, ha portato all’accordo tra Cgil, Cisl e Uil su una piattaforma unitaria, propedeutica all’accordo quadro interconfederale con le associazioni di impresa. Un percorso iniziato un anno fa, e che adesso vedra’ ancora alcune tappe fondamentali, prima delle quali la risposta della parte datoriale. La piattaforma e’ stata inviata questa mattina a Confindustria, Confcommercio, Confapi e…, che sempre oggi si riuniranno per dare la propria valutazione. Dopodiché, il tutto dovrà essere trasformato in un accordo complessivo, attraverso una discussione con le parti datoriali, e poi sottoscritto da tutti. Ma intanto, il primo dato diciamo cosi politico già’ c’e’: Cgil, Cisl e Uil, date per costantemente divise e, quindi, incapaci di fare un accordo, hanno smentito quelli che in altri tempi si sarebbero definiti ”gufi”, invece ce l’hanno fatta.
Un segnale politico soprattutto per il governo, che nei giorni scorsi ha accelerato il percorso per approvare alla Camera il decreto Primo maggio, su molti degli stessi temi al centro del confronto tra le parti sociali, dal modello contrattuale ai salari, alla rappresentanza, al contrasto al dumping, eccetera, ma in modo assai diverso da quanto auspicato dai sindacati.
Il testo dell’intesa, come detto, e’ per il momento solo una proposta, due pagine in. tutto, e come tale lascia spazio a modifiche e integrazioni, che saranno oggetto della successiva trattativa con le associazioni datoriali. Tra le principali novità la durata dei contratti, che potranno essere di 3 o di 4 anni, con meccanismi che garantiscano il recupero delle retribuzioni basato sull’Ipca Nei, ma con, e questa un’altra novità’, con una ”verifica annuale, nel mese di giugno di ogni anno” e comunque ”fatte salve verifiche di maggior favore”. Tradotto: in pratica, il modello del contratto dei Metalmeccanici, ma con la possibilità per altre categorie, come i Chimici, di mantenere il proprio sistema. E ancora, in caso di ritardo nei rinnovi contrattuali, ”la verifica annuale e il relativo adeguamento della parte economica continueranno ad agire in regime di ultrattività”.
La proposta Cgil Cisl e Uil risponde anche alle esigenze di definire i perimetri contrattuali, stabilendo che ogni contratto dovrà’ ripotare i codici Ateco, per evitare sovrapposizioni nei settori.
Sulla rappresentanza, il faro sara’ la misurazione e certificazione, che costituiranno ”elemento essenziale per la certezza dei soggetti negoziali, del contrasto al dumping, ai fini degli appalti pubblici e privati, e del ricnoscimento degli incentivi pubblici”. Per realizzarlo, e’ ”fondamentale” portare a compimento gli accordi interconfederali gia’ esistenti (dal Patto della fabbrica al Testo Unico della Rappresentanza), ”anche attraverso il loro aggiornamento normativo e l’implementazione procedurale, in particolare nei rapporti con Inps, Inl e Ministero Lavoro”. Sono esclusi accordi diversi a seconda dei diversi ambiti datorriali, e, soprattutto ”devono essere individuati criteri aperti – afferma il testo- affinché’ possano concorrere anche sigle diverse da Cgil, Cisl e Uil, in parte già aderenti agli accordi interconfederali a suo tempo definiti”. Insomma, nessuno si senta escluso, purché rientri delle regole.
Questo vale anche per la definizione di Tempo e Tec, e qui entra in gioco il maggiore contenzioso con il governo, che ha messo nel decreto primo maggio una definizione del Tec contestata dai sindacati, in quanto comprensiva del welfare. In base alla nuova piattaforma, il welfare rientra si nel Tec, come peraltro già’ era previsto dal Patto della Fabbrica del 2018, ma la cifra finale del Tec stesso non si potrà sommare mele con pere, ma dovrà’ riportare ogni singola voce della retribuzione.


























