Per il 2025 i contributi per le emittenti televisive e radiofoniche locali subiscono un taglio di quasi 20 milioni di euro rispetto al 2024 (111,6 milioni di euro invece dei 130,2 milioni di euro dell’anno passato). È una scelta sconsiderata del governo: si tratta di una riduzione del 14%, che rischia di mettere in ginocchio un settore che occupa migliaia di lavoratrici e lavoratori.
L’emittenza locale subisce già la concorrenza dei broadcasters di grandi dimensioni e quella internazionale delle piattaforme streaming, le stesse che utilizzano le reti e le infrastrutture nazionali – senza creare lavoro nel nostro Paese – e pagano la gran parte delle tasse all’estero.
Le aziende dell’emittenza radiotelevisiva privata assicurano invece occupazione, e garantiscono pluralismo dell’informazione dando voce alle differenze dei nostri territori. La decurtazione dei fondi rischia di mettere in discussione tutto questo con pesanti ricadute sull’occupazione, sulla qualità del lavoro e sul pluralismo dell’informazione.
Chiediamo che il governo ci ripensi e confermi almeno le risorse dell’anno scorso.
I sindacati Slc-Cgil, Fistel-Cisl, Uilcom-Uil insieme a ConfindustriaRadiotv sono in fase avanzata di rinnovo del Contratto nazionale di lavoro dell’Emittenza radiotelevisiva privata, il taglio dei fondi rischia di pregiudicare lo stesso rinnovo contrattuale.


























