di Raffaele Delvecchio – responsabile relazioni industriali Enel
All’inizio della XV legislatura, nella primavera del 2006, vi fu chi fece notare la significatività della doppia elezione di ex sindacalisti alla Presidenza dei due rami del Parlamento italiano. Essa, si scriveva, “potrebbe solo significare che, all’apoteosi politica, dovrà seguire una rigenerazione della funzione propria, quella sindacale, finora tenuta molto in secondo piano”(Orioli, 2006).
Nello stesso 2006 fu chiesto ai membri del sindacato svedese di indicare la gerarchia dei propri obiettivi: i primi risultarono essere sicurezza dell’impiego, retribuzioni, ambiente di lavoro e uguaglianza di genere (Kjellberg, 2008). Sintomo dell’attenzione anche nelle società sviluppate ai temi rivendicativi di fondo è dato dal piccolo particolare che Jacques Delors, nel suo ultimo libro, rivaluta lo staff leasing, pur consapevole dei problemi posti dall’appalto di manodopera (Delors, Dollé, 2009): un salaire vaut mieux que pas de salaire, ammoniva negli anni ’90 Michel Rocard. Ricordo che l’istituto nella XV legislatura era assurto a prototipo della precarietà e se ne chiedeva per questo l’abrogazione.
In queste settimane la Commissione XI del Senato ha avviato l’esame delle varie proposte di legge (pdl) in materia di partecipazione dei lavoratori; nello stesso arco di tempo alcuni sindacati di categoria hanno chiesto l’introduzione del sistema duale nelle forme di governance dell’azienda e il relativo inserimento di rappresentanti del sindacato nel consiglio di sorveglianza.
“Il diario del lavoro” ha avviato un’indagine sul sindacato di domani, partendo da un’intervista di Paolo Pirani (in sintesi, com’è scritto nel titolo, meno ideologia e più pragmatismo); analoga iniziativa era stata condotta dalla Fondazione Giulio Pastore nel 2007, mentre la Fondazione Giacomo Brodolini ha dedicato l’ultimo numero del 2008 della sua rivista “Economia & Lavoro” alle prospettive del sindacato nelle democrazie europee e occidentali. Infine segnalo l’ultimo numero del 2008 dei “Quaderni di Rassegna Sindacale”, che riporta un dibattito a due voci sul volume di Guido Baglioni “L’accerchiamento. Perché si riduce la tutela sindacale tradizionale”.
Sembra di capire che la previsione di Orioli sulla rigenerazione del sindacato sia lungi dall’essersi realizzata. Tralascio i temi del metodo (forse come sindacalista d’impresa è più giusto così) e mi soffermo sui contenuti dell’azione rivendicativa, in particolare sulla partecipazione, perché vedo emergere la tentazione di percorrere scorciatoie.
Alla partecipazione e al dibattito sulle vicende odierne dedica un commento proprio Baglioni; ne riporto il giudizio conclusivo. “In circostanze eccezionali, essa (la partecipazione, ndr) può essere proposta e sostenuta dalla rappresentanza sindacale ma ciò, nel medio e lungo periodo, non basta”(Baglioni, 2009).
La partecipazione è uno di quei classici temi in cui ci chiediamo se sia nato prima l’uovo o la gallina: produce o consolida stabilizzazione del conflitto? La realtà, ovviamente, è meno netta delle nostre concettualizzazioni: ne è prova il giudizio disincantato di Baglioni, sopra citato, secondo il quale l’eccezionalità va bene nel periodo breve, ma poi va superata in quello medio e lungo. Non aiuta l’opinione di Francesco Giavazzi che l’anno scorso di questi tempi stroncò letteralmente il sistema duale di governance (Giavazzi, 2008), perché aumenta i centri di potere, non il livello di competenza di cui hanno bisogno le organizzazioni; d’altra parte a mio avviso la stessa c.d. bilateralità deve misurarsi con la capacità di far maturare responsabilità di ruolo e competenza professionale nei servizi offerti a lavoratori e aziende. Rammento, infine, che l’esperienza sindacale nei comitati di vigilanza degli enti previdenziali, iniziata a metà degli anni ’90, non è stata totalmente positiva. In realtà il tentativo lodevole dei senatori Castro e Treu, ciascuno autonomo proponente di una propria pdl, e Ichino, relatore su un possibile testo unificato, potrebbe essere individuato nella volontà di innestare tralci di strumenti cooperativi nel sistema italiano di relazioni industriali. Se questo è il punto di contatto tra visioni diverse, elemento di fondo meritevole di attenzione e non di veloci rimozioni, allora propongo come prioritario l’intervento su piani più concreti e forse più urgenti: per esempio riflettendo su una suggestione offerta da Angelo Falzea in un convegno dedicato allo sciopero nei servizi pubblici (Falzea, 2009). Si chiede Falzea, dandosi risposta affermativa, se non sia legittimo che della Commissione di garanzia istituita nel 1990 dalla legge n.146, non debba far parte il sindacato. Mi permetto di aggiungere che sarebbe preferibile anche l’inserimento dei rappresentanti delle aziende, ferma restando la presenza egemone dei dottori della legge. Ecco un tema ad efficacia generale (la partecipazione nei consigli di sorveglianza, volontaria o no, riguarda alcune grandi aziende, e trascura il mondo italiano quantitativamente ampio delle piccole e medie imprese), evocativo nello spirito, non certamente nell’oggetto, delle memorie positive più antiche [i collegi probivirali della fine dell’’800: il futuro col“cuore antico” caro a Carlo Levi, come ricorda Giulio Sapelli (2009)], e soprattutto idoneo ad aiutare le parti sociali nella comprensione e assunzione responsabile della necessità di far cose con regole e non sulla base dei rapporti di forza, secondo il periodico, altalenante andamento del pendolo: il maledetto imbroglio delle nostre relazioni industriali!
Opinioni attribuibili all’autore e non impegnative per l’azienda di cui fa parte
Riferimenti citazioni:
AA.VV., “L’accerchiamento” di Guido Baglioni, confronto fra M. Carrieri e S. Negrelli, Quaderni di Rassegna sindacale, 2008, 4, 173 ss.;
G. Baglioni, “Partecipazione: il sindacato nella stanza dei bottoni”, Il diario del lavoro, 5 giugno 2009;
J. Delors, M. Dolle, “Investir dans le social”, ed. O. Jacob, Paris, 2009;
A. Falzea, relazione convegno Cgil, Roma,. 27 novembre 2007, in “In difesa del diritto di sciopero”, atti, supplem. numero 24/2009 di Rassegna sindacale;
Fondazione Giulio Pastore, “Il futuro del sindacato”, www.fondazionepastore.it/studi2007;
F. Giavazzi, “Contraddizioni del duale”, Il Corriere della Sera, 30 luglio 2008;
P. Ichino, “Il disegno di legge sulla partecipazione dei lavoratori nell’impresa”, www.pietroichino.it;
A. Kjelberg, “Il sistema Ghent in Svezia e i sindacati sotto pressione”, Economia & Lavoro, 2008, 4, 129 ss.;
A. Orioli, “Sindacati, la nuova sfida”, Il Sole 24 ore, 5 maggio 2006;
P. Pirani, “Pirani, meno ideologia, più pragmatismo”, Il diario del lavoro, 20 maggio 2009;
G. Sapelli, “Un futuro che sa di antico”, Il diario del lavoro, 26 giugno 2009.


























