Nel 2016 i porti italiani hanno registrato una battuta d’arresto rispetto al 2015, nonostante la riforma avviata dal ministro dei Trasporti Graziano Delrio vada nella giusta direzione. Lo ha sottolineato Paolo Uggè, presidente di Conftrasporto, nel corso del forum dell’associazione a Cernobbio.
Nel 2016 l’Europa a 28 ha sostanzialmente recuperato i livelli delle movimentazioni portuali antecedenti la crisi, l`Italia ha invece movimentato oltre 76 milioni di tonnellate di merce in meno rispetto al 2007, con un differenziale negativo ancora del 15%.
Il ruolo dell’Italia nelle movimentazioni portuali europee complessive si è andato, nel tempo, riducendo: prendendo l`insieme di sei Paesi partner tradizionali (Italia, Francia, Spagna, Olanda, Belgio e Germania) la quota delle movimentazioni effettuata dai porti italiani è passata dal 23% del 2005, al 19% nel 2016.
Il problema, ha denunciato il numero uno di Conftrasporto, è che “le autorità portuali non colgono appieno le possibilità offerte dalla riforma. Lo strumento per semplificare le procedure è già previsto nel codice appalti ma il problema è che i presidenti delle autorità portuali non colgono questa opportunità e così si rischia di mandare i soldi europei indietro perché non riusciamo a spenderli, soprattutto per quanto riguarda i porti del sud”.
T.N.






















