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Home - Notizie del giorno - Economia, Istat: allarme dazi, 6 aziende su 10 a rischio se saltasse il principale cliente in Italia

Economia, Istat: allarme dazi, 6 aziende su 10 a rischio se saltasse il principale cliente in Italia

20 Marzo 2025
in Notizie del giorno, In evidenza
Istat, ad agosto import ed export in crescita, surplus commerciale a 2,8mld

Giunto alla sua tredicesima edizione, il Rapporto sulla competitività dei settori produttivi dell’Istat fornisce un approfondimento di analisi ed un quadro informativo dettagliato e tempestivo sulla struttura, la performance e la dinamica del sistema produttivo italiano. Protagonista di questa edizione è il nuovo corso della geopolitica, che sta ridisegnando sempre più rapidamente l’andamento delle economie.

In particolare, i dazi degli Stati Uniti “innescano delle ritorsioni, i rischi della guerra commerciale sono particolarmente elevati”. Gli orientamenti protezionistici della politica commerciale statunitense dovrebbero colpire soprattutto l`Unione europea. Guardando all’Italia, tra il 2019 e il 2023 le esportazioni del nostro Paese, in valore, sono significativamente aumentate soprattutto verso degli Stati Uniti (+47,5%) e la Cina (+47,8%).  Nel 2024, l`esposizione dell`Italia verso gli Stati Uniti – la quota di questo mercato sull`export italiano superava il 10 per cento – era simile a quella della Germania e superiore a quella di Francia e Spagna, mentre minore risultava l`esposizione verso la Cina (2,4 per cento, contro il 5,8 per cento della Germania).

Nel 2024 l`Italia ha registrato un ampio avanzo commerciale verso il mercato americano (34,7 miliardi di euro), principalmente determinato da quattro grandi comparti manifatturieri: Meccanica (10,8 miliardi di euro), Alimentare-bevande-tabacco (oltre 7 miliardi), Tessile-abbigliamento-pelli (oltre 5 miliardi) e Mezzi di trasporto (6,1 miliardi, di cui 3,5 nel solo comparto degli autoveicoli). L`export in valore di beni italiani negli Stati Uniti è principalmente costituito da vendite di prodotti farmaceutici, autoveicoli, navi e imbarcazioni, macchinari; tra i principali gruppi di prodotti, figurano anche le vendite di bevande (vini), articoli di abbigliamento e mobili.

Secondo un indicatore di vulnerabilità che sintetizza il grado di dipendenza e di concentrazione delle importazioni di input intermedi di un paese, l`Italia risulta più vulnerabile alle forniture dall`estero rispetto a Germania, Cina e Stati Uniti. Il divario con la Germania è andato diminuendo negli ultimi anni, a causa di un progressivo aumento della dipendenza tedesca dall`estero.

Nel 2024 il commercio mondiale in volume ha segnato una decisa accelerazione (+3,4% secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale, da +0,8% del 2023). Il contributo più rilevante è stato fornito dall`Asia (inclusa la Cina); l`Europa, nel complesso, ha continuato nel 2024 a fornire un contributo negativo, penalizzata dalla guerra in Ucraina e dalla debolezza dell`economia tedesca.

La moderazione dell`inflazione globale e le previsioni di crescita economica stabile suggeriscono per il 2025 la prosecuzione della tendenza positiva del commercio internazionale. Tuttavia, sul futuro andamento degli scambi pesano numerosi rischi al ribasso: gli indicatori relativi alla presenza di attriti commerciali internazionali e alle pressioni sulle catene globali di distribuzione, si mantengono su valori elevati. Inoltre, il ruolo crescente degli scambi di servizi, ha contribuito a una riduzione dell`elasticità del commercio alla crescita mondiale.

In base ai più recenti dati del Wto, l`insieme di misure restrittive alle importazioni è progressivamente cresciuto, con poche eccezioni, a partire dal 2009, toccando i 2.942 miliardi di dollari nel 2024, pari all`11,8% delle importazioni mondiali.

I due anni consecutivi di recessione della Germania hanno penalizzato la crescita economica del nostro Paese. Può essere infatti quantificato in due decimi di punto l`impatto della contrazione economica della Germania sulla crescita del Pil italiano, sia nel 2023 sia nel 2024.
Inoltre, nel secondo anno della simulazione è visibile anche un lieve impatto negativo sugli investimenti (-0,1 punti percentuali). Il minore dinamismo dell`economia italiana si riflette anche sull`andamento dei prezzi, con una tendenza all`accentuazione nel secondo anno: il deflatore del Pil registra un calo di 0,1 punti percentuali nel 2023 e 0,2 punti percentuali nel 2024; analogamente il deflatore dei consumi e degli investimenti subisce nel 2024 una flessione più marcata rispetto al 2023 (-0,2 punti percentuali contro -0,1 punti percentuali).

Effetti negativi si registrano anche sull`occupazione, con una riduzione delle unità di lavoro pari a 0,2 punti percentuali nel 2023 e 0,1 punti percentuali nel 2024. Tuttavia, il tasso di disoccupazione non subisce variazioni significative.

Infine, l`impatto negativo sulle esportazioni si riflette in un deterioramento del saldo commerciale in percentuale del Pil rispetto allo scenario base, pari a 0,2 punti percentuali nel 2023 a 0,4 punti percentuali nel 2024, segnalando un peggioramento del contributo del commercio estero alla crescita economica.

La debole dinamica dell`industria italiana nel 2024 si è riflessa in una riduzione del fatturato in valore pari al 3,4%, con un -3,8% sul mercato interno. Alla contrazione complessiva hanno fornito un contribuito significativo i beni strumentali, soprattutto nei primi tre trimestri.

Nella manifattura il fatturato è diminuito su base annua del 3,5 per cento. Il calo ha riguardato due terzi dei settori; variazioni positive e significative si sono registrate solo per la Farmaceutica (+8,2 per cento), Riparazione e manutenzione macchinari (+6,5 per cento), Altri prodotti manifatturieri (+3,0 per cento) e Bevande (+1,5 per cento), grazie al buon andamento delle vendite sui mercati esteri.

L`Indicatore Sintetico di Competitività (ISCo) rileva nel 2024 una competitività superiore alla media manifatturiera per 16 settori su 23, in particolare Altra manifattura, Farmaceutica, Alimentari, Macchinari, Bevande, Prodotti da minerali non metalliferi.

Nel corso del 2024 l`indebolimento della crescita economica ha determinato un rallentamento anche di tutte le attività del terziario: l`indice generale del fatturato dei servizi è aumentato dell`1,2 per cento, dopo il 3,3 per cento del 2023. Il rallentamento è stato più pronunciato per le attività che negli anni post-pandemia avevano registrato incrementi considerevoli (Alloggio e ristorazione, Agenzie di viaggio).

Dopo la sostanziale tenuta del 2023, nel 2024 il valore delle esportazioni manifatturiere ha subito una lieve riduzione (-0,5 per cento). Solo 6 comparti su 22 hanno aumentato l`export, in particolare le Altre industrie manifatturiere (+19,6 per cento, grazie al contributo della gioielleria), Alimentare (+9,8 per cento), Farmaceutico (+9,5 per cento) e Bevande (+5,4 per cento). In diminuzione invece l`export dei Macchinari (-1,3 per cento) e in decisa contrazione quello di Autoveicoli (-12,2 per cento), Altri mezzi di trasporto (-12,3 per cento), Coke e raffinati (-15,4 per cento).

Circa sei aziende su dieci si troverebbero in difficoltà qualora dovessero sostituire il loro principale cliente in Italia, con quote maggiori tra le piccole e le medie imprese (meno di 250 addetti). Poco meno della metà troverebbe invece difficoltà a rimpiazzare il principale cliente estero e il 31,1% a sostituire il principale fornitore di materie prime. In questo caso risultano più esposte le aziende di medie dimensioni (50-249 addetti).

La difficoltà a sostituire i fornitori risulta generalmente meno diffusa rispetto a quella relativa ai clienti. Sul mercato domestico, circa il 38 per cento delle imprese segnala questo tipo di potenziale criticità nei confronti dell`approvvigionamento di materie prime; circa un quarto in relazione alla fornitura di beni intermedi, in entrambi i casi con limitate differenze tra le varie classi dimensionali. Per quanto riguarda, invece, l`approvvigionamento di beni intermedi da fornitori esteri, solo un`impresa su cinque dichiara che sarebbe difficile rimpiazzare il principale fornitore; tra queste sono le unità di maggiori dimensioni a segnalare potenziali difficoltà.

La minore vulnerabilità delle imprese più piccole appare legata alla loro più limitata propensione all`export e all`import, testimoniata da quote più elevate di imprese che dichiarano di non avere né clienti all`estero né fornitori di materie prime o di beni intermedi.

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