Trent’anni di storia, ma soprattutto uno sguardo rivolto al futuro del lavoro. Slc Cgil, il Sindacato lavoratori della comunicazione, ha celebrato a Roma il trentennale della sua nascita mettendo al centro il tema che più di ogni altro sta ridefinendo il mondo produttivo: l’intelligenza artificiale.
Nata nel giugno del 1996 dal congresso costitutivo di Montecatini, con l’unione tra Filis, che rappresentava i lavoratori dell’informazione e dello spettacolo, e Filpt, il sindacato dei postelegrafonici della Cgil, Slc ha anticipato una trasformazione che oggi appare evidente. Settori un tempo separati, come Poste e Telecom, sono diventati parte di un ecosistema sempre più integrato nei servizi digitali.
Una trasformazione che oggi investe trasversalmente tutto il comparto della comunicazione. Dai call center, dove i chatbot stanno sostituendo parte delle attività tradizionali, all’editoria, dove cresce il ricorso all’intelligenza artificiale nella produzione dei contenuti. Ma anche traduttori, produzioni culturali e cinematografiche, cartiere sempre più automatizzate e manutenzione delle reti in fibra sono chiamati a confrontarsi con un’innovazione destinata a cambiare profondamente organizzazione e occupazione.
“Slc Cgil è dentro questa trasformazione, alle prese con le nuove frontiere del lavoro immateriale ed è impegnata, con strumenti vecchi e nuovi, a tutelare i lavoratori – afferma Riccardo Saccone, segretario generale di Slc – La digitalizzazione, l’irruzione dell’intelligenza artificiale rischiano di far diventare reperti di archeologia industriale i perimetri che conosciamo. I processi e i prodotti cambiano a velocità prima sconosciute, noi dobbiamo essere pronti e questo è il nostro impegno. A fianco dei lavoratori, Slc si candida per i prossimi trent’anni a offrire alla Confederazione un luogo di analisi delle risultanze pratiche sul mondo del lavoro di questi cambiamenti e sovrapposizioni di modelli produttivi”.
Proprio l’intelligenza artificiale è stata il filo conduttore della giornata. Intervenendo alla chiusura dell’evento, il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, ha ribadito la necessità di governare la trasformazione tecnologica mettendo al centro la persona, il lavoro e i diritti.
“L’intelligenza artificiale sta cambiando il lavoro e lo sta facendo, con la robotica e il digitale, in tempi rapidissimi. Io credo che l’intelligenza artificiale debba essere al servizio dell’intelligenza umana, non il contrario. Al centro deve rimanere la persona, il lavoro e, soprattutto, la giustizia sociale”.
Per Landini, l’invasività dell’intelligenza artificiale è un tema che va affrontato e governato “per evitare che questi rapidissimi processi di innovazione si traducano in un’ altrettanto forte e rapida riduzione dei diritti dei lavoratori”. Il segretario rivendica inoltre “il diritto dei lavoratori a partecipare attraverso la contrattazione e la negoziazione alla progettazione delle trasformazioni introdotte dall’intelligenza artificiale”. L’obiettivo, per il sindacalista, è costruire un modello sociale fondato sui principi di dignità, partecipazione e tutela del lavoro sanciti dalla Costituzione italiana. Centrale, secondo Landini, anche il tema della formazione continua, che dovrebbe entrare nei contratti collettivi nazionali e accompagnare le persone durante l’intera vita lavorativa. “L’intelligenza artificiale e le tecnologie non sono neutre, dipende da chi le usa e da come si usano e dovrebbero essere utilizzate per creare sviluppo sostenibile”.
Saccone ha inoltre richiamato il rapporto tra innovazione e democrazia. “Il dibattito sull’intelligenza artificiale ci pone di fronte alla questione profonda del rapporto tra tecnologia e democrazia. Se il potere economico e quello tecnologico tendono a concentrarsi nelle mani di pochi soggetti globali, se gli algoritmi determinano l’accesso all’informazione, se l’intelligenza artificiale influenza il lavoro, i consumi e la formazione dell’opinione pubblica, la questione riguarda gli spazi di democrazia”.
Infine, per il segretario della Slc, la sfida non è quella di rallentare il progresso “quanto piuttosto garantire che il progresso resti compatibile con il pluralismo, con i diritti delle persone, con la trasparenza delle decisioni e la sovranità democratica delle istituzioni. E il terreno del lavoro è quello in cui siamo chiamati a svolgere la nostra funzione”.
Emanuele Ghiani




























