Lo testa all’insù e lo sguardo puntato dritto sul tabellone luminoso dove i numeri che indicano il ritardo accumulato dal treno crescono e sembrano non volersi fermare. Una scena abbastanza comunque per chi, in questi giorni e in queste settimane, è transitato per le principali stazioni del paese. E le cause dei disagi sono le più disparate: dall’ordinario guasto tecnico fino ad azioni di sabotaggio. E gli inconvenienti non hanno interessato unicamente chi era in attesa di prendere il proprio treno, ma abbiamo visto anche vagoni dell’alta velocità fermi sui binari, con i passeggeri vittime della morsa del caldo perché i sistemi di ventilazione avevano smesso di funzionare.
Quello che è sotto gli occhi è una rete ferroviaria sotto stress: i 9mila treni che ogni giorno attraversano la Penisola devo districarsi tra gli oltre mille cantieri avviati con le risorse del Pnrr. Con il caldo che rende ancora più difficile l’esecuzione dei lavori. A questo si aggiunge una rete che, in molte tratte, è ancora deficitaria e che risente maggiormente il combinato disposto che si crea con la normale circolazione e il potenziamento infrastrutturale.
Ma oltre a ritardi e disagi, a scuotere il mondo su rotaia ci hanno pensato anche le dimissioni di Stefano Antonio Donnorumma da amministratore delegato del Gruppo Fs. “Non conosco le motivazioni vere che stanno dietro le dimissioni di Donnarumma da amministratore delegato del gruppo Ferrovie – ha detto Amedeo D’Alessio, segretario nazionale della Filt-Cgil – se queste siano legate ai ritardi e i disagi di questi giorni, se sono frutto di incomprensioni politiche o perché si è voluto trovare un capro espiatorio. Quello che però è certo è che un’azienda come Fs, per quello che rappresenta per il paese e per le sfide che si trova ad affrontare, deve avere continuità e stabilità nella guida”.
“Non sappiamo le cause ufficiose e ufficiali che hanno portato alle dimissioni ma se, come sembra, si è voluto cercare in Donnarumma il capro espiatorio di una situazione che non dipende interamente da lui, sarebbe una scelta poco lungimirante, che nel giro pochi mesi sarebbe messa subito alla prova” ha precisato il segretario nazionale della Uiltrasporti, Michele Panzieri.
Tra i nomi in lizza per sostituirlo è circolato quello di Gianpiero Strisciuglio, ad e direttore generale di Trenitalia. “Se dovesse essere nominato Strisciuglio è un nome che guardiamo positivamente – ha proseguito D’Alessio – perché è un manager di esperienza che conosce già la realtà aziendale. Ovviamente ci sono figure altrettanto competenti anche all’esterno, ma se si ha una soluzione interna perché non privilegiarla. Ma al di là dei nomi il nuovo ad dovrà avere un mandato forte e si prospettiva. Non può essere cambiato di nuovo tra un anno solo perché ci saranno le elezioni politiche”.
L’ipotesi Strisciuglio per Panzieri rappresenta “una soluzione interna, di continuità, e questo è un fatto positivo perché garantirebbe una certa continuità in un periodo non facile. Qualsiasi nome esterno, anche il più bravo, si troverebbe inevitabilmente a fare i conti con una realtà nuova, della quale dovrebbe capire il funzionamento, vista anche la complessità del gruppo”.
Sulla questione dei ritardi la segretaria generale della Fit-Cisl, Monica Mascia, si è più volte espressa affermando che “non sono un fatto patologico, ma in larga misura fisiologico, dentro una rete ferroviaria sottoposta a una pressione straordinaria. Negli anni passati sono stati compiuti errori strutturali, primo fra tutti il modello della cosiddetta “rete snella”, che ha progressivamente ridotto i margini di resilienza del sistema: meno ridondanze infrastrutturali, minori spazi di recupero, maggiore esposizione dell’intera rete a perturbazioni anche limitate. Quando una rete lavora costantemente vicina alla saturazione, basta un’anomalia minima per generare effetti a cascata”.
Per la numero uno del sindacato cislino dei trasporti “a questo si aggiunge un secondo elemento ossia la liberalizzazione del settore che non è stata accompagnata da un’adeguata regolazione della capacità infrastrutturale. Più operatori, più tracce, più servizi commerciali, ma senza un governo sufficientemente equilibrato tra competizione, manutenzione e sostenibilità operativa. La concorrenza non può trasformarsi in congestione. Infine il sistema ferroviario italiano sta vivendo la più grande stagione di investimenti e cantieri della sua storia recente. Pnrr, alta velocità, upgrading tecnologico, ERTMS, rinnovo di stazioni, linee e apparati di sicurezza significano migliaia di cantieri aperti”
Anche il sindacalista dei trasporti della Cgil ha riconosciuto “lo stato di forte pressione e di forte saturazione che il sistema ferroviario sta vivendo. I disagi che stiamo vedendo in queste settimane sono da ricondurre a molte cause, alcune anche esogene. Con il Pnrr i cantieri aperti sono molti e devono essere portati a compimento in tempi brevi, e questo può sicuramente contribuire a causare dei rallentamenti sulla circolazione”.
“Oltre ai numerosi cantieri del Pnrr, che sappiamo che devono essere portati a termine entro un tempo molto breve, uno dei motivi che crea ulteriori disagi su una linea già satura e stressata è il caldo – dice Panzieri -.E questo non è un problema solo italiano, ma si è verificato anche negli altri paesi europei, in alcuni dei quali si è invitata la popolazione anche a non prendere i treni. Chiaramente le alte temperature incidono anche sui cantieri, perché rallentano le lavorazioni o incidono negativamente sui materiali. Tutto questo ci pone all’interno di una cornice più ampia che è quella del cambiamento climatico, che è una realtà e chi lo nega rischia di fare grossi danni. Ma al di là del caldo, alcuni aspetti potrebbero essere governati meglio in partenza, si potrebbe avere un maggior coordinamento e la comunicazione verso l’utenza potrebbe sicuramente essere migliorata”.
Per il sindacalista della Uiltrasporti “bisogna prestare attenzione anche a un’eccessiva liberalizzazione, in controtendenza con quello sta avvenendo in altri paesi. Perché anche se aumenterà il numero dei vettori la rete, con le sue debolezze, sarà sempre una, e sarà sempre compito dello stato farsene carico, e questo non limiterà le problematiche”.
Il fatto che sulla rete vengano fatti i lavori senza sopprimere i servizi è un punto richiamato da Mascia, che si chiede se “vogliamo accettare il disagio di possibili ritardi per consentire manutenzione, ammodernamento e investimenti, oppure preferiamo fermare completamente i treni per liberare totalmente la rete ai lavori?”. Per la leader della Fit è inoltre pericoloso “scaricare la responsabilità sui lavoratori che stanno garantendo ogni giorno la tenuta di un sistema complesso, spesso operando sotto forte pressione, in condizioni di stress organizzativo crescente e con elevatissimi standard di sicurezza”.
Una mole di lavoro per la quale, afferma D’Alessio, bisogna riconoscere al gruppo Rfi “la volontà di averla affrontata con un piano di assunzioni straordinarie e con un ripensamento anche dell’organizzazione del lavoro concordato con le organizzazioni sindacali anche se pensiamo che vada riaggiornato”.
In tutto questo la conduzione del Mit da parte del ministro Matteo Salvini non può passare in secondo piano. D’Alessio sostiene che “è necessario avere un ministro dei trasporti che si occupi ventiquattro su ventiquattro di trasporti, vista la complessità del settore. Occorrono meno annunci di grandi opere future e più investimenti immediati su manutenzione, lavoro qualificato, sicurezza, frequenza e puntualità dei mezzi. Sarebbe una cosa positiva per il paese”.
Per Panzieri “disagi e disservizi non sono da imputare appieno a Salvini, e non è detto che con un ministro diverso le cose sarebbero andate diversamente. È però altrettanto vero che Salvini fa molte uscite, anche poco accorte, quando parla dei nostri scioperi, sostenendo che vengono proclamati di venerdì per permettere ai ferrovieri o i lavoratori del Tpl di fare il fine settimana lungo, forse ignorando che questi lavoratori, alla stregua di quegli degli appalti, sono attivi anche il sabato e la domenica perché hanno dei turni. Ecco noi vorremmo un ministro che con più attenzione si occupasse della mobilità dei cittadini e delle merci, delle esigenze dei lavorati, che ogni giorno muovono questo paese, e che con tempestività provasse a intercettare queste esigenze e a risolvere i problemi, evitando così gli scioperi che vengono indetti come estrema ratio, quando ogni possibilità di confronto è venuta meno”.






























