Si svolgerà dal 13 al 15 maggio a Castellaneta Marina, in provincia di Taranto, il XIX Congresso Nazionale del sindacato degli edili della Uil. Dei prossimi lavori congressuali ne abbiamo parlato con il segretario generale, Mauro Franzolini
Segretario la Feneal si sta avviando al suo XIX congresso. Con quale spirito arrivate a questo appuntamento?
Di grande entusiasmo e orgoglio. È dal 2014 che la Feneal cresce ininterrottamente sia in termini assoluti come numero di iscritti sia come rappresentanza, e al congresso vogliamo rilanciare la centralità delle costruzioni per tutto il paese. Lo slogan che abbiamo scelto è Insieme per costruire con tre puntini di sospensione molto significativi, perché da un lato rappresentano la libertà delle nostre strutture regionali e territoriali di arricchire con contenuti e suggerimenti tutto il processo congressuale, dall’altro sono tre punti blu che richiamano la Feneal, la struttura dei servizi offerti dalla confederazione e ovviamente la Uil, con la quale condividiamo tutte le battaglie che sta portando avanti.
Quali sono i temi che affronterete durante i lavori?
Tra tutti i punti che saranno toccati ce n’è uno centrale per il settore che rappresentiamo ossia quello della salute e della sicurezza. Durante i lavori faremo delle proposte tra le quali quella di operare una diversificazione tra le imprese che investono in formazione, in sicurezza e che si avvalgono degli RLS e degli RLST, da quelle che sono fuorilegge dove non serve tanto il sindacato quanto una presenza forte dello stato, che faccia controlli e sanzioni. Purtroppo contiamo ancora una media di tre morti al giorno nel nostro paese, con la filiera delle costruzioni che continua a pagare un prezzo molto alto. Per questo continuiamo a chiedere alla politica di rafforzare le ispezioni e assumere il personale per farle. Bisogna poi riconoscere il lavoro fatto dai nostri contrattualisti che hanno reso equivalenti le retribuzioni dell’artigianato a quelle della piccola e media industria. Un percorso analogo dovremmo farlo nei cosiddetti impianti fissi, ossia legno, laterizi e lapidei, perché seguitiamo a riscontrare notevoli differenze tra le imprese associate al mondo industriale da quelle artigiane.
Un altro elemento al quale tenete molto è sicuramente il vostro sistema bilaterale, vista la risposta unitaria dopo il comunicato di Conflavoro.
Senza ombra di dubbio. Quell’attacco alla nostra bilateralità ha innescato una risposta unitaria delle tre categorie alla quale si è unita anche l’Ance. Questo dimostra l’attenzione di tutta la filiera per la difesa della legalità dei contratti e del nostro sistema bilaterale che offre servizi e prestazioni a lavoratori e imprese. Quello edile è ancora un settore molto frammentato, precario, ciclico che necessità di un welfare strutturato e di ampie prestazioni sociali. Un’analoga unitarietà, con le dovute differenze, si è avuta nel confronto con il governo sul decreto Primo Maggio nel quale il sindacato confederale, grazie al fronte compatto con le sigle datoriali, ha ottenuto un risultato importante per contrastare i contratti pirata.
Il governo ha da poco varato il Piano Casa. Vi soddisfa?
L’accesso alla casa è un problema che interessa moltissime famiglie soprattutto nelle grandi città. C’è difficoltà nell’ottenere un mutuo, di sostenere il caro affitti e al quale si aggiunge la necessità di un efficentamento energetico del nostro patrimonio immobiliare. Il 54% delle abitazioni sono in classe energetica F o G. Chi vive in queste abitazioni spende molto di più per riscaldarsi d’inverno e per refrigerarsi d’estate e quasi sempre non ha una disponibilità economica sufficiente per sorreggere questi costi. Quando, inizialmente, il governo aveva stanziato solo 970 milioni avevamo ritenuto del tutto insufficiente questa somma. Ora sembra che le dotazioni siano cresciute sensibilmente, ma prima di esprimere un giudizio più articolato vogliamo leggere il testo bollinato, perché è vero che le risorse sono aumentate ma sono spalmate in un arco temporale molto lungo che rischia di rendere insufficiente gli investimenti anche alla luce dell’inflazione che sta risalendo e dei costi di produzione, che stanno pressando particolarmente le imprese che lavorano con i derivati del petrolio.
Non crede che varare oggi un piano casa senza ratificare la direttiva europea sulle abitazioni green, come fatto dal nostro governo, sia un controsenso?
Certamente sono due impostazioni che faticano a stare assieme. Ma questo dimostra come, molto spesso, ci si muove non sulla base di analisi dettate dai dati concreti ma su valutazioni del tutto ideologiche.
Prima ha accennato alla crescita dei costi di produzione. Quanto sta pesando per il settore la crisi in Medio Oriente?
Molto. È vitale per il nostro paese ridurre la propria dipendenza energetica dai mercati esteri. Prima abbiamo avuto la guerra in Ucraina e ora quella in Iran e ogni volta la nostra manifattura paga un prezzo salatissimo. Non possiamo più rimandare un percorso di autonomia energetica come stanno facendo molti paesi. Due player italiani dell’acciaio stanno investendo in Francia per il basso costo dell’energia. Anche la Spagna sta avendo una forte crescita e molte imprese stanno investendo li perché da tempo sta puntando sulle rinnovabili. Nel nostro settore sono molte le aziende energivore, dalla lavorazione del cemento ai pannelli di legno, che avrebbero bisogno di comprare energia a un costo più basso.
Secondo lei il settore è pronto per sostenere futuri investimenti, come ad esempio un piano di riqualificazione urbana?
Il settore è sicuramente molto più maturo rispetto a qualche anno fa, c’è una maggiore solidità finanziaria delle imprese, che nel tempo hanno attuato processi di aggregazione e ci sono tutte le competenze necessarie per affrontare un piano casa robusto. Dobbiamo essere, semmai, più selettivi con le risorse da erogare alle imprese e destinarle a quelle che rispettano le norme e i diritti dei lavoratori.

























