È un invito all’approfondimento con “una certa cautela” quello che il nuovo numero della rivista Quaderni Rassegna Sindacale (Futura Editrice, 293 pagine, 22,00 €) rivolge sul tema della diffusione e degli impatti dell’intelligenza artificiale generativa nel mondo del lavoro. Ed è quanto più necessario in un magma di informazioni e allarmi, slanci di ottimismo e previsioni catastrofiste che avvolge una discussione i cui contorni sono incerti per la rapidità con cui la tecnologia evolve. Per questo sarebbe opportuno porsi delle domande piuttosto che dare delle risposte.
Come osservano, nell’introduzione, Mimmo Carrieri, già professore di Sociologia economica presso il Dipartimento di Scienze sociali ed economiche dell’Università La Sapienza, ed Eliana Como, sindacalista della Fiom Cgil e ricercatrice presso la Fondazione Giuseppe Di Vittorio, nella misurazione del fenomeno è prevalso un parametro puramente quantitativo (risorse e diffusione), trascurando la dimensione qualitativa di controllo e governo dei processi. I contributi raccolti nella rivista, invece, volgono a far luce su altri aspetti del fenomeno, leggendo l’innovazione tecnologica come un dato non neutrale e provando a identificarne gli effetti sul mondo del lavoro e sulle condizioni dei lavoratori e delle lavoratrici. Questo attraverso l’interrogazione delle potenziali azioni di regolazione da parte delle istituzioni e degli attori sociali e del ruolo, nel contesto, di sindacati, contrattazione e relazioni industriali in generale.
L’epicentro del sommovimento, infatti, riguarda le professioni, la qualificazione delle attività implicate, i cambiamenti che ne derivano nella condizione lavorativa, nelle tutele e nelle prospettive dei lavoratori e delle lavoratrici implicati — un ambito in cui nemmeno le professioni considerate garantite sono esenti da ripercussioni. Lo scenario che si prospetta, infatti, non è quello abusato della «fine del lavoro» o della liberazione del lavoro, quanto quello di un’intensificazione dello sfruttamento lavorativo, con effetti che incrementano le disuguaglianze. «[…] il timore diffuso investe il fatto che le occupazioni di mezzo possano essere spinte verso il basso, e i lavori esecutivi, quelli in fondo alla scala, senza perdere numeri complessivi, possano vedere un peggioramento ulteriore delle loro condizioni relative. In altri termini, pare svanire, o almeno offuscarsi, l’illusione – tipica delle letture più ottimistiche – che immagina che le nuove tecnologie traineranno tante occupazioni largamente belle e qualificate. Sembra invece che queste tecnologie, per funzionare bene, abbiano bisogno di una grande massa di lavoro poco qualificato e povero dal punto di vista salariale e delle tutele: sempre ragionando a bocce ferme e a prescindere dagli interventi sindacali e regolativi».
È qui che si innesta l’urgenza di un’analisi ragionata sugli strumenti a disposizione di sindacati e lavoratori per fronteggiare quello che sembra l’avvio di prassi manageriali al ribasso, che si scaricano sulla qualità delle mansioni e sulla condizione di chi lavora, utile anche a smascherare la «presunta oggettività delle tecnologie». Di per sé le relazioni industriali dispongono già di strumenti di tutela, ma, appunto, operano più nel senso di proteggere l’occupazione che versa in condizioni di progressiva intensificazione e deterioramento. L’indirizzo, dunque, è di «uscire da logiche corporative e aprirsi e allargarsi ai nuovi lavoratori digitali o comunque condizionati dall’IA».
Esistono già organizzazioni e contro-movimenti, organizzati soprattutto sul fronte dei lavoratori digitali, le cui mansioni sono governate dagli algoritmi, ma spicca una certa difficoltà di aggregazione e anche una competizione che finisce per non risultare incisiva quanto invece servirebbe. Allo stesso tempo, sul versante normativo ci sono le Direttive sociali europee che forniscono un quadro regolatorio utile per mitigare, ma non arginare, l’egemonia di queste prassi. Tuttavia, si tratta di una cornice «all’interno della quale appare possibile costruire una rete di interventi più incisivi, nel senso di rafforzare il ruolo delle rappresentanze dei lavoratori, di rendere più penetranti e propositivi i poteri a disposizione di questi, di facilitare l’azione collettiva e la sindacalizzazione».
Il “gioco” dell’IA delineato in questi contributi, segnalano Carrieri e Como, appare incalzante, difficilmente arrestabile, ma non per questo predeterminato: resta uno spazio aperto a molteplici possibilità. Tra queste, quella da sostenere con maggiore convinzione è la capacità di orientarlo – pur tra ostacoli e dentro un mercato fortemente concentrato – verso il miglioramento della vita collettiva e delle condizioni di chi lavora, in ogni parte del mondo. Dalle situazioni più segnate da miseria e sfruttamento fino agli ambiti ad alta qualificazione, questa prospettiva rappresenta una direzione possibile. Tuttavia, perché si realizzi, è necessario che diventi una delle poste centrali di questo decisivo confronto.
Quaderni di Rassegna Sindacale – Lavori è la rivista quadrimestrale, ideata da Aris Accornero ed edita da Futura Editrice, dedicata allo studio dei cambiamenti economici e sociali in corso, dei loro riflessi sul mondo del lavoro e del loro impatto sul sindacalismo contemporaneo. La rivista assegna una collocazione esplicitamente centrale ai temi del lavoro e delle organizzazioni di rappresentanza.
Elettra Raffaela Melucci

Titolo: Quaderni Rassegna Sindacale – Lavori. Numero 2-2025
Autore: AA.VV, a cura di Eliana Como
Editore: Futura Editrice
Anno di pubblicazione: 2025
Pagine: 293 pp.
ISBN: 978-88-230-2628-5
Prezzo: 22,00 €




























