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Home - Rubriche - Giochi di potere - Sistema di voto decisivo, Schlein in bilico. Ma per ora punta sull’attuale legge elettorale: “Con questi numeri niente pareggio, vinciamo”

Sistema di voto decisivo, Schlein in bilico. Ma per ora punta sull’attuale legge elettorale: “Con questi numeri niente pareggio, vinciamo”

di Alberto Gentili
8 Maggio 2026
in Giochi di potere
Sistema di voto decisivo, Schlein in bilico. Ma per ora punta sull’attuale legge elettorale: “Con questi numeri niente pareggio, vinciamo”

ELLY SCHLEIN POLITICO

“Irricevibile”. Elly Schlein ha usato un aggettivo senza sfumature, quasi inappellabile, per stroncare la proposta di dialogo sulla nuova legge elettorale fattale recapitale da Giorgia Meloni. Ma in realtà le certezze della segretaria dem sul meccanismo con cui affrontare le prossime elezioni sono tutt’altro che granitiche. Elly è in bilico, indecisa.

Da una parte, visti gli ultimi sondaggi che per la prima volta hanno consegnato alle cronache un calo marcato di Fratelli d’Italia (-0,7%) e di tutto il centrodestra e un’avanzata del fronte progressista, Schelein è tentata di tenersi il Rosatellum. La spiegazione data ai suoi: “Per come stanno le cose, se si conferma il trend, con questa legge vinciamo come vinse Meloni nel 2022 e avremo una maggioranza solida”. E l’ultima supermedia di Youtrend dà ragione alla segretaria dm: il centrodestra è sceso al 43,9% e il Campo largo è cresciuto al 45,8%, quasi due punti sopra.

Dall’altra, però, Schlein teme la palude del pareggio, vede il rischio che senza una vittoria netta e chiara, il prossimo anno le venga scippato lo scettro di palazzo Chigi nel carosello di caminetti e di trame che scatterebbero dopo un voto dall’esito incerto. Un’inquietudine condivisa da Giuseppe Conte, convinto com’è di poter battere la leader dem alle primarie e, soprattutto, un timore coltivato dalla stessa Meloni.

Dunque, non è da escludere che Schlein rinunci ad alzare le barricate e permetta alla premier di far arrivare in porto la riforma elettorale. Quella che il centrodestra ha battezzato pomposamente “Stabilicum”: proporzionale puro, corposo premio di maggioranza alla coalizione che ha preso anche un solo voto in più, indicazione del candidato premier in calce alle liste elettorali dell’alleanza e qualche altra diavoleria. L’obiettivo dichiarato da Meloni: “Evitare il pareggio, avere un chiaro vincitore appena aperte le urne ed evitare il pantano, i giochi di palazzo”. Lo stesso anelito che fa vibrare la leader del Pd e, si diceva, Conte. Chiunque creda insomma di poter avere chance di accedere, con i galloni di presidente del Consiglio, nella stanza dei bottoni la prossima legislatura. E non solo. “Addirittura Fratoianni preferisce il nuovo meccanismo elettorale. Solo se non scatta il pareggio e il ‘governo di tutti’, il leader di Avs avrà infatti la possibilità di fare il ministro…”, sibila con il Diario un esponente riformista del Pd.

Ma, si diceva, Schlein è scissa. Vive una sindrome bipolare. Da una parte è tentata di andare al voto con l’attuale legge elettorale e di alzare barricate altissime per fermare la riforma di Meloni; dall’altra potrebbe aprire al confronto. Non alla luce del sole, non sia mai. Elly si limiterebbe a non piazzare i cavalli di Frisia sul percorso della nuova legge, ma allo stesso tempo denuncerebbe l’arroganza e la prova di forza di Meloni che cambia in corsa le regole del gioco. “E con una campagna di questo tipo ci vinci facilmente le elezioni”, osserva il leader di +Europa Riccardo Magi.

Il “momento della verità ci sarà a giugno”, sostiene parlando con il Diario Federico Fornaro, deputato dem esperto di meccanismi elettorali e membro della commissione Affari costituzionali dove è incardinato il “Meloncellum”, “tra poco più di un mese, infatti, dovranno essere presentati gli emendamenti. Lì si capirà se ci saranno gli spazi per un confronto reale oppure se la maggioranza proverà ad andare dritto come in occasione della riforma sulla giustizia. Inoltre in questa fase anche Forza Italia e la Lega dovranno decidere se provare a incidere sul testo”.

Già. La posizione degli alleati di Meloni è tutt’altro che chiara. La premier, nel vertice di mercoledì 6 maggio con Antonio Tajani e Matteo Salvini, ha deciso di accelerare: via libera della Camera entro luglio e poi a settembre l’okay finale del Senato con la fiducia. Traduzione: un percorso a tappe forzate e blindate. Salvini, almeno formalmente ha offerto sponda. Forza Italia però frena. Marina Berlusconi, come è stato scritto su queste colonne, è affascinata dall’idea del pareggio e dalla possibilità di essere determinante (vista la posizione centrale) per la formazione dell’eventuale governo di unità nazionale e per la scelta (nel 2029) del prossimo capo dello Stato. E Gianni Letta la incoraggia a coltivare queste ambizioni.

“Così guarda caso”, dice Magi, “in commissione Affari costituzionali quelli di Forza Italia si muovono a passo lento, riflettono sulle modifiche da apportare al Meloncellum. In sintesi: sembrano intenzionati a mettersi di traverso. La Lega invece”, aggiunge il segretario di +Europa, “è in bilico. Da un lato non vuole l’abolizione dei collegi uninominali maggioritari grazie ai quali nel ’22 ha eletto molti parlamentari, dall’altro lato desidera invece la riforma per scongiurare il pareggio che la metterebbe fuori gioco, condannandola all’irrilevanza”. Pausa, sospiro: “Di certo la riforma proposta da Meloni è orribile. Altro che legge truffa che dava il premio di maggioranza a chi aveva il 50% dei voti, il Meloncellum assomiglia più alla legge fascista Acerbo: renderebbe maggioranza, chi è minoranza nel Paese. Per fortuna però Meloni, dopo la sconfitta del referendum, la bocciatura di Orban in Ungheria e la scomunica del suo idolo Trump, si è indebolita. Non ha la forza per imporre la riforma elettorale agli alleati…”. Sempre che in soccorso della premier non accorrano sottotraccia Schlein e Conte, per avere la legge che imporrebbe per… legge di svolgere le agognate primarie. Quei gazebo con cui l’una o l’altro verrebbero legittimati nel ruolo di candidato premier e dribblerebbero gli agguati.

La strategia verrà decisa nelle prossime settimane in base ai sondaggi. Come finirà si scoprirà presto.

Alberto Gentili

Alberto Gentili

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Giornalista

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