Forse non diventerà famoso come i baci resi immortali dai quadri di Hayez e Klimt o dalla foto di Robert Doisneau, ma certo del bacio sul manifesto della FNP Cisl si parlerà parecchio. La nuova campagna per il tesseramento della Federazione Pensionati di via Po si basa su uno scatto quanto meno inusuale: due persone sul sedile posteriore di un’auto, che l’obiettivo coglie mentre si baciano appassionatamente. Una scena banale se i protagonisti fossero due ragazzi. Ma ragazzi non sono, anzi: canuti e non ritoccati, sono due persone decisamente anziane. O vecchie, per dirla tutta. Con i capelli bianchi, le rughe, e tutto il resto. La campagna da giugno sarà visibilissima nelle città principali, su manifesti e poster di grande formato. E sorprende che arrivi proprio da un sindacato, ma non solo: un sindacato cattolico e, nell’immaginario, anche quello più tradizionale, come la Cisl. La FNP, oltretutto, è una presenza capillarissima sul territorio: oltre un milione 600 mila iscritti, 20 sedi regionali e 63 territoriali, può contare anche su 867 strutture nei Comuni e nei quartieri metropolitani, operando con 7.000 fra quadri, dirigenti e operatori sindacali. Ai quali spetterà tradurre in pratica la nuova linea sintetizzata dalla foto dal bacio. E quindi ripartiamo da qui, da questa idea spiazzante, per farcene spiegare il senso dal segretario generale della FNP, Roberto Pezzali, che l’ha scelta e voluta.
Iniziamo dalla foto, segretario: lo slogan che l’accompagna è ‘’la vita non va in pensione’’. Cosa volete dimostrare?
Vede, per troppo tempo l’età avanzata è stata raccontata come una fase di ritiro dalla vita, ma la realtà è diversa. Siamo partiti proprio da questa domanda: se rappresentare i pensionati oggi significhi rappresentare solo la non autosufficienza, o anche qualcosa di diverso. E siamo arrivati alla convinzione che si, le persone anziane hanno bisogno anche di altro. Per dirla in tre parole: hanno bisogno di vivere. Una vita che non è più quella di prima, ma che non è finita. Abbiamo cercato di capire come interpretare questa novità e come trasmetterla: una rappresentanza che non dimentica le basi, le battaglie storiche su pensioni e sanità, ma che nello stesso tempo cerca di capire e dare risposta anche alle nuove esigenze di una fascia di età molto interessante, con grandi potenzialità, spesso inespresse o represse, perché la società non li considera nel modo giusto.
Dall’idea al poster come siete arrivati?
Ci siamo rivolti a una agenzia di comunicazione, alla quale abbiamo consegnato i nostri materiali e spiegato la nostra idea. Ci hanno mandato varie proposte, alcune più tradizionali, altre più aderenti alla nostra idea, ma ci ha subito colpito la foto del bacio. E l’abbiamo scelta, non senza qualche timore, perché sappiamo che può essere letta in tanti modi. Ma secondo noi era quella più di impatto, e che meglio rappresentava il messaggio che vogliamo trasmettere: il bacio come una metafora di affettività, simbolo di emozione positiva. Oggi le persone anziane, anche dopo aver lasciato il lavoro, continuano a essere una risorsa fondamentale per le famiglie, per le comunità, per il Paese. La loro vita cambia, ma, appunto, non si ferma. Occorre una narrazione diversa da quella più comune sulla vecchiaia, e noi cerchiamo di costruirla.
La vostra campagna, ma soprattutto la foto, affronta esplicitamente anche un tema che in genere viene tenuto ai margini, che imbarazza: quello dell’affettività delle persone anziane.
Se ne parla poco, perché è ancora un tabù e dunque si cerca di ignorarla. Ma è un errore, e ne abbiamo avuto evidenze dirette. In una serie di conferenze che abbiamo organizzato in Puglia e in Lombardia, con psicologi e sessuologi, ci è stato chiesto espressamente dal pubblico di affrontare anche i temi più intimi. Io credo che compito di un sindacato come il nostro sia di tenere assieme tutti gli aspetti che riguardano i pensionati, compresi gli argomenti che rispondono alle nuove esigenze delle persone anziane: che sono anche la socialità, l’affettività, la sessualità.
Gli anziani, i pensionati, soffrono per primi il grande problema del nostro tempo, la solitudine: i dati Istat, a questo proposito, sono molto chiari. Come lo affrontate?
La solitudine riguarda tutti, ma soprattutto riguarda chi è avanti con l’età ed è in quiescenza. Non mi vergogno di dire che, da questo punto di vista, le attività che sviluppa il sindacato offrono anche occasioni di incontri, di nuove relazioni, di amicizia. Con l’età si diventa più selettivi, si cercano ambienti dove si condividono gli stessi valori, dove si trovano affinità elettive. E non a caso quando promuoviamo queste conferenze abbiamo le sale strapiene.
Il sindacato come ‘’sito di incontri’’? È una idea spiazzante anche questa…
Be’, non arriverei a definirlo così, però con le nostre strutture organizziamo concerti, visite culturali, passeggiate, musei…Insomma, cerchiamo di costruire momenti di aggregazione e condivisione di interessi. Portare gioia nella vita delle persone anziane, e non solo assisterle, è un nostro preciso obiettivo.
Oltre alle conferenze e alle visite culturali, in cosa si concretizzerà questa campagna per una nuova vita dei pensionati, dal punto di vista organizzativo?
Stiamo lavorando su un sindacato che sia realmente di prossimità. Non solo convegni e riunioni, dove la partecipazione, seppure ampia, è comunque sempre limitata a un migliaio di persone, ma anche creando una rete specifica nelle sedi dei nostri servizi, con punti di incontro dedicati dove i pensionati li incontriamo uno per uno: spieghiamo le nostre attività e iniziative, i diritti di cui potrebbero usufruire e che spessissimo ignorano. E questo alla nostra gente piace molto, perché c’è il bisogno di essere ‘’visti’’ individualmente, di trovare chi li chiama per nome. L’attenzione alla persona non può essere solo una enunciazione di principio, deve concretizzarsi in atti. E poi ci stiamo occupando delle aree interne, dove la situazione è drammatica per tutti, ma tanto più per gli anziani, tra totale assenza dei servizi minimi e abissi di solitudine. Abbiamo organizzato uno studio sul tema, mettendo al lavoro, come ricercatori sul campo, proprio i nostri pensionati. Più nell’immediato, a giugno terremo una iniziativa con i centenari che hanno votato al referendum del 1946. Ne abbiamo individuati novanta, ci hanno rilasciato le loro testimonianze. E anche in questo caso, tutta la nostra gente si è appassionata moltissimo all’ iniziativa, ha collaborato.
Lei mi descrive un mondo dove i pensionati, gli anziani, sono protagonisti: dinamici, pieni di interessi, addirittura innamorati. E certamente la demografia va in questa direzione. Ma sono comunque tantissimi quelli che, una volta in pensione, sentono di avere davanti a sé troppi anni vuoti. Anche il tradizionale ruolo di nonni, a causa della denatalità, è sempre più messo in discussione. E infatti sempre più spesso chi fa lavori che lo consentono, per esempio i professionisti, cerca di proseguire l’attività anche oltre l’età del ritiro. Può essere un tema quello di lavorare più a lungo? E se no, come si risolve?
Certamente per noi un tema è come accompagnare le persone verso la pensione: il passaggio dal lavoro alla quiescenza non è facile, va preparato, va curata la ricostruzione identitaria di chi ha sempre lavorato, si è identificato col lavoro, e di colpo si trova senza un ruolo. Ma non penso che la soluzione sia farli lavorare più a lungo. Intanto perché non tutti i lavori sono uguali. Un conto è il professionista, un conto il manovale. Una soluzione in cui crediamo è quella di dare a tutti una opportunità di impegno nel terzo settore, perché anche il pensionato possa continuare ad essere utile alla società. Il ‘’servizio civile’’ per gli anziani è una proposta di legge a cui abbiamo contribuito, la consideriamo una cosa positiva e che non costituisce alcuna competizione col servizio civile dei giovani.
Mi tolga solo un’ultima curiosità: la confederazione, ma anche la vostra base, come l’hanno presa questa campagna così innovativa?
L’hanno presa benissimo: tutta la Cisl è al nostro fianco, a partire dalla nostra segretaria generale Daniela Fumarola, che ne è entusiasta. Quanto alla nostra base, le dico solo che una anziana insegnante di religione ci ha detto di essersi iscritta proprio dopo aver visto la famosa foto. Il mondo sta cambiando anzi, è già cambiato: bisogna prenderne atto e mettersi al passo, il sindacato per primo.
Nunzia Penelope

























