Nelle ultime settimane qualcosa a palazzo Chigi è cambiato. Giorgia Meloni ha abbandonato la strategia del tartufo, cui è restata fedele per quasi quattro anni, ed è tornata prepotentemente sotto i riflettori della ribalta. A suggerire alla premier la metamorfosi comunicativa sono stati i sondaggi di inizio maggio. Dati pessimi per l’underdog della Garbatella: Fratelli d’Italia in calo dello 0,7%, La Lega a galleggiare poco sopra il 6%, anche Forza Italia giù di qualche decimale e l’intero centrodestra superato dal campo progressista di quasi due punti. Da qui l’allarme rosso e il cambio di strategia di Meloni. Due conferenze stampa di fila, una serie di punti stampa con lei unica e assoluta protagonista. E il ritorno, dopo un anno, al premier-time del Senato. Dove, a dispetto dei dati demoscopici, la premier ha provato a rilanciare la sua immagine pop e a rivendicare “il forte legame” con il Paese: “Sabato sono andata al supermercato, perché io sto tra la gente. E ho visto tanto affetto attorno al governo…”. Vero? Chissà. L’importante, insegnano i comunicatori bravi, è crederci e farlo credere.
Di certo, dietro la decisione di uscire dalla trincea e di tornare a offrire il petto all’artiglieria nemica, c’è l’amara consapevolezza di Giorgia di essere “una Ferrari che tira una mandria ci ciuchi”. Dove per ciuchi intende l’intera classe dirigente del centrodestra e, in particolare, di Fratelli d’Italia. Quella che Matteo Renzi ha definito, durante il dibattito in Senato, la “famiglia Addams”. E che qualcun altro chiama “armata branca-Meloni” o, per andare sul classico, Circo Barnum.
Effettivamente, in poco meno di quattro anni nelle stanze dei bottoni, la destra non ha fatto annoiare gli appassionati del grottesco. Un rosario continuo di inchieste, scandali, gaffe, hanno macellato l’immagine del governo e della maggioranza. Si va dalle peripezie boccaccesche Boccia-Sangiuliano, ai guai giudiziari della ministra Daniela Santanché e del sottosegretario Andrea Delmastro scoperto a cucinare bistecche assieme a un camorrista. Si prosegue con l’impiccio del torturatore libico Almasri liberato a rispedito a casa con un volo di Stato; gli inghippi della “zarina” Giusi Bartolozzi al ministero della Giustizia, i continui harakiri a base di spritz del Guardasigilli Carlo Nordio. Per non parlare di Ignazio La Russa, il presidente del Senato ormai recordman di battute fuori luogo (l’ultima, venerdì, su un “triangolo” con Maria Stella Germini e Maria Carfagna: “Faremo una seduta a tre e non sarà male…”) o della guerra in Laguna sulla Biennale tra Pietrangelo Buttafuoco e il ministro della Cultura Alessandro Giuli. Un altro che non fa annoiare mai. E si potrebbe proseguire all’infinito, mettendoci dentro anche la direttrice d’orchestra “bacchetta nera” Beatrice Venezi e l’altra storia pruriginosa che ha coinvolto il responsabile del Viminale, Matteo Piantedosi, e la signora “prezzemolina” Claudia Conte. Insomma, più che gioie, gli amici a Giorgia hanno portato una valanga di imbarazzi e dolori.
Ebbene, per porre rimedio a tutti questi disastri, per provare a farli dimenticare, Meloni – si diceva – è tornata sul palcoscenico. One woman show. Qualcuno dirà: anche lei però non ha brillato. Pure Giorgia ne ha commessi di strafalcioni. Verissimo. Tant’è che per molti analisti è sua la “colpa” della dolorosissima sconfitta del 23 marzo al referendum sulla giustizia. Andare a dire che i magistrati, in caso di vittoria del “no”, avrebbero liberato “pedofili, stupratori, immigrati illegali” ha fatto imbufalire molti italiani. Quelli che non amano essere presi per il naso. E non sono pochi, visto che i “no” alla riforma sono stati più o meno 15 milioni. E che dire dei centri per migranti in Albania? Un’operazione costosissima (poco meno di un miliardo di euro) e fin qui fallimentare. Oppure dell’imbarazzante corteggiamento a Donald Trump? L’amorevole rapporto si è chiuso (per ora) con una grandinata di insulti del tycoon contro la presunta “pontiera” tra Europa e States. Per non parlare dell’imbarazzante sostegno all’ungherese Viktor Orban, il sabotatore dell’Unione europea, scacciato da Budapest con ignominia.
Eppure, Giorgia deve avere ancora il suo appeal se, come dicono i sondaggi appena sfornati da Youtrend nella super-media settimanale, Fratelli d’Italia dopo la controffensiva mediatica di Meloni hanno ripreso a crescere, il Pd a calare e il centrodestra è tornato alla pari con il campo progressista.
Le somme, però, si tireranno alle elezioni della prossima primavera o del settembre del prossimo anno (la data non è stata ancora decisa). Quando sugli italiani peserà violentemente il peso dell’inflazione e del crollo del potere d’acquisto. Insomma, nel momento della verità potrebbero non bastare gli occhioni azzurri e i capelli d’oro di Giorgia a far dimenticare la famiglia Addams e la crescita della povertà.
Alberto Gentili

























