I lavoratori e le lavoratrici di Arianna Spa, azienda specializzata nella progettazione e produzione di apparecchiature LED per illuminazione stradale, sportiva e industriale con sede a Piove di Sacco (Padova), non ricevono lo stipendio da due mesi. A denunciarlo è la Fiom Cgil di Padova, che segnala anche una situazione di forte incertezza sul futuro occupazionale e produttivo dello stabilimento.
Fondata nel 2009 e successivamente entrata a far parte del gruppo CAREL, l’azienda ha costruito negli anni un know-how nel settore dell’illuminazione. Nel 2022 aveva ottenuto importanti commesse, tra cui una fornitura da 10.000 apparecchi per gallerie commissionata da Autostrade per l’Italia e una richiesta di 500 lampade per l’arredo urbano da parte della città di Roma, raggiungendo una forza lavoro di circa 18 addetti tra produzione, commerciale e marketing.
Nel 2025, dopo l’acquisizione della milanese Tecnolift e il conseguimento di ulteriori commesse è stata annunciata la cessione alla società statunitense Cree Lighting Europe, con sede a Calenzano (Firenze). L’operazione, riferisce il sindacato, era stata presentata come un’occasione di sinergia tra le due realtà e, in prospettiva, anche di possibile trasferimento della produzione verso Padova. Nel corso dell’ultimo anno gli investimenti annunciati non si sarebbero concretizzati e il personale si sarebbe progressivamente ridotto, con i lavoratori rimasti che sarebbero stati chiamati a supplire anche alle attività dell’altra società del gruppo.
“Oggi i lavoratori di Arianna lamentano non solo il mancato pagamento degli stipendi degli ultimi due mesi, ma anche il silenzio della proprietà sulle intenzioni che riguardano l’azienda”, ha dichiarato Dario Verdicchio della Fiom Padova, che segue la vertenza.” I lavoratori meritano rispetto: a loro, che hanno contribuito al valore e al successo dell’impresa, deve essere garantita chiarezza sul futuro. È inaccettabile considerare il lavoro come una merce o adottare un approccio ‘usa e getta’ nei confronti delle persone”.
La situazione resta quindi in sospeso, mentre cresce la preoccupazione tra i dipendenti per la tenuta occupazionale e produttiva dell’azienda.




























