Dall’audizione dell’amministratore delegato di Stellantis, Antonio Filosa, davanti alla Commissione Attività produttive della Camera “non sono emerse novità”. È quanto afferma in una nota Samuele Lodi, segretario nazionale della Fiom-Cgil e responsabile del settore Mobilità.
“Si conferma quindi una situazione ancora molto critica e destinata a rimanere tale. Permangono le incertezze sullo stabilimento di Cassino, per il quale non esiste ancora un progetto definito; su Termoli, che ha perso la gigafactory con una semplice comunicazione da parte di Acc; e su Modena, ormai svuotata e ancora priva di una prospettiva chiara”, dichiara Lodi.
“A livello generale – prosegue – è grave l’abbandono del progetto per la produzione di batterie, giustificato con l’elevato costo dell’energia nel nostro Paese. Preoccupa inoltre la situazione dei marchi Maserati e Alfa Romeo, che necessitano di un deciso piano di rilancio”.
Secondo il dirigente sindacale, restano insufficienti anche i volumi produttivi di Mirafiori, dove sarebbero necessarie una seconda linea di assemblaggio e almeno un nuovo modello. “A Pomigliano, alla prospettiva positiva rappresentata dall’arrivo di due e-car dal 2028, si accompagna l’incertezza su cosa accadrà dopo la fine della produzione della Tonale nel 2027 e della Pandina nel 2030. A Melfi, i cinque modelli previsti non garantiscono la piena saturazione occupazionale, poiché almeno tre di essi avranno volumi limitati”.
Lodi evidenzia inoltre le incertezze sugli investimenti ad Atessa e la competizione con lo stabilimento gemello polacco, mentre “manca qualsiasi prospettiva futura per Pratola Serra e Verrone, oggi sostenute soltanto da una fase di saturazione produttiva”.
“La richiesta al Parlamento di introdurre maggiore flessibilità occupazionale è paradossale: il livello di flessibilità e precarietà del lavoro nel nostro Paese rappresenta già oggi una vera e propria piaga”, sostiene il segretario della Fiom. “È sempre più evidente che Stellantis stia spostando il proprio baricentro verso gli Stati Uniti e, per il resto del mondo, verso il Nord Africa, aree nelle quali si concentrano investimenti e produzioni”.
“In Italia, invece, si continua a soffrire. Le lavoratrici e i lavoratori continueranno a subire le conseguenze di un massiccio ricorso agli ammortizzatori sociali, che consente a Stellantis di sostenere che non vi saranno chiusure di stabilimenti. Tuttavia, quando la cassa integrazione diventa strutturale, il prezzo lo pagano i lavoratori”.
Per la Fiom è quindi necessario un confronto diretto con il nuovo amministratore delegato del gruppo. “Serve un incontro tra Filosa e le organizzazioni sindacali. Inoltre, la Presidenza del Consiglio deve aprire un tavolo a Palazzo Chigi. La situazione dell’automotive in Italia è estremamente grave e non può essere affrontata attraverso il tavolo automotive del Mimit, che si è trasformato in un esercizio di narrazione distante dalla realtà”, conclude Lodi.

























