Imprenditori e sindacati stanno trattando i termini di un nuovo accordo generale sui temi della rappresentanza e della contrattazione. Le maggiori associazioni datoriali e Cgil, Cisl e Uil. Non l’Ugl. Paolo Capone, segretario generale di questa confederazione, afferma che non ci sono motivi validi per questa esclusione.
Capone, perché la sua confederazione non ha partecipato al confronto in atto tra le parti sociali sui temi della rappresentanza e della contrattazione?
Avremmo partecipato volentieri a questo confronto, ma non siamo stati invitati. E quando ci siamo fatti avanti hanno respinto le nostre richieste.
Perché?
Noi non lo capiamo. Anche perché quando il Cnel ha provveduto al riordino dei contratti nazionali, operazione meritoria, ha riconosciuto che Cgil, Cisl, Uil, Ugl e Confsal sono le cinque organizzazioni sindacali che hanno sottoscritto contratti nazionali con piena dignità, puliti. Certo, noi abbiamo firmato solo il 30, 40% di questi contratti, mentre Cgil, Cisl e Uil li hanno sottoscritti tutti, ma siamo a tutti gli effetti degni di dire la nostra.
Insomma, avreste partecipato volentieri.
Sì, e lo abbiamo anche detto esplicitamente. Ma è scattata la solita conventio ad excludendum. Peccato perché l’apporto di tutti avrebbe consentito una maggiore copertura. E poi se ci si sente partecipi di un sistema di rappresentanza non si va a cercarne un altro. Il sistema si sarebbe rafforzato.
Il confronto però è ancora aperto.
Quel primo documento è certamente da rifinire, e va cercato l’accordo con le parti datoriali. Se fossimo coinvolti noi saremmo pienamente disponibili.
Ha pesato la polemica dei mesi scorsi per il contratto dei rider?
Forse sì, ma noi siamo stati sempre molto chiari. A Pier Paolo Bombardieri che polemicamente mi aveva detto che lui non firma contratti pirata io ho risposto che nemmeno la Ugl firma contratti pirata. E che quello dei rider non è un contratto pirata, anche perché noi rappresentiamo il 94% della categoria.
Capone, ma c’è stata una regressione nei rapporti all’interno del sindacato? Mi ricordo che una quindicina di anni fa era avvenuto un disgelo, anche la Cgil affermava che ormai le confederazioni sindacali erano quattro. Poi cosa è successo? Perché vi siete allontanati di nuovo?
Bisognerebbe chiederlo a loro. Fino all’accordo interconfederale del 2014, quello che portò al Testo unico, noi abbiamo firmato tutte le diverse intese che sono state raggiunte al livello interconfederale. Ma sia chiaro, solo firmato, non volevamo ridiscutere le clausole degli accordi, ma da quella data l’interlocuzione è finita. Il Patto della fabbrica non lo abbiamo potuto sottoscrivere. Lo abbiamo chiesto anche direttamente a Confindustria, che ci ha detto di no. Eppure noi volevamo solo firmare il documento, essere nelle regole che loro avevano sancito. Ma non è stato possibile.
Lei si spiega il motivo di questo irrigidimento?
Non lo so. Forse ha pesato un rafforzamento della linea ideologica della Cgil. Con la Cisl non abbiamo avuto problemi, ci siamo confrontati su tanti temi, soprattutto su quello della partecipazione, a noi molto caro.
Se andaste al confronto avreste delle idee da proporre?
Vorremmo che sul tema della rappresentanza si distinguesse il dato nazionale da quello aziendale. Perché è giusto stabilire una quota di rappresentatività necessaria per partecipare alla trattativa per il rinnovo di un contratto nazionale. Ma se si deve negoziare il rinnovo di un contratto aziendale io credo che debba poter prendere parte a quella trattativa un sindacato che, anche se debole sul tratto nazionale, abbia invece un’alta rappresentatività nell’ambito di quella specifica azienda. Sarebbe più equo. Migliorerebbe il rapporto tra il sindacato e i lavoratori.
Un rapporto in crisi, a suo avviso?
La verità è che la società cambia, si evolve, il sindacato è o appare fermo. Anche sui nomi. Quando c’è stato il rimescolamento dei partiti, mi sarei aspettato che qualcosa accadesse nel sindacato. Ma non è stato così. Solo noi abbiamo cambiato nome, per rispondere a un ampliamento della base associativa. Gli altri sindacati sono rimasti con le vecchie denominazioni. Penso che il sindacato sia una struttura conservatrice, un po’ ferma.
Massimo Mascini


























