Imprenditori e sindacati stanno trattando i termini di un nuovo accordo generale sui temi della rappresentanza e della contrattazione. Le maggiori associazioni datoriali con Cgil, Cisl e Uil. Ma non con l’Ugl. Paolo Capone, segretario generale della confederazione, afferma che non ci sono motivi validi per questa esclusione.
Capone, perché la sua confederazione non ha partecipato al confronto in atto tra le parti sociali sui temi della rappresentanza e della contrattazione?
Avremmo partecipato volentieri a questo confronto, anche perché il pluralismo per l’Ugl è un valore assoluto. Per altri evidentemente non è così.
Perché?
Noi non lo capiamo. Anche alla luce del fatto che il Cnel ha certificato, nella meritoria opera di riordino dei contratti collettivi nazionali, che Cgil, Cisl, Uil, Ugl e Confsal sono le cinque confederazioni sindacali che hanno sottoscritto contratti nazionali con piena dignità.
Insomma, avreste partecipato volentieri.
Sì, e lo abbiamo anche detto esplicitamente. Ma è scattata la solita conventio ad excludendum. Peccato perché l’apporto di tutti avrebbe consentito una maggiore condivisione. Il dibattito sulla rappresentanza è un tema centrale da molto tempo e su questo argomento bisogna garantire la effettiva rappresentatività, coniugandola con il diritto costituzionale dell’art. 39 che sancisce che i lavoratori hanno diritto di costituire sindacati ed aderirvi senza subire imposizioni o discriminazioni.
Il confronto però è ancora aperto.
Quel primo documento è certamente da rifinire, e va cercato l’accordo con le parti datoriali. Il percorso è ancora lungo e noi disponibili.
Ha pesato la polemica dei mesi scorsi per il contratto dei rider?
Forse sì, ma noi siamo stati sempre molto chiari. A Pier Paolo Bombardieri che polemicamente mi aveva detto che lui non firma contratti pirata io ho risposto che nemmeno la Ugl firma contratti pirata. E che quello dei rider non è un contratto pirata, anche perché noi rappresentiamo la stragrande maggioranza della categoria.
Capone, ma c’è stata una regressione nei rapporti all’interno del sindacato? Mi ricordo che una quindicina di anni fa era avvenuto un disgelo, anche la Cgil affermava che ormai le confederazioni sindacali erano quattro. Poi cosa è successo? Perché vi siete allontanati di nuovo?
Non ci siamo allontanati, è che cambiano i periodi storici e cambiano gli interpreti. Forse aver rivendicato negli ultimi anni che lo strumento della partecipazione dei lavoratori alla gestione delle imprese, tema identitario per la Cisnal prima e per Ugl poi, deve aver dato un po’ fastidio. Credo che alcune organizzazioni sindacali leggono il presente con una lente d’ingrandimento puntata verso il passato e questo non aiuta.
Lei si spiega il motivo di questo irrigidimento?
Non lo so. Forse ha pesato un rafforzamento della linea ideologica della Cgil. Con la Cisl non abbiamo avuto problemi, ci siamo confrontati su tanti temi, soprattutto su quello della partecipazione, a noi molto caro, come ho già detto.
Se Ugl partecipasse al confronto, avreste delle idee da proporre?
Vorremmo che sul tema della rappresentanza si distinguesse il livello nazionale da quello aziendale. Perché è giusto stabilire una quota di rappresentatività necessaria per partecipare alla trattativa per il rinnovo di un contratto collettivo nazionale. Ma se si deve negoziare il rinnovo di accordi o contratti aziendali, io credo che debba poter prendere parte a quella trattativa qualunque sindacato che, anche se non rappresentativo a livello nazionale, in quell’aria contrattuale abbia invece un’alta rappresentatività nell’ambito di quella specifica azienda. Sarebbe più equo. Migliorerebbe il rapporto tra il sindacato e i lavoratori.
Un rapporto in crisi, a suo avviso?
La verità è che la società cambia, si evolve, il sindacato è o appare fermo. Anche sui nomi. Quando i partiti hanno cambiato nome, alla fine del secolo scorso, mi sarei aspettato che qualcosa di simile potesse accadere nel sindacato. Noi lo abbiamo fatto. L’Ugl è l’evoluzione della Cisnal. Stessi valori nuova linfa. Penso che i sindacati vengano percepiti come strutture conservatrici, ferme.
Massimo Mascini


























