Due lavoratori sono morti nel giro di poche ore nel Nord Italia, mentre il Paese è alle prese con un’ondata di caldo eccezionale. In entrambi i casi le cause del decesso sono ancora al vaglio degli investigatori, che dovranno accertare l’eventuale correlazione tra i malori e le elevate temperature.
Il primo episodio si è verificato nel Mantovano. Un bracciante agricolo marocchino di 55 anni, Haddad Taher, è morto mentre era impegnato nella raccolta delle angurie nei campi di un’azienda agricola di Magnacavallo, nel territorio di Borgocarbonara. L’uomo si è improvvisamente accasciato durante il lavoro e, nonostante il tempestivo intervento dei colleghi e dei sanitari del 118, ogni tentativo di rianimazione si è rivelato vano. I carabinieri e i tecnici del servizio di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro dell’Ats Val Padana hanno avviato gli accertamenti per ricostruire l’accaduto e verificare se il malore possa essere stato favorito dalle condizioni climatiche.
Poche ore dopo, un altro lavoratore ha perso la vita in Veneto. Un operaio di 59 anni, dipendente della Smurfit Kappa Italia di Ponte della Priula, nel comune di Susegana (Treviso), è morto dopo essere stato colto da un malore al termine del turno di lavoro. L’uomo è stato trovato privo di sensi all’esterno dello stabilimento, mentre si apprestava a rientrare a casa. Inutili i soccorsi del Suem 118. Anche in questo caso saranno gli accertamenti dello Spisal e delle autorità competenti a chiarire le cause del decesso e ad accertare l’eventuale correlazione con le elevate temperature registrate in questi giorni.
I due episodi hanno riacceso il dibattito sulla tutela della salute dei lavoratori durante le ondate di calore.
«Sicuramente non vogliamo creare psicosi e non abbiamo certezze, ma è difficile non collegare l’ennesima morte sul lavoro in Veneto, a Susegana, all’eccezionale situazione climatica», afferma il segretario generale della Uil Veneto, Roberto Toigo. «Sono testimone di molti casi in cui le aziende stanno rimodulando gli orari di lavoro, con turni che cominciano alle 5 del mattino, per sfuggire alla morsa delle ore più calde. Ma tanto, troppo sfugge alle ordinanze e al buon senso. Il prezzo da pagare però sta diventando altissimo e intollerabile».
Sulla vicenda di Susegana è intervenuta anche la Cisl Belluno Treviso. «È doveroso attendere che gli organi competenti chiariscano le cause del decesso e accertino se vi sia una correlazione tra le condizioni climatiche in cui il lavoratore ha svolto il proprio turno e il malore che lo ha colpito», ha dichiarato il reggente Massimiliano Paglini, chiedendo al tempo stesso misure più efficaci per proteggere i lavoratori esposti al caldo estremo e un rafforzamento dei controlli sull’applicazione delle ordinanze regionali.
Dal mantovano arriva anche l’allarme della Cgil. Il segretario generale Michele Orezzi parla di una situazione «drammatica», ricordando che, secondo il sindacato, dall’inizio dell’emergenza caldo nel territorio si contano già tre lavoratori morti – uno dei quali in itinere – e un altro ricoverato in coma dopo un malore. Per la Cgil non si tratta di episodi isolati, ma del risultato dell’intreccio tra cambiamento climatico, insufficiente prevenzione e fenomeni di sfruttamento del lavoro agricolo. Il sindacato denuncia inoltre controlli ancora insufficienti sull’applicazione delle ordinanze contro il caldo e richiama l’attenzione sulla particolare esposizione dei lavoratori migranti, spesso impiegati nelle attività agricole più pesanti.




























