Attività economica in rallentamento a maggio, soprattutto nell’industria e nei servizi, ma le grandi imprese guardano ai prossimi mesi con aspettative di produzione sostanzialmente stabili. È il quadro che emerge dalle analisi diffuse dal Centro Studi Confindustria, che da un lato monitora l’andamento dell’economia attraverso l’indice RTT basato sulle fatture elettroniche e, dall’altro, rileva il sentiment delle grandi aziende industriali.
L’indice RTT (Real Time Turnover), elaborato dal Centro Studi Confindustria insieme a TeamSystem su un campione di circa 200 mila imprese, registra a maggio una flessione dello 0,4%. A determinare il calo sono soprattutto l’industria (-2,5%) e i servizi (-1,6%), mentre nelle costruzioni la contrazione è più contenuta (-0,3%).
Nonostante il rallentamento mensile, la variazione acquisita per il secondo trimestre resta positiva grazie all’andamento dei servizi e delle costruzioni, mentre diventa negativa per il comparto industriale.
Sul fronte delle aspettative, l’indagine rapida condotta tra le grandi imprese industriali associate a Confindustria evidenzia un quadro sostanzialmente stabile. Quasi la metà delle aziende (47,3%) prevede una produzione invariata nei prossimi mesi, mentre il 43,9% si attende un aumento, in linea con la rilevazione precedente. Scende invece all’8,8% la quota di chi prevede una diminuzione della produzione.
Domanda e ordini continuano a rappresentare i principali fattori di sostegno all’attività produttiva e torna positivo anche il giudizio sulla disponibilità degli impianti. Restano invece elementi di criticità i costi di produzione, la disponibilità di materiali e le condizioni finanziarie, mentre peggiora anche la valutazione sulla disponibilità di manodopera.
Particolare preoccupazione suscita inoltre il quadro geopolitico. Secondo l’indagine, le tensioni in Medio Oriente stanno già incidendo sui costi delle imprese, soprattutto attraverso il rincaro delle materie prime energetiche, indicato come principale criticità dal 28,2% degli intervistati. Seguono l’aumento dei costi di trasporto, logistica e assicurazioni (21,4%) e il rincaro delle materie prime non energetiche.
Se il conflitto dovesse protrarsi, le imprese temono soprattutto un ulteriore incremento dei costi di trasporto e assicurazione, nuovi rincari delle materie prime e possibili ostacoli alle esportazioni verso i Paesi coinvolti, fattori che rischierebbero di compromettere ulteriormente la competitività del sistema produttivo italiano.




























