Uno 27 anni, l’altro 65, uno appena avviato al lavoro, l’altro a un passo dalla pensione, ma stessa tragica fine per Florian Cani, operaio di 27 anni, morto è dopo quattro giorni di agonia a causa di un grave incidente sul lavoro avvenuto il 26 giugno in un cantiere di DueCarrare, Padova, e Jelenko Grumic, muratore di sessantacinquenne rimasto gravemente ferito in un incidente sul lavoro avvenuto lo scorso 11 giugno in un cantiere di Longare, Vicenza, e morto dopo venti giorni in terapia intensiva.
Cani era un dipendente della Fratelli Nikja Srl, impresa che operava in subappalto per Circet Italia nei lavori di manutenzione della rete di telecomunicazioni , era stato colpito alla testa dal crollo di un palo durante un intervento in via Gorghizzolo. Ricoverato in condizioni disperate all’ospedale di Padova, non ha mai ripreso conoscenza. Sulla dinamica dell’incidente sono in corso gli accertamenti dei carabinieri e dello Spisal dell’Ulss 6 Euganea. Alla notizia del decesso, alla sede padovana di Circet Italia si è svolto uno sciopero di un’ora proclamato dalla Fiom Cgil Padova insieme alle Rsu aziendali, accompagnato da un’assemblea sindacale che ha registrato, secondo l’organizzazione, un’alta adesione da parte dei lavoratori.
Per il segretario generale della Fiom Cgil Padova, Michele Iandiorio, la mobilitazione rappresenta «una risposta immediata e visibile a una tragedia che non può e non deve essere derubricata a mera fatalità». «Non si può morire a ventisette anni di lavoro, colpiti alla testa dal crollo di un palo in un cantiere mentre si sta compiendo il proprio dovere quotidiano», afferma Iandiorio, secondo il quale l’incidente ripropone «con brutale chiarezza» le criticità che caratterizzano il sistema degli appalti e dei subappalti, dove «la frammentazione dei controlli e la costante spinta alla riduzione dei tempi e dei costi finiscono troppo spesso per scaricarsi sulla sicurezza di chi opera sul campo».
«Nessuno si sente al sicuro», sostiene Iandiorio, che parla di «profonda frustrazione e rabbia» tra i lavoratori, ricordando come nell’area di Padova si siano registrati tre decessi sul lavoro nell’arco di dieci giorni.
Quanto a Jelenko Grumic, secondo la ricostruzione dei fatti sarebbe stato colpito alle spalle da una pesante bobina movimentata con un muletto e precipitata durante le operazioni di spostamento. La Procura di Vicenza ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo per accertare eventuali responsabilità. Residente a Barbarano Mossano, di origini bosniache, Grumic viveva da molti anni nel Vicentino. Storico iscritto alla Fillea Cgil, lascia la moglie e due figli.
«Jelenko era un muratore esperto e un nostro iscritto storico – afferma il segretario generale della Fillea Cgil di Vicenza, Riccardo Martin –. Solo poche settimane fa avevamo verificato insieme la sua posizione previdenziale: gli mancava circa un anno alla pensione. È inaccettabile che si possa perdere la vita a 65 anni dopo una vita di lavoro pesante. L’edilizia continua a essere uno dei settori dove si muore troppo e troppo spesso. Servono organizzazione del lavoro, formazione, controlli costanti e responsabilità da parte di tutti».Martin sottolinea anche come, secondo le testimonianze raccolte dopo l’incidente, sarebbe mancata la vicinanza dell’azienda alla famiglia e ai colleghi del lavoratore.
Per il segretario generale della Cgil di Vicenza, Giancarlo Puggioni, la morte di Grumic «non è solo una tragedia che colpisce una famiglia, ma l’ennesimo segnale di un problema strutturale che il Paese continua a non affrontare con la necessaria determinazione». Il sindacato chiede maggiori investimenti nella prevenzione, controlli più efficaci, formazione continua e un’organizzazione del lavoro che metta «davvero al primo posto la salute delle persone».
La Fillea Cgil di Vicenza ha annunciato per lunedì pomeriggio un momento di raccoglimento con i colleghi di Jelenko Grumic per ricordare il lavoratore e rinnovare l’impegno del sindacato per la sicurezza nei cantieri.






















