Pierpaolo Bombardieri è passato a destra, dove ha raggiunto la Cisl di Daniela Fumarola. Maurizio Landini è rimasto solo a sinistra e per questo si è alleato o si alleerà presto con i sindacati dell’estrema sinistra. Affermazioni di questo tenore hanno invaso i quotidiani nei giorni scorsi, durante e subito dopo il congresso della Uil. Una brutta abitudine della stampa nazionale, che tende a leggere gli avvenimenti sindacali, o sociali in genere, con gli occhi della politica. La politica risulta essere l’unica lente di ingrandimento, anche se fallace e comunque estranea alle dinamiche sindacali. Come le affermazioni sul futuro del segretario generale della Cgil. Tutti i giornali si chiedono di quale partito diverrà leader appena lascerà il sindacato, e le congetture erano già fioccate ancora prima che diventasse segretario della Cgil.
Il fatto è che politica e sindacato sono due mondi che ovviamente hanno mille punti di contatto, ma sono ben distanti tra loro. Non è stato sempre così. Il sindacato rinasce nel 1944 dopo l’oscuramento fascista per precisa volontà dei partiti politici. Il Patto di Roma fu firmato da democristiani, socialisti e comunisti e portò alla nascita della Cgil. Che poi si divise perché i tre partiti si erano allontanati e nacquero così la Cisl e la Uil, anche queste connotate in modo abbastanza nitido politicamente, meno la Cisl, più la Uil, mentre la Cgil rimaneva il sindacato di comunisti e socialisti.
Questa realtà durò per anni, tanto che dirigenti della Cgil e della Uil sono stati a lungo negli organismi direttivi dei partiti di sinistra. E sia la Cgil che la Uil erano guidate da componenti politiche interne. In Cgil c’erano la componente comunista e quella socialista, e chi non si riconosceva in quei due partiti faceva parte della Terza componente, si chiamava proprio così e aveva un ruolo non indifferente nella gestione della confederazione. Poi tutto ciò finì, per gradi e con molte difficoltà, e i sindacati si sono completamente affrancati dai partiti politici. Ragionano in modo completamente diverso, seguono i propri valori, sono influenzati dalle proprie tradizioni e dai propri modi di governarsi. Hanno in definitiva acquisito una autonomia netta dalla politica.
Ne fanno fede alcuni accadimenti degli anni passati. Come quando il segretario generale della Cisl Sergio D’Antoni, al termine della sua segreteria, decise di fondare un partito. Era molto amato dal popolo cislino ed era certo che gli iscritti lo avrebbe seguito con entusiasmo anche nella nuova avventura politica. Ma i dirigenti cislini tenevano alla propria autonomia, gli dissero che avrebbero vagliato con attenzione le proposte di D’Antoni, lo promisero e lo fecero, ma poi non lo appoggiarono.
O come accadde a Sergio Cofferati che alla fine degli anni 90 volle schierare la Cgil nella battaglia in vista di un congresso del Pds, l’erede del Pci. Gli iscritti al partito erano circa 700mila, gli iscritti alla Cgil oltre cinque milioni, ma, a dispetto delle cifre, la parte sostenuta dalla Cgil, quella chiamata Correntone, perse la partita congressuale. Semplicemente perché i dirigenti e gli iscritti alla Cgil ritennero più importante mantenere la propria autonomia.
E allora anche le vicende di questi nostri anni andrebbero lette in maniera differente, con maggior rispetto dei protagonisti. Pierpaolo Bombardieri non si è schierato con i Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni, ha letto nelle parole della premier un’apertura verso le tesi che la Uil sostiene da tempo e si è comportato di conseguenza, sostenendo che avrebbe vagliato con attenzione le future decisioni dei partiti e del governo. E lo stesso vale per la Cisl di Daniela Fumarola, che, a dispetto di quanto possano attribuirle, non ha mai sposato un partito politico, si è limitata a prendere atto dei mutamenti del quadro sociale e ne ha tratto la decisione di andare a un coraggioso dialogo con gli altri sindacati e con le associazioni datoriali. Un dialogo che potrebbe portare, come tutti suspicano, a un grande patto sociale. Nessuna abiura, nessun capovolgimento, ma decisioni prese sulla base della convenienza e della coerenza nei confronti della politica. Nel rispetto dei valori fondativi di ciascuna organizzazione.
Massimo Mascini



























