«In Italia siamo destinati ad avere meno pannolini e più pannoloni». L’amara ironia del segretario generale della Uil Pensionati, Carmelo Barbagallo, descrive in maniera plastica l’immagine di un paese in piena crisi demografica. Questo, però, non sottintende che la popolazione anziana debba essere considerata come un serbatoio a cui attingere in mancanza di altre fonti di risorse. Semmai, il contrario: bisogna valorizzare gli anziani, avere cura della loro previdenza e prendere coscienza una volta per tutte che rappresentano un pilastro per la tenuta del Paese. In un’Italia in cui l’allungamento dell’aspettativa di vita e la denatalità stanno progressivamente ridisegnando gli equilibri demografici, i 16 milioni di pensionati sono una componente sempre più centrale della società e dell’economia. Una realtà sulla quale occorre investire, non fare cassa.
È da questa impostazione che la Uil Pensionati ha rilanciato, nel convegno nazionale «Abbassare le tasse ai pensionati: una questione di giustizia» all’Hotel Quirinale di Roma, la richiesta di un intervento strutturale sul sistema fiscale e sulla rivalutazione degli assegni. E lo fa alla presenza di un parterre politico a cui affidare la voce dei pensionati italiani da portare in Parlamento come monito. Siamo in piena manovra e la battaglia del sindacato va ben oltre le scelte dell’attuale esecutivo e piuttosto affonda le radici in una lunga stagione di interventi sulla perequazione: dal 2012 a oggi, ricorda il segretario nazionale Domenico Proietti nella sua relazione, le regole per adeguare le pensioni all’inflazione sono cambiate ben 15 volte.
Il risultato è una progressiva erosione del potere d’acquisto, i cui effetti si trascinano nel tempo. I numeri dello studio della Uilp restituiscono la dimensione del fenomeno. Una pensione di 2.256,21 euro lordi mensili nel 2014 avrebbe dovuto raggiungere nel 2024 i 2.684,37 euro, se fosse stata rivalutata integralmente in base all’inflazione. Si è invece fermata a 2.615,40 euro. La perdita complessivamente accumulata nel decennio è stata di 2.067,48 euro. Per una pensione iniziale di 3.500 euro lordi, il mancato recupero del potere d’acquisto nello stesso periodo arriva a 9.619,74 euro. Francesco Mari, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra, ha ricordato che in 35 anni pensioni e retribuzioni hanno perso quasi il 40% del loro potere d’acquisto, richiamando la definizione di Luigi Einaudi dell’inflazione come “tassa sulla povertà”.
Su questo impoverimento si innesta ora il nuovo intervento previsto dal disegno di legge di Bilancio 2027, che costituisce il fronte più immediato dello scontro anche all’interno della stessa maggioranza. Il testo introduce solo per il prossimo anno un sistema di rivalutazione articolato in sei fasce: il 100% dell’inflazione fino a quattro volte il trattamento minimo, l’85% tra quattro e cinque volte, il 53% tra cinque e sei, il 47% tra sei e otto, il 37% tra otto e dieci e il 32% oltre dieci volte il minimo. La modifica più contestata, però, consiste nell’applicazione della percentuale corrispondente alla fascia di appartenenza all’intero importo della pensione, anziché alle singole quote come avviene con il sistema per scaglioni attualmente in vigore. Le simulazioni della Uilp, elaborate ipotizzando un’inflazione del 3%, quantificano il minor aumento annuo rispetto al mantenimento del sistema per scaglioni in 144,17 euro per una pensione di 2.500 euro lordi mensili, 153,92 euro per una da 3.000 e 574,73 euro per un assegno da 3.500 euro. La penalizzazione sale a 711,23 euro per una pensione di 4.000 euro, a 1.015,43 euro per un assegno da 5.000 e arriva a 1.314,17 euro per uno da 6.200 euro.
Una stretta consistente, dunque, che nel suo intervento la sottosegretaria all’Economia Sandra Savino ha “giustificato” ricordando che il provvedimento non è ancora definitivo e che il confronto parlamentare potrà recepire osservazioni e modifiche. Il problema, tuttavia, resta quello delle risorse disponibili, con una coperta che anche quest’anno è piuttosto corta. Una spiegazione che non convince il sindacato, per il quale la rivalutazione non è un beneficio aggiuntivo né una concessione, ma un meccanismo necessario a conservare il valore di un reddito costruito attraverso anni di lavoro e contribuzione. Anche perché, osserva Barbagallo, non si tratta certo di pensioni d’oro, quanto piuttosto di «contribuenti d’oro».
Il problema, tuttavia, investe anche il sistema fiscale. Proietti richiama innanzitutto il peso dell’evasione, definita «il male assoluto». Le ultime stime disponibili, riferite al 2023, quantificano in circa 100 miliardi di euro le mancate entrate tributarie, cui si aggiungono quelle contributive. È una sottrazione di risorse che ha anche un effetto distributivo: a sostenere il peso del prelievo sono soprattutto coloro che non possono sottrarsi alla trattenuta alla fonte, lavoratori dipendenti e pensionati.
Un quadro sul quale si è soffermato anche Mauro Marè, professore ordinario di Scienza delle Finanze alla Luiss. I lavoratori dipendenti e pensionati rappresentano insieme il 91,1% dei contribuenti e versano l’84,8% dell’imposta. A pesare è anche la frammentazione del sistema fiscale: accanto all’Irpef progressiva convivono regimi sostitutivi e tassazioni agevolate, che sottraggono quote di reddito alla struttura ordinaria dell’imposta. È il caso, tra gli altri, della flat tax, che per i contribuenti in regime forfettario sostituisce l’Irpef e le relative addizionali regionali e comunali. Il risultato, nell’analisi di Marè, è un progressivo indebolimento dell’equità orizzontale in violanzione dei principi di capacità contributiva e progressività sanciti dall’articolo 53 della Costituzione.
È anche per questo che Proietti rilancia una proposta già avanzata dalla Uil confederale: superare il meccanismo del sostituto d’imposta, facendo ricevere a lavoratori dipendenti e pensionati il lordo della retribuzione e della pensione, così da rendere uguali per tutti le modalità di pagamento delle imposte. Una proposta che il sindacato lega alla necessità di ristabilire un rapporto più equilibrato tra diritti e doveri fiscali. Sul fiscal drag è intervenuto anche Antonio Misiani, vicepresidente della Commissione Bilancio del Senato per il Pd, chiedendo che venga restituito integralmente il maggior prelievo determinato dall’aumento dei redditi nominali in assenza di un adeguamento corrispondente di scaglioni e detrazioni. Per il senatore, la manovra si affida a misure frammentarie, anche di carattere elettorale, senza affrontare con scelte strutturali i nodi della crescita. Una critica che si colloca in una congiuntura economica debole: secondo l’ultima stima Istat, nel terzo trimestre del 2026 il Pil è rimasto fermo rispetto ai tre mesi precedenti, pur registrando una crescita tendenziale dello 0,8%.
A partire da questo insieme di squilibri la Uil Pensionati costruisce cinque proposte. La prima è l’estensione della no tax area dagli attuali 8.500 a 10mila euro. La seconda riguarda il rafforzamento delle detrazioni fiscali: eliminare la franchigia di 129,11 euro sulle spese sanitarie e portare dal 19 al 25% la percentuale detraibile, consentendo il recupero sin dal primo euro speso; riconoscere la detraibilità totale delle prestazioni sanitarie con finalità preventive, come gli screening oncologici; introdurre detrazioni del 50% per i servizi alle famiglie, favorendo così anche l’emersione del lavoro irregolare. La terza proposta è la riduzione delle addizionali regionali e comunali, con particolare attenzione ai redditi bassi e medi e senza compromettere la qualità e l’accessibilità dei servizi locali. La quarta punta ad ampliare la platea della quattordicesima, estendendola alle pensioni fino a 1.500 euro, e ad aumentarne di almeno il 25% l’importo per chi già la percepisce, con particolare riguardo agli assegni più bassi. La quinta, infine, chiede la piena rivalutazione di tutte le pensioni e l’introduzione di un paniere Istat più rappresentativo dei consumi delle persone anziane, che costituiscono ormai circa un quarto della popolazione.
Nelle conclusioni, il segretario generale della Uil PierPaolo Bombardieri ha ricondotto le diverse rivendicazioni a un principio: «I pensionati non chiedono privilegi». Le pensioni sono il risultato di anni di lavoro e contributi versati, sulla base di regole che non possono essere cambiate a ogni avvicendamento politico. Le risorse vanno cercate dove ci sono, a partire dai profitti delle grandi imprese che stanno beneficiando dell’attuale congiuntura (come quelle del comparto bellico ed energetico), non continuando a fare cassa sui redditi previdenziali come variabile di aggiustamento dei conti pubblici. Anche la rivalutazione, in questo senso, non è un privilegio, ma un diritto.
La difesa delle pensioni non può diventare una contrapposizione tra generazioni, quanto piuttosto un patto tra di esse. Ai giovani, ha aggiunto Bombardieri, non servono misure simboliche come il fondo da 100 euro l’anno per ogni nuovo nato fino al compimento della maggiore età: servono piuttosto prospettive previdenziali concrete, a partire da una pensione di garanzia per chi entra tardi e con percorsi discontinui nel mercato del lavoro. Perché un assegno equo passa per un lavoro dignitoso. E proprio su lavoro e contrattazione che è in corso un altro passaggio decisivo: la trattativa in corso su contratti e rappresentanza, che la confederazione considera un percorso necessario per costruire un’Italia più giusta, capace di non lasciare indietro nessuno.
È in questo quadro che Bombardieri ha rivendicato anche l’autonomia della Uil, la libertà di esprimere giudizi sulle scelte del Governo senza condizionamenti e la decisione di puntare su una mobilitazione capillare nei territori. Un passaggio che contiene anche una stoccata alle diverse strategie sindacali, ma soprattutto una rivendicazione di metodo: «Non ci facciamo condizionare da nessuno», perché ogni scelta va valutata sul merito delle cose. Il confronto sulla manovra, insomma, resta aperto. E il criterio con cui la Uil chiede di giudicarla non è soltanto quello della sostenibilità dei conti, ma anche quello della giustizia sociale. Le persone invecchiano, la dignità no.
Elettra Raffaela Melucci



























